Marco Giovanniello
Rotta verso il mercato
13 Settembre Set 2013 1028 13 settembre 2013

No al ricorso, Emirates volerà da Milano a New York

Anche il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso di Alitalia, che chiedeva la sospensione dell'autorizzazione data a Emirates per volare fra Milano Malpensa e New York, come prosecuzione di uno dei suoi tre voli giornalieri da Dubai.

Dunque il primo ottobre partirà regolarmente il volo della compagnia emiratina, che si avvia a diventare la più importante del mondo nei voli internazionali, ha ordinato un incredibile numero di aerei ed è verosimilmente interessata a basarne alcuni a Milano, mentre la claudicante Alitalia potrebbe al massimo averne tre durante il picco di traffico previsto nel 2015 per l' EXPO.

Qualcuno si è chiesto perché concedere ad Emirates il permesso di volare proprio su una delle due rotte che Alitalia ha conservato a Milano Malpensa, dopo che nel 2008 tornò a Roma nella vana ricerca di fortuna, lasciando in brughiera un deserto di Cassa Integrazione in aeroporto e di licenziamenti per i meno fortunati dipendenti dell' indotto.

Alitalia solo recentemente ha iniziato a considerare New York da Milano come rotta strategica, fino a Pasqua e per cinque anni ha volato soltanto quattro giorni la settimana, non certo quello che desidera chi viaggia per affari. Molta parte dei passeggeri fin qui ha fatto scalo in altri aeroporti europei come Londra o Parigi, dove trova maggior scelta di orari, prezzi più convenienti o la Prima classe, che non è offerta né da Alitalia, né dalle compagnie americane.

Emirates è notoriamente aggressiva nei prezzi, volerà più tardi degli altri, permettendo di fare una giornata di lavoro intera a New York e, per i fortunati che potranno permetterselo, offrirà anche la sua impeccabile First Class. Certo Alitalia, Delta, American e United dovranno ritoccare le tariffe, ma non sarà un gioco a somma zero se più passeggeri voleranno a New York direttamente, risparmiando tempo e denaro e, naturalmente, se più passeggeri voleranno fra le due capitali della moda.

Alitalia è restia a ricordare che tutti i suoi voli transatlantici vengono gestiti in una joint venture con Air France, KLM e Delta e che guadagna mandando i passeggeri italiani a Parigi e Amsterdam, dove proseguono con Air France e KLM oltre oceano. E' noto che Delta non vede di buon occhio il "sabotaggio" che Alitalia fa dei suoi voli da Malpensa per New York e Atlanta, spingendo oltre misura i voli con scalo in partenza da Linate.

Non bisogna quindi pensare che l' autorizzazione data a Emirates favorisca sì i passeggeri, ma a scapito di Alitalia e a vantaggio di un vettore straniero. Air France e KLM alleate di Alitalia, che gestiscono la maggior parte del traffico dal nord Italia agli Stati Uniti, sono straniere tanto quanto Emirates e la stessa Alitalia paradossalmente spera di essere comprata almeno in parte da Etihad, la cugina di Emirates che fa capo ad Abu Dhabi.

I vantaggi per l' aeroporto milanesi sono evidenti, un aereo di lungo raggio rende molto più di uno per Parigi, i passeggeri che faranno tappa a Malpensa, provenendo da Dubai, pagheranno cospicue tasse aeroportuali che altrimenti andrebbero nelle tasche dell' aeroporto su cui Emirates avrebbe ripiegato, se rifiutata dall' Italia. Molti approfitteranno per fare acquisti nei negozi di lusso dell' aeroporto e per il nostro Paese ci saranno più posti di lavoro e stipendi, più profitti e più tasse incassate dal fisco.

Ammesso che anche questa volta si riesca ad evitarne la chiusura, Alitalia non avrà mai le forze per presidiare Mlano Malpensa in maniera sufficiente e allora è opportuno concedere spazi a chi come Emirates sarebbe pronto a sfruttare una struttura costata miliardi ai cittadini e sottoutilizzata, ora con un volo verso New York, domani con altri sempre oltre l' Oceano Atlantico.

Se non vogliamo rassegnarci al miserabile do ut des per cui Air France concederebbe ad Alitalia qualche milione per sopravvivere stentando qualche altro anno, ma in cambio vuole terra bruciata nei voli intercontinentali dal nord Italia, è necessario che la politica di apertura sia chiara e netta. Forse non è noto che aprire un volo del genere costa anni di studi preparatori e un consistente investimento a sette zeri, a partire da quelli pubblicitari. Non si possono attrarre investitori se ci vogliono anni per ottenere un' autorizzazione e poi quest' autorizzazione, peraltro provvisoria e per soli diciotto mesi, viene ridiscussa in infiniti appelli e contrappelli. Ce ne sarà un altro a gennaio e ci sono tanti altri aeroporti europei che farebbero carte false per avere questo volo Emirates per New York.

La foto della pubblicità Emirates sui taxi di New York è di Cesare Caldi

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