Gianmaria Tammaro
’O pernacchio
10 Settembre Set 2013 0708 10 settembre 2013

Cavoli gialli: per De Biase sono solo troppo maturi

Certe volte la paura è invisibile, sottile: si insinua tra le persone e le cose, e instilla un'idea, una convinzione, che più che salutare è maligna, assassina. All'estremo: cancerogena. Siamo nel napoletano, nella Terra dei Fuochi e nel Triangolo della Morte, tra Giugliano e Acerra, alle porte di Caivano. Vengono raccolti cavolfiori gialli, strani, decisamente non normali. E la prima cosa che Mario De Biase, commissario alle Bonifiche, dice è che «[...] le falde acquifere appaiono contaminate da sostanze cancerogene volatili. Ma i prodotti ortofrutticoli sono assolutamente sani e genuini». «Stanno ammazzando l'economia del nostro territorio. Non escludo manovre speculative. Si è parlato tanto dei cavoli di Caivano, hanno detto persino che quel colore giallo era dovuto ai rifiuti tossici. Sapete qual è la verità? Erano solo troppo maturi». Ma il sottosuolo resta contaminato e così pure le falde acquifere. Viene naturale chiedersi come sia possibile che le coltivazioni non ne abbiano risentito. Piuttosto - suggerisce De Biase - è in atto una manovra anti-sud, anti-Napoli; una campagna speculativa per diffamare. Cavolfiori fetenti ed è un terzo, una lobby segreta, un mostro senza nome e senza forma che vuole guadagnarci. Per la serie "ci risiamo!"

Lungi da me il voler accollare al Commissario De Biase responsabilità e - altre - parole, ma è assurdo. Questa è la goccia che fa traboccare non il vaso, che è già caduto, in frantumi e perduto; ma la vasca, un'enorme vasca di fetenzia e scorie, di merda e rabbia. Cavolfiori troppo maturi: un po' come la frase di Bondi qualche mese fa sull'alto tasso dei tumori a Taranto: la colpa è del tenore di vita, non dell'ILVA. Hai davanti a te una trave, enorme quanto una casa, ingombrante e fastidiosa come uno sciame di api, e dici che è semplicemente un raccolto andato a male, lasciato troppo maturare. Tutto questo succede mentre il pentito Schiavone aspetta ancora di essere ri-sentito, mentre le preghiere della gente non vengono ascoltate e mentre si continua a morire. Fa sorridere - ma di tristezza, non di felicità - il fatto che testate come la Repubblica di Napoli non riportino la notizia delle scorie seppellite; piuttosto, pubblicano la smentita dell'Astir sui rifiuti radioattivi, dando contro all'ex-boss, come se le Istituzioni avessero bisogno di una sorta di protezione.

Si nega l'evidenza, si parla della realtà come fosse una favola, una "speculazione" dei più per il proprio tornaconto personale. E nel frattempo la gente crepa, avvizzisce come piante, s'ammala. Ma anche in questo caso si tratterà di troppo sole e poca acqua: una maturazione eccessiva, da cavolfiori gialli.

Twitter: @jan_novantuno

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