Luca Barni
Banchiere di provincia
9 Settembre Set 2013 0733 09 settembre 2013

Se son rose… i primi fiori della crisi

Cresce il patrimonio delle Pmi: anche in questo post voglio darmi alla ricerca di buone notizie concentrandomi sull’unico aspetto positivo che emerge dall’analisi di Cerved Group, società specializzata nell’analisi del rischio del credito alle imprese. Unico, ripeto, perché diversi indicatori per le imprese sono peggiori rispetto al 2009, anno nero dell’economia. Ma, evidentemente, perfino la crisi può innescare un processo virtuoso; così, dal 2009 a oggi, le Pmi hanno aumentato il capitale netto di 54 miliardi di euro. Al di là dei numeri, è un fatto positivo e importante perché –per citare l’analisi di Stefano Manzocchi su Il Sole 24 Ore–“La tenacia degli imprenditori , la loro ricerca di capitali freschi per sostenere le aziende, e possibilmente investire, significa fiducia nel loro business”. Ho già sottolineato in altre occasioni il ruolo fondamentale del credito, ma insufficiente da solo, perché occorre anche che gli stessi imprenditori credano nel futuro dei loro prodotti, nell’organizzazione del lavoro e nella solidità della propria azienda. La capacità d’innovazione delle nostre aziende è l’oro nero del sistema Italia, per questo bisogna salutare con favore l’aumento del capitale proprio delle imprese italiane. La strada è quella giusta: aziende più solide e meglio gestite sono la condizione per affrontare al meglio il mercato globale, cui bisognerà sempre più guardare per guadagnare in competitività. Oltre che dall’economia, voglio registrare un fatto confortante che arriva da un altro settore della vita pubblica che pure non se la sta passando benissimo, la politica. L’incentivo fiscale Ace (aiuto alla crescita economica) presente nel decreto Salva Italia coglie nel segno perché favorisce la ricapitalizzazione delle imprese. Per il momento può bastare così. Se son rose…

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