Davide, Alessandro e Andrea
Failcaffè
10 Settembre Set 2013 1220 10 settembre 2013

If we miss Miss Italia

Nello zapping compulsivo di un giorno qualunque, nel tedio di una sera come un’altra in cui ci imbattiamo in un canale Rai, quest’anno mancherà qualcosa: Miss Italia. La Rai ha infatti deciso di eliminare il programma dai suoi canali, un programma storicoche ha portato sotto i riflettori donne bellissime come Sophia Loren (consapevole di tralasciarne molte altre) scelte da giurie che annoveravano i nomi più importanti della cultura e dello spettacolo italiano, tra cui Luchino Visconti e Marcello Mastroianni.

Sebbene non abbia mai stimato il programma, né abbia mai atteso con ansia l’arrivo di settembre per seguirlo (anche se, ad onor del vero, mi ha spesso regalato grasse risate) non riesco proprio a digerire che sia stato cancellato dalla programmazione, e non tanto per la paura di sentirne la mancanza, quanto per le spiegazioni annesse. L’annuncio della cancellazione è stato infatti accompagnato da uno stuolo di benpensanti compiaciuti di come finalmente si fosse fatta un po’ di pulizia, almeno in una televisione pubblica, di quella feccia che tanto inquina il Bel Paese, soddisfatti di poter dire“basta” alla solita immagine della donna tutta corpo e niente cervello, per dare finalmente spazio a quella pensante, che altrimenti rischia di rimanere soffocata.

A capeggiare l’opinione degli integralisti del decoro pubblico non poteva che esserci (manco a dirlo) l’onorevole Boldrini, punta di diamante, come esponente politico di maggior spicco, di quella compagine culturale che possiede la Verità (quella con la “V” maiuscola), che sa tutto e che se stai buono e ti adegui è anche disposta a spiegartelo questo tutto (bontà loro). La terza carica dello Stato ha addirittura definito la decisione della Rai una scelta “moderna e civile” che segna un passo fondamentale nella riconsiderazione della figura della donna come essere pensante e non soltanto costituita dal binomio tette-culo.

Io di moderno non ci trovo nulla, benché meno di civile e, in quanto donna, non mi sento riconsiderata o rivalutata ora che la Rai ha deciso di eliminare Miss Italia quando mi basta cambiare qualche canale per trovare programmi identici. In termini propriamente utilitaristici, a cosa porta un atteggiamento così censore?

Finiti i tempi in cui la televisione pubblica era l’unica televisione accessibile (parliamo degli anni che vanno dal ’50 al ’70) la funzione della Rai è diventata molto più complessa: perseguire un obiettivo educativo attorniata però da una concorrenza che propone programmi allettanti. Davvero un’impresa. Ma censurando un programma come miss Italia adempie davvero al suo ruolo educativo? Tutela davvero la donna se simili format sono su tanti altri canali? Io non credo.

Mi fa adirare il moralismo e l’arroganza con cui il Presidente della Camera e affini credono di poter sancire ciò che è giusto o sbagliato, civile o incivile, moderno o arretrato. La bellezza femminile esiste, da sempre, ed è giusto che venga messa in luce come tante altre qualità. Una bella ragazza non deve essere svilita soltanto perché è bella e non ha nulla da dire, non tutti devono per forza avere qualcosa da dire. Trovo invece incivile come ancora nel 2013 si trovi la soluzione nascondendo la polvere sotto il tappeto, senza un briciolo di profondità, elevandosi poi a paladini del buon costume.

Il programma “Miss Italia”, per come strutturato, aveva gravi pecche, gravi mancanze e si copriva la maggior parte delle volte di ridicolo, ma l’epicentro della trasmissione era la bellezza femminile che ha permesso a molte donne di emergere e costruire carriere invidiabili soprattutto nel mondo dello spettacolo (Loren, Lollobrigida, Pampanini, etc.). Ora, non sarebbe stato ruolo della Rai rilevare le gravi mancanze di un format desueto come Miss Italia e invece di eliminare il programma riformarlo? Riteniamo che la donna sia svilita in un programma così strutturato in quanto non sono messe in luce tante altre qualità intellettuali, e allora perché non si pensa ad un programma diverso, un format rivoluzionato con meno pose plastiche, meno sketch demenziali, meno sorrisi circostanziali per dare spazio alla donna, quella vera, quella che tanto è soffocata?

Se si fosse aguzzato l’ingegno invece di urlare dal palazzo cosa è giusto e cosa è sbagliato ci si sarebbe accorti che D&G, colonna fondamentale della moda internazionale, fonte principale di diktat di stile e di bellezze sta portando avanti una campagna pubblicitaria rivoluzionaria.

Chi ha avuto modo di soffermarsi sulle recenti foto pubblicitarie ha assistito all’esaltazione di una donna diversa: Monica Bellucci, sempre meravigliosa, ma pur sempre una donna di cinquant’anni con le sue morbide forme, affiancata da donne più giovani che assumono pose naturalissime, quasi a volta sgraziate, urlano, ballano, ridono senza contenersi. Niente pose artificiali, niente posizioni provocanti ed equivoche. Basta poi vedere il successo che questa campagna pubblicitaria sta ottenendo per capire che alla dirigenza Rai sarebbe bastato giusto un pizzico di attenzione, profondità e lungimiranza in più per comprendere quanto il terreno sia fertile per rivoluzionare oggi una trasmissione come Miss Italia e, di conseguenza, rivoluzionare l’immagine attuale della donna (impresa, mi rendo conto, molto difficile).

Riportiamo in luce una donna meno costruita e più naturale, che parla se ha qualcosa da dire e se non ha nulla da dire si astiene da argomenti preimpostati alla “pacenelmondo” che hanno dato vita a divertenti parodie, reinventiamo nuovamente la donna orgogliosa della propria bellezza, del proprio essere anche “femmina”, lontana, lontanissima da ogni schema, soprattutto se ideologico.

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