Carmine Zaccaro
IoVoglioTornare
9 Settembre Set 2013 0738 09 settembre 2013

Test di medicina: gli studenti protestano

Torna a far discutere il numero chiuso. In tutta Italia si stanno svolgendo i test per l’accesso alla facoltà di Medicina e Chirurgia. La Commissione Europea fotografa una impietosa situazione del sistema sanitario. In Italia una legge del 1999 regola l’accesso alle facoltà, registrata una carenza di personale, eppure ogni anno solo 1 su 8 accede alle facoltà medico-sanitarie.

Il sindacato degli universitari Link – coordinamento universitario - annuncia una serie di proteste fuori delle sedi di svolgimento dei test durante la mattina di oggi, e nel pomeriggio davanti le strutture ospedaliere di Milano, Padova, Bologna, Pisa, Roma, Napoli, Salerno, Foggia, Bari e Cosenza, contro un sistema dannoso per le aspirazioni personali degli studenti e per il sistema sanitario nazionale. Alberto Campailla, portavoce nazionale di Link, così dichiara in una nota stampa: «ormai è giunto momento di prendere atto che il sistema del numero chiuso è completamente fallito e che sta contribuendo a distruggere non soltanto il Diritto allo Studio, ma anche quello alla Salute. L'Italia ha un disperato bisogno di medici e nei prossimi anni questa carenza si aggraverà drammaticamente imponendo l'apertura di un serio dibattito sull'eliminazione del numero chiuso».

Un dossier redatto dal sindacato rivela la carenza di personale medico-sanitario nelle strutture ospedaliere, il numero chiuso contribuisce ad una mancata copertura di un adeguato numero di figure professionali nelle strutture nazionali.
Secondo il dossier l’ascesa del numero di medici risente di tre fattori: i tagli alla sanità (secondo una ricerca del Censis del 2012, 9 milioni di italiani hanno rinunciato alle cure per la mancanza di soldi, di cui il 61% sono donne e la metà del totale è del Sud Italia, sebbene il nostro Paese rappresenti una eccellenza in Europa per la qualità del servizio sanitario nazionale (9,16%), tuttavia una serie di razionalizzazioni delle spese, stimate in 26 miliardi di euro tra il 2010-2012, hanno contribuito a rincarare le spese del cittadino per prestazioni sanitarie.
Il blocco del turn over e i “Piani di rientro”, potrebbero generare un deficit di 50 mila unità nei prossimi 10 anni.
Le scuole di specializzazione, pochi posti a disposizione per il proseguimento del percorso di formazione dei giovani medici.

Si legge nel documento: «il sistema va riformato dalla radice con provvedimenti che apportino immediati e radicali correttivi a ciò che evidentemente non funziona: lo strumento del numero chiuso è certamente uno di essi e forse proprio da qui che dovrà partire la revisione totale del co mparto sanitario, coinvolgendo a pieno titolo il Sistema universitario nazionale, la competenza regionale e l'intero impianto economico, legislativo (sia a livello nazionale che comunitario) e gestionale posto a cavallo tra il mondo della formazione accademica e quello medico-sanitario»

Conclude Alberto Campailla: «è inaccettabile che ormai il 57% dei corsi di laurea dell’Università italiana –sia caratterizzato da questa barriere all'accesso determinate unicamente dall’inasprimento dei requisiti minimi, come quelli apportati dal Decreto A.V.A., dettati dai tagli agli atenei ormai incapaci di sostenere un’offerta formativa di qualità e aperta a tutti»

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