Alessandro Sannini
La nota
8 Settembre Set 2013 0206 08 settembre 2013

America's Cup,Vecchia brocca tra modernità e tradizione

Una pausa dall'argomento Minibond, ci sta davvero. Oggi è iniziata l'America's Cup. In Italia se ne parla davvero poco, questa edizione credo che sia stata quella con meno tifo popolare degli ultimi trantanni. Nessuna delle Tv tradizionali ha pensato bene di seguire l'evento, l'unico modo di vederla è in streaming. Sono anche in un orario buono rispetto alle notturne di San Diego ,Auckland o Valencia durante la giornata. Non posso esimermi, visto che l'ambiente del più vecchio trofeo sportivo del mondo lo conosco bene e l'ho seguito da vicino di comment are e di esprirmere qualche idea seguendo i commenti di Antonio Vettese sul suo The Sailing Times e leggendo l'intervista di Cino Ricci, con il quale qualche anno fa ne abbiamo parlato davvero a lungo di America's Cup. Il mondo cambia ed ho sotto mano un libro molto interessante di Dennis Conner intitolato l'Arte di Vincere che descrive in maniera estesa come l'organizzazione di una campagna di Coppa America abbia delle componenti vicine a quelle di un'azienda multinazionale molto competiva , con una squadra di Formula 1 con la difficoltà addizionale di un impegno protratto per più anni quindi con una pianificazione imponente, un vero e proprio tritacarne per le persone coinvolte. Questa America's Cup dal punto di vista dell'evento è stata un vero e proprio flop .Dei quindici team che avrebbero dovuto partecipare, solo quattro hanno aderito alla gara. Un marinaio è morto a maggio (faceva parte del team Artemis, la barca si è capovolta sulla Baia). Oracle è stata penalizzata di due punti e i suoi uomini migliori espulsi dalla competizione: è stata la sanzione più severa emessa in 162 anni di storia. Oracle, espressione della città e dell'impero di tecnologia più solido della Silicon Valley, ha perso la faccia. E tanti soldi. "L'evento nautico più fallimentare mai visto dopo il Titanic", ha analizzato il San Francisco Chronicle. Il dibattito si sposta sugli aspetti sportivi e sulle barche. Tenendo presente che la differenza tra un catamarano ed un monoscafo è la stessa che c'è tra gli sci ed uno snowboard. Iniziano già chiacchiere, commenti ed idee sul futuro della competizione. La Coppa America, deve tornare, in tutta onestà alla sua tradizione e mi riallaccio proprio al titolo del Sole 24 Ore di Antonio Vettese. In acqua ci sono contrapposti il potere economico di oracle quindi un team quasi umanoide contro i Kiwi Neozelandesi che portano ancora con loro ogni volta che lasciano la base i valori di nazione, squadra e di sfida. A parte tutto credo che un sindacato per l'America's Cup debba essere un buon mix tra denaro, organizzazione e tecnologie. Ulteriormente deve essere un orgoglio nazionale e un depliant ben visibile delle cose migliori che un paese ha da far vedere al mondo. In qualche folder che si usava per gli sponsor pre-2007 la Coppa America era l'evento sportivo più seguito dopo le Olimpiadi. In Italia questa volta abbiamo rinunciato ad avere un altro team, fondamentalmente perchè qualcuno era più impegnato ad accaparrarsi l'evento che a pensare ad un lancio lungo con una visione lungimirante. Cosa succederà nel futuro? Nella storia della Coppa America ci sono stati diversi momenti di cambiamento. Ad esempio nel passaggio tra i 12mt S.I. per in non addetti ai lavori la classe di stazza di Azzurra agli Iacc per intenderci il Moro di Venezia c'è stata un'edizione atipica che più che successi sportivi ha portato soldi per avvocati ed una montagna di giurisprudenza. Quell'edizione segnò l'abbandono delle vecchie barche in favore degli Iacc con una sfida-beffa organizzata dai neozelandesi di Michael Fay con la mastodontica barca di quaranta metri progettata dall'arguto Bruce Farr. Con il veloce catamarano Dennis liquidò in due solo battute l'avversario al largo di Point Loma. Auspico per il futuro che la controriforma che una parte del mondo della vela chiede tenga presente della tradizione, dello sviluppo tecnologico e della necessità di aprire l'olimpo della vela sempre a più concorrenti. Più concorrenti più spettacolo con l'idea della centralità degli uomini e dei team che duellino come dei novelli gladiatori per la conquista della vittoria. In questo caso imprenditori italiani, visto che in fondo lo sport e specialmente questo è un'ottima cartina tornasole dello stato del paese, forse per la prossima volta, una volta capito quali saranno le nuove regole, forse sarebbe il caso di ripensare ad un nuovo consorzio od un nuovo sindacato con lo spirito di Azzurra, le capacità di R&D del Moro di Venezia e qualche ingrediente nuovo di un'Italia che ha bisogno di messaggi di ripresa e di sfida imprenditoriale e sportiva di eccellenza.

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