Giovanni Fracasso
Banche, moneta, potere
11 Settembre Set 2013 1939 11 settembre 2013

Lehman Brothers: Can "It" Happen Again?

Si avvicina il quinto anniversario del crollo della Lehman Brothers e dell’enorme sconquasso che provocò sui mercati finanziari. Cosa è cambiato da allora ? Quali insegnamenti sono stati veramente percepiti ed appresi ?
Come ad ogni anniversario cominciano i dibattiti e si moltiplicano gli interventi: quest'anno, peraltro, si intrecciano con la discussione sulla fine del quantitative easing della Fed e sulla paura di una crisi nei paesi emergenti.

Parlare delle conseguenze del crollo della Lehman è una formidabile occasione per riprendere la grande lezione dell'economista americano Hyman Minsky. Nel 1963 pubblicò un interessantissimo saggio dal titolo Can "It" Happen Again? nel volume "Banking and Money Studies" a cura di D.Carson. Quel saggio insieme ad altri articoli fu ripubblicato in un libro nel 1982. Perchè è ancora attuale la lezione di Minsky?

Augusto Graziani nell’introduzione all’edizione italiana del 1984 - nella collana Paperbacks dell’Einaudi - del testo minskyano sottolineava:

“Come Minsky osserva ripetutamente nel meccanismo dei mercati finanziari è insito un elemento di fragilità, in quanto sono frequenti le posizioni di indebitamento a breve scadenza accompagnate da entrate fissate invece a lunga scadenza (…). Si crea così una tipica situazione speculativa, in cui manca la corrispondenza fra natura delle operazioni attive e passive. Nei periodi di espansione di prosperità, la situazione peggiora ulteriormente. Le previsioni di rialzi continui nei corsi di borsa inducono gli speculatori ad indebitarsi anche se il flusso previsto di entrate attese non copre nemmeno le uscite correnti a titolo di interessi. Simili situazioni, che Minsky denomina ultraspeculative, comportano un indebitamento crescente fondato su una speranza di rialzo nel corso dei titoli. Se questa non viene confermata dai fatti il crollo finanziario è inevitabile”.

“La grande crisi del 1929 non fu dunque un evento isoalto (…). In aperto contrasto con la visione tradizionale della teoria economica, che dipinge il mercato come impareggiabile regolatore automatico, quasi un perfetto e sofisticato calcolatore capace di individuare istante per istante la soluzione ottimale di una miriade sterminata di produzioni e di scambi, la visione di Minsky presente un quadro del capitalismo tutto anarchia, speculazione e sregolatezza. Scomparso il mercato di Walras preciso come un orologio svizzero, riappare il crudo giudizio di Keynes di un capitalismo che non conosce regole se non quelle del gioco d’azzardo. Di qui l’interrogativo che pensando ancora una volta alla grande crisi egli pone a titolo del volume: Potrebbe ripetersi?”

Sappiamo che con la terribile bolla dei subprime scoppiata nell'estate del 2007 e con il fallimento della Lehman Brothers nel settembre del 2008 quella terribile crisi si è ripetuta, con una forza dirompente anche maggiore.

Scriveva Minsky nel 1982: “La necessità di costruire un sistema di istituzioni e di interventi che sia in grado di contenere la spinta verso il crollo finanziario e le depressioni profonde senza portare all’inflazione cronica è ormai palese”. Oggi a distanza di più di trent’anni questa necessità è sempre più avvertita.


In un recente intervento Ngaire Woods dell’Università di Oxford si chiede se c’è stata dopo la crisi della Lehman Brothers, una più efficace governance economica globale. Arriva alle conclusioni che:

"The 2008 crisis highlighted the need for international cooperation to regulate finance and mitigate the effects of a crisis. Yet the global resources and instruments needed to manage (if not avert) the next crisis have not been secured. Instead, regions and countries are quietly finding their own ways to manage finance, create pooled emergency funds, and strengthen development finance – an outcome that heralds a more fragmented and decentralized set of regulatory regimes and a modest de-globalization of finance and aid”.

Emerge, dunque, la forte sensazione che i "passi in avanti" che sono stati fatti siano ancora insufficienti. E che nei mercati finanziari vi siano ancora delle “bombe ad orologeria”.

C'è molta strada da fare. E a suffragare questa constatazione bastano due esempi.

1) Innanzitutto si guardi nei bilanci dei grandi colossi bancari: hanno ricominciato ad usare i portafogli di proprietà come armi per generare lauti profitti. I trading desk proprietari hanno nuova vitalità… Le banche non dovrebbero comportarsi come dei grandi hedge fund, eppure molto spesso i portafogli proprietari sono gestiti in ottica speculativa. E all'interno delle banche quanto sono efficaci i controlli sui propri traders? Il caso "London whale" dovrebbe far riflettere...

2) L’altro elemento di allarme è l’ampiezza dello shadow banking system. C’è un sistema finanziario "parallelo" molto ampio e soprattuto molto frequentato... Qual è l’effettivo grado di controllo delle banche centrali e delle autorità su questo sistema, che per sua natura non è soggetto al controllo? Il “sistema bancario ombra” è un instrumentum regni delle grandi banche o è diventato talmente vasto da non essere più dominato neanche da esse? Insomma è scappato di mano…?
Il tema della regolamentazione dello shadow banking è stato affrontato nel recente G20 in Russia e sul tavolo vi sono state le regole del Financial Stability Board (FSB). Ma siamo ancora ben lontani da un reale controllo sul sistema. Sembra una partita a scacchi molto in salita e soprattutto... molto pericolosa.

La partita a scacchi tra Antonius e La Morte. Screenshot del film Il settimo Sigillo di Igmar Bergman, 1957

El Erian, cofondatore di PIMCO – il più grande gestore obbligazionario al mondo – ha pubblicato su Project Syndicate a fine agosto un interessante articolo dal titolo Lehman's Morbid Legacy. Cosa afferma El Erian? Riconosce, tra i progressi fatti, il coordinamento delle banche centrali (con la Fed nel ruolo guida), il loro iperattivismo. Le banche centrali hanno svolto un ruolo di protagonista negli anni postcrisi, ma a questo ruolo ha fatto da contraltare l'assenza della politica.

Quella che El Erian chiama "disfunzione della politica" ha minato la capacità di risposta delle Autorità, comprese quelle che dovrebbero possedere strumenti di politica economica migliori rispetto a quelle banche centrali. Questo ha costretto i banchieri centrali a rimanere in prima linea: il risultato è stato quello di esporre le economie occidentali a misure sempre più sperimentali...dovute all'utilizzo da parte delle banche centrali di "strumenti non convenzianali", con una notevole incertezza circa l'impatto a lungo termine di quanto è stato fatto (si pensi a quello che è successo in certi paesi emergenti dopo il discorso di Bernanke sul tapering).


Con questa "debolezza della politica", con l'inadeguatezza dei sistemi di governace economica globale come si può intervenire efficamente sugli squilibri dei mercati finanziari? Come si può cercare di rimuovere le cause di nuove crisi esplosive? El Erian sottolinea preoccupato che "quanto più a lungo questo ambiente insolito persiste, maggiore è il rischio che le conseguenze dirompenti della crisi del 2008 continueranno ad arrivare in lungo e in largo, anche per le generazioni future".


Bastano queste considerazioni per pensare che in molti - nelle banche centrali, nelle autorità di regolamentazione, nei centri del potere politico e tra gli stessi operatori dei mercati - dovrebbero leggere o rileggere attentamente gli scritti di Hyman Minsky: cinque anni dopo il crollo della Lehman quella domanda Can "It" Happen Again? campeggia ancora (come doloroso monito) sui mercati finanziari.

@Giov_Fracasso


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