Cosimo Pacciani
La City dei Tartari
13 Settembre Set 2013 2236 13 settembre 2013

Lost in Translation, Ready to Change (Zhivago, crepa!)

Accade proprio come lo racconto' Sofia Coppola dieci anni fa in Lost in Translation. Gli incontri migliori sono quelli che non si vogliono, quelli che non si desiderano o si cercano. La natura delle cose agognate e' fatta di assenza e di brevi manifestazioni. Invece, e' l'evento che non ti aspetti quello che riposiziona la vita, che fa tremare la voce, e' la prospettiva che ora non intravediquella che ti fara' correre feloce, a perdifiato, verso un incontro, un incrocio, e' l'imprevisto che accade a chi tiene la soglia di attenzione alta. La scena finale del film l'ho vista decine di volte, come i pallanuotisti di Palombella Rossa il momento crudele del Dottor Zivago, quando tutti urlano all'autista del tram di fermare il mezzo. E il protagonista muore, senza vedere la sua amata. Una rappresentazione poderosa ed ironica di quell'insistente autolesionismo della sinistra italiana, quel 'toccherebbe a noi, ma nessuno ferma questa maledetta storia, nessuno ci fa riflettere'. Nel film della Coppola accade il contrario, l'uomo d'affari interpretato da Bill Murray vede la Johansson che recita una Sofia Coppola giovane, cammina deciso nella folla di giapponesi e si abbracciano. Si trovano e quello che accadra' dopo nella loro vita rimane sospeso, come le strade che circondamo Tokyo, diventa sotterraneo e non rilevante. Quel che conta e' che si sono riconosciuti ed hanno trovato il collimare commovente delle loro vite. La macchina su cui sale Murray e' tangenziale alla vita. Ed inizia Just Like Honey dei Jesus And Mary Chain, nella sua elettricita' sospesa, argentea, si aprono gli accordi e aumenta il feedback. Sara' che ognuno nella propria vita passa da momenti simili, sara' che la Coppola ha scelto una delle mie canzoni preferite di sempre, sara' che la storia ha una chiusura, una ridefinizione di ruoli, di aspettative, ma per me e' un manifesto politico, sociale: nella totale confusione dei tempi, persi in linguaggi che non sappiamo riconoscere (e lo scrivo da un weekend in mezzo alla Polonia), si riparte dai rapporti, da quelli essenziali, laparola, un abbraccio risoluto ed un bacio consensuale fra i due. Si riparte dall'umano che si riconosce, dentro la scorza alienante delle incombenze e dei ruoli. La sinistra che vorrei e' proprio questa, scalzante, innovativa, che porti a compimento qualcosa, soprattutto quell'appuntamento con il paese che continua a rimandare a tempi migliori. Un'idea di societa' e di politica che esca fuori dal limguaggio ignoto e per iniziati che si sene in giro, dai vari leader, quelli che mandano messaggi cifrati, non rendendosi conto che nessuno ha piu' i codici per tradurre i loro enigmi in azione. Quel momento di Lost in Translation in cui lui apre il finestrino, e tu sai che lei e' nella folla, la vedi anche tu con Murray, vedi le ballerine, i capelli castani, quasi rossi. E lo segui, gli dici, vai Bill, fallo per noi! E lo senti quello che provano, lei sulle punte e lui che cerca di essere comodo, accomodante, nel ghigno da uomo provato dalla vita. In quel momento, potrebbe crollare il mondo, potrebbe sprofondare il Giappone, ma ci sono, non sono piu' persi, perche' sono due, sono qualcosa che comunica. Da uno, due e poi tanti, tantissi,i, tutti quelli che, come me, si sono emozionati a quel momento, come poi hanno compreso perche' si separano e lui riparte. Per la canzone, per quella corsa sonica verso un domani migliorabile. Da quella riscoperta dei sentimenti, del se' in relazione ad un altro non voluto, ma subito dopo cercato. La sinistra che voglio e' quella di Lost in Translation e non del Dottor Zivago. ------- Ho visto delle foto del comizio di Matteo Renzi alla ObiHall a Firenze. persone ovunque, fin sul palco. Un amico dice 'sembra Non e' la Rai'. Obbietto. No, gli dico, sembra uno degli spettacoli di Dario Fo negli anni Settanta, quando portava il suo Teatro Buffo a tutto il popolo, quando, nella sua lingua immaginaria, rendeva le contraddizioni e le brutture di un periodo difficile del paese commedia, farsa, tragedia e vittoria della liberta' di espressione. Lo stesso tipo di persone, i figli di chi in quegli anni contestava, oggi si siede anche per terra, non per riaffermare una contrarieta' da adolescenza di un paese, ma un desiderio di maturita' di chi vuol costruire. A partire da se stesso. Anzi, da noi stessi. La morte di Zhivago http://youtu.be/XwYKYMAy6bk Lost in Translation - Scena Finale http://youtu.be/1bd2RE0OjyE

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