Luoghicomuni
9 Settembre Set 2013 0708 09 settembre 2013

PotenzApp, il Comune e le 70 miliardi di app del 2013

E’ di qualche giorno fa la notizia, ripresa anche dal Corriere, che quest’anno nel mondo verranno scaricate 70 miliardi di app, le applicazioni che si utilizzano sui dispositivi mobili per i più diversi motivi e funzioni, dal gioco ai servizi, dal lavoro all’informazione. Una realtà dietro la quale ci sono i numeri importanti di una nuova economia che cresce fiorente e ricca reclamando attenzione e disposizioni normative utili. Per capire: in Europa intorno alle app, negli ultimi 5 anni, si sono creati 800 mila posti di lavoro. A fornire dati e informazioni è Act4Apps, associazione di settore, il cui rapporto 2013 parla di 51 miliardi di ricavi nel corso dell’anno, Richiamando per questo l’attenzione dei Governi sul tema, come un ambito del futuro delle nostre comunità.

Sempre negli stessi giorni, uno dei Comuni più importanti del “profondo Sud”, Potenza ha concluso le procedure pubbliche per l’avvio di “PotenzaApp”, un progetto rivolto a tutti ma con un occhio particolare all’universo giovanile e dinamico di creativi e innovatori. Un’iniziativa che ha come finalità la costruzione di un’integrazione tra la cultura cittadina e quella digitale, provando a fare della città un luogo di riferimento per spunti nuovi e dinamici dedicati alla vita urbana. Non un generico concorso di idee, ma un’iniziativa che indica già nel timing del crono programma le peculiarità di innovazione anche amministrativa. Obiettivo: “provare a migliorare e semplificare qualsiasi aspetto della vita della nostra realtà – spiega Emilio Fiore, giovane assessore competente per delega – e mettere Potenza nelle condizioni di guardare più lontano degli altri, valorizzando le risorse presenti nel territorio riguardo al sociale, mobilità, ambiente, intrattenimento”. In sintesi, un investimento di idee che mette il territorio lucano, distante fisicamente dai luoghi della modernità, al centro di un processo nuovo. Un progetto su cui la giunta del sindaco Vito Santarsiero, ha scelto di investire anche risorse vere con un premio alla migliore proposta di 20.000 euro per la realizzazione. Un percorso di innovazione determinata da un’amministrazione locale che chiede alla città di partecipare alla vita di se stessa, ai bisogni effettivi, non quelli che si pensa possano essere tali. Il Comune di Potenza parte così esattamente dalla propria realtà e dalla volontà di valorizzare le energie spesso inespresse, con un meccanismo di coinvolgimento dal basso, un bando aperto a che stia nella concretezza di questa impostazione. “Abbiamo chiesto ai potentini innovatori che siano essi stessi, attraverso un app fruibile da tutti, di dare la loro idea – racconta il sindaco – stando però attenti a non chiuderci nel nostro recinto ma invitando a Potenza a partecipare anche coloro che con noi vogliono migliorarla, per questo il concorso è per tutti: cittadini, associazioni, comunità di sviluppatori, imprese nazionali ed internazionali”.

Le due notizie combinate aiutano a sviluppare alcune riflessioni che provo a sintetizzare.
Nel Sud dell’Italia c’è una nuova classe di amministratori locali che sa mettere all’altezza degli occhi le esigenze di innovazione profonda e modernizzazione dei territori, sposando capacità amministrativa e spunti che aprono le comunità al panorama globale. Una realtà che spesso non emerge, vittima di incompetenze ed errori che spesso amministratori incapaci hanno determinato anche nel recente passato, alimentando una “cattiva stampa” subita poi da tutti.
La dimensione globale raccontata da Act4Apps ha un punto di caduta concreto e fisico che è quello dei singoli territori: vero è che l’utilizzo delle app è dei singoli, ma è altrettanto vero che l’esempio di Potenza testimonia come il ruolo di moltiplicatore e fruitore che può avere un’amministrazione locale è determinante per far fare un salto di innovazione ad un’intera comunità, coinvolgendo singoli e aggregati in un’idea/progetto utile a tutti.
L’impatto d’innovazione maggiore nei territori è quello che arriva dal cambio di approccio con cui intendere il ruolo delle città e delle amministrazioni che le governano; un approccio capace di immettere innovazione in maniera trasversale in diversi settori e linee di intervento riguardanti un dato territorio. Oggi è l’espressione “Smart City” a raccontare tutto ciò. Paolo Testa, direttore della Fondazione Cittalia di Anci, ci ricorda come con questa comunemente si intende la città intelligente “indicando in senso lato un ambiente urbano in grado di agire attivamente per migliorare la qualità della vita dei propri abitanti. La città intelligente riesce a conciliare e soddisfare le esigenze di cittadini, imprese e istituzioni, grazie anche all'impiego diffuso e innovativo delle TIC, in particolare nei campi della comunicazione, della mobilità, dell’ambiente e dell’efficienza energetica”. C’è da dire che ultimamente questo termine è comunemente utilizzato (talvolta abusato) anche per raccontare di realtà che lontanamente si richiamano a questa impostazione.
Avere una visione del futuro. Avere uno sguardo lungo su ruolo, funzioni e prospettiva di un determinato territorio. Occorre avere una forte consapevolezza del futuro e della vocazione che una comunità deve darsi per cogliere l’opportunità tecnologica; occorre che un territorio abbia a monte definito la propria strategia competitiva nel panorama globale e questa risorsa (di per se poco diffusa!) è più nella mente delle giovani generazioni che di altri, portate in maniera naturale a guardare al futuro con l’approccio positivo e largo della costruzione. L’alternativa è che le tecnologie rimangano “nel paniere indistinto delle opportunità” (utilizzate male e come spot) e non siano reale strumento di investimento, crescita e miglioramento diffuso. Proprio perché il disegno è globale e non legato a singoli territori ma con la consapevolezza, però, che un ruolo determinate è proprio dei Comuni

Da ultimo, Il ruolo che nuovi amministratori e nuovi Comuni hanno nell’ammodernamento di un territorio. Il vantaggio di governare (o contribuire a farlo) enti che esercitano sovranità e decisioni su un territorio definito, aiuta non poco in questo obiettivo. Su questo versante, rispetto ad altre istituzioni è come se i Comuni, siano città o piccoli centri, davanti alla questione dell’innovazione si siano posti la domanda sul loro ruolo e su cosa fare per percorrere il sentiero che porta ad una modernizzazione generale. Spesso le scelte e procedure che “hanno portato nel futuro” si sono fermate distanti dal territorio dei Comuni e hanno lasciato (ingiustamente) agli enti territoriali questo compito da svolgere in modo solitario e con pochi strumenti: in certe occasioni e contesti, il tema dell’innovazione pare essere più un problema del sindaco e non un limite di tutto il “sistema Paese” che lascia indietro interi territori indebolendo il complesso della nostra competitività. Problemi lasciati appunto alle amministrazioni locali che devono affrontarli e risolverli se vogliono che anche le proprie comunità beneficino dei vantaggi che spingono altri in avanti. Una dinamica questa che in molti casi ha determinato un passaggio di responsabilità non voluto tra il livello centrale e quello periferico rispetto al tema “innovazione dei territori”, abbandonato dal primo e portato avanti dal secondo. In questa direzione vi è un aspetto sul quale sindaci, assessori e consiglieri comunali giovani, possono porre l’accento e diventare leva di cambiamento. Il processo di rivoluzione tecnologica che incide non poco sulla vita dei singoli e sulle modalità con cui le persone comunicano, collaborano, lavorano tra loro ridefinendo anche i concetti di spazio e tempo all’interno di un dato territorio, sta più nelle corde loro che di altre generazioni. Non perché più bravi o migliori di altri, ma semplicemente perché nativi di una realtà (e conoscitori di strumenti) che le generazioni precedenti non hanno potuto conoscere. Ciò può essere leva di cambiamento se accanto alla conoscenza degli strumenti vi sono anche le risorse (legislative, di funzioni ed economiche) per determinare cambiamento e ammodernamento.
E’ in queste considerazioni che vi è la consapevolezza che la sovrapposizione tra innovazione generazionale, innovazione dei territori ed innovazione amministrativa, su questi temi più che mai, sia molto alta. Per fortuna.


@giacomo_darrigo

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