La Nota Politica dei Ventenni
8 Settembre Set 2013 0647 08 settembre 2013

La legge Severino e le ragioni del diritto

Il giorno prima c’è ancora spazio per valutare con oggettività i fatti che l’indomani non saranno più solo tali. Pertanto, alla vigilia della convocazione della Giunta per elezioni del Senato, chiamata ad esprimersi sull’applicabilità o meno della decadenza introdotta dalla legge Severino, sembra utile riflettere non solo sulle motivazioni e sulle implicazioni politiche, bensì soprattutto del fondamento giuridico di una decisione non scontata.

In una lettera al direttore, apparsa qualche giorno fa sulle colonne del Corriere della Sera, Marcello Gallo, accademico dei Lincei e professore emerito di diritto penale alla Sapienza di Roma, e Gaetano Insolera, ordinario di diritto penale all’Alma Mater di Bologna, chiariscono con sufficiente persuasività le ragioni per cui, a parer loro, non poter ritenere retroattiva l’efficacia sanzionatoria della Decreto Legislativo 235/2012, giungendo, pertanto, alla conseguente conclusion di non poter considerare nemmeno la decadenza applicabile al caso di specie.

Dipanano punto per punto i nodi problematici della legge, valutando la sua legalità in un’ottica sistemica.

"Cominciamo con lo sgombrare il campo da pseudo problemi. Primo e, secondo taluni decisivo: se la legge in esame dia luogo alla violazione del principio, sancito dall’articolo 66 della Costituzione, in forza del quale spetta solo a ciascuna delle Camere il giudizio sulle cause sopraggiunte di ineleggibilità e incompatibilità dei suoi componenti. A riguardo può dirsi che la legge Severino non va contro questo principio. Spetta infatti alla Camera dei Deputati o al Senato la verifica della realizzazione di una causa sopraggiunta. […]"

" […] Più complessa la questione intorno alla cosiddetta natura giuridica della decadenza. Si tratta o no di una sanzione? La risposta affermativa esclude che possa applicarsi a fatti commessi prima dell’entrata in vigore del Decreto. E questo, senza alcun dubbio, sia che si ritenga sanzione penale ovvero sanzione di diritto amministrativo. Chiarissimi, inequivocabili, in proposito rispettivamente l’articolo 25 comma 2 della Costituzione e l’articolo 1 della legge 689/1981 (Norme di modifica del sistema penale e di depenalizzazione, ndr).
L’argomento proposto contro il punto di vista che qualifica come sanzione la decadenza, pur ancorato ad autorevoli precedenti giurisprudenziali, non sembra convincente. Si dice infatti che non ci troveremmo di fronte ad una sanzione, bensì di fronte alla disciplina dello status di un determinato soggetto, in funzione della indegnità ritenuta dal consesso di cui è membro. Ma questo può e deve dirsi di ogni conseguenza sanzionatori.

E ancora..

[…] La legge Severino è però una legge e come tale deve essere letta in conformità alla regola posta dall’articolo 11 delle Disposizioni preliminari alla legge in generale: «La legge non dispone che per l’avvenire: essa non ha effetto retroattivo»


Ecco perché i due esperti ricordano come una legge ordinaria può derogarne una di pari grado e anteriore, purchè non sia legge penale. Quest’ultima assistita dalla riserva parlamentare dettata dall’articolo 25 comma 2 della costituzione: l’eccezione – scrivono i due docenti – può essere posta solo da norma adottata con le procedure previste per la norma costituzionale.

Le ultime due obiezioni alla sostenuta applicabilità retroattiva della legge Severino sono le più persuasive. La retroattività - spiegano i due - sussiste se le vicende interessate dalla disposizione si siano verificate in tutto o in parte, in fatto o in diritto, prima dell’entrata in vigore della norma. C’è però un limite – insistono – che appare per il caso di specie dirimente: la legge in questione dispone la sua retroattività?

"Senza dubbio non lo fa in modo immediato e diretto. Può darsi che ad una conclusione diversa si arrivi dalle pieghe dei suoi commi. Se cosi stessero le cose […] un’eccezione ad una regola così importante, come quella della irretroattività della legge, non dovrebbe essere enunciata in maniera criptica, per allusione e ammiccamenti, ma proclamata in tutta chiarezza, in modo immediato e diretto".

In ultima battuta, una riflessione di chiusura.

"Teniamo presente che qui si tratta di una posizione giuridica che interessa non soltanto il destinatario della cosiddetta decadenza, ma, verebbe da dire, in primo luogo, la massa dei soggetti titolari del diritto di elettorato attivo che hanno espresso la loro volontà. Ed è riflessione questa che investe tutte le misure interdittive dell’agire politico: corriamo il rischio di guardare all’albero e di perdere di vista il bosco".

Twitter@enricoferrara1

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