Marco Giovanniello
Rotta verso il mercato
12 Settembre Set 2013 0746 12 settembre 2013

Rifiutato il metodo Stamina, finalmente

La bocciatura del metodo Stamina, che è stato giudicato inconsistente e non meritevole di una sperimentazione dal comitato scientifico che doveva fornire un parere al Ministero della Salute, è forse e purtroppo la dolorosa fine delle illusioni per molti malati e per le loro famiglie, ma è davvero una bella notizia per l' Italia. Vedremo ora quali saranno le conseguenze e in particolare se la Magistratura ne prenderà atto.

La delicatezza dell' argomento e l' aggressività di Davide Vannoni, presidente di Stamina Foundation, hanno impedito che molti scienziati e medici dicessero ad alta voce e in termini espliciti quello che pensano, cioè che la pretesa terapia non è in grado di guarire i malati e che si avvicina pericolosamente ad un meccanismo infernale che scaverebbe un enorme buco nel bilancio del Sistema Sanitario Nazionale, a vantaggio soltanto di Vannoni e della sua organizzazione.

Siamo franchi, a nord delle Alpi il metodo Stamina non avrebbe ricevuto mai attenzione, perché si pone al di fuori del metodo scientifico. Non si tratta di essere bigotti nei confronti del metodo scientifico, che peraltro non è un' imposizione burocratica dell' Unione Europea, ma un regalo all' umanità fatto da Galileo, si tratta di piegarsi all' evidenza che, da secoli, le conoscenze umane avanzano solo quando lo rispettano.

Perché limitarsi, perché non accettare altri modi di procedere? Proprio perché il metodo scientifico permette di distinguere con esattezza quello che funziona da quello che non funziona, lo scienziato dal ciarlatano. Purtroppo l' Italia ha già alle spalle la triste vicenda del metodo Di Bella e né l' opinione pubblica, né la Magistratura paiono volersi sottomettere unanimi a regole altrove universalmente accettate. Molti si sono dimenticati che lo Stato, Terzo Potere compreso, ha il dovere di proteggere i malati da chi li potrebbe illudere per trarne un profitto, approfittando della loro debolezza e della loro disperazione. In Italia è stata brillantemente trovata la quadratura del cerchio, invocando "libertà di cura" senza danni economici per i malati, perché la cura sarebbe a carico della collettività, ma anche il cittadino contribuente deve esere protetto dagli sprechi, così come le risorse del Sistema Sanitario Nazionale non devono essere intaccate da "cure" che cure non sono.

Il metodo Stamina ha avuto la sfortuna di proporsi a costi altissimi, in un periodo in cui ci sono pochi soldi, altrimenti il nostro proverbiale lassismo, la ricerca del consenso a tutti i costi da parte dei politici, soprattutto quando quei costi sono a carico dello Stato, gli avrebbero consentito una qualche via di applicazione.

A me soprattutto era dispiaciuto osservare certe decisioni della Magistratura, che ha il compito di sanzionare l' applicazione delle regole e non si può esimere dall' applicare anche quelle che in tutto il mondo vengono applicate alla ricerca medica, senza essere messe in discussione da alcuno. Pure è inammissibile che la Magistratura ordini allo Stato quello che deve essere fatto, arrogandosi poteri che spettano solo all' Esecutivo.

Dopo il metodo Di Bella, dopo il metodo Stamina, è ora necessario che una norma precisa vieti di porre a carico della collettività cure che non siano state vagliate e approvate. Nella nostra schizofrenia, mentre da una parte c' è l' ossessiva caccia allo spreco, tanti si sono dimenticati che Stamina sarebbe l' aggiunta di un nuovo spreco gigantesco. Un minimo di realismo permetterebbe di riconoscere che i soldi gettati in questa illusione sarebbero sottratti a cure vere e ai malati che ne hanno bisogno.

L' Italia ha bisogno di accettare l' imprescindibilità del rispetto delle regole, quelle della scienza tanto quanto quelle di una sana gestione della finanza pubblica o quelle del codice stradale. La bocciatura del metodo Stamina va nella giusta direzione, ma l' Italia cambierà per il meglio solo quando agli Italiani verrà spontaneo essere diffidenti con chi come Vannoni si pone al di fuori delle regole, anziché ammirare chi si erge a campione del ribellismo. Non è più tempo di Masaniello e abbiamo già Erri De Luca.

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