Edoardo Beltrame
Guarda bene la bolletta
17 Settembre Set 2013 1348 17 settembre 2013

L’incredibile vicenda dei contatori intelligenti

Quando Enel dovette cedere parte delle sue centrali, perché in posizione dominate nella produzione di energia, si rafforzò nel retail, acquisendo reti di distribuzione e realizzando l’aggeggio che lampeggia nelle nostre case e che dovrebbe misurare correttamente l’energia.

Grazie a quell’aggeggio, Enel ha ora il monopolio dell’attività di misurazione dell’energia e, quando si controlla la domanda, è facile prevedere l’offerta. Enel, con il 30% della capacità produttiva, controlla in pratica il trading dell’energia.

Sul suo sito, Enel ci racconta i successi dell’operazione “contatori intelligenti” che tele-gestisce (ndr. gestisce da remoto) senza arrecare alcun disturbo all’utente, il quale, infatti, non sa nulla e paga le bollette.

I vecchi contatori, quelli con la rotellina che girava, sono in via di estinzione ma, nel caso lo abbiate ancora, non fatevelo cambiare, per nessuna ragione!

Quelli nuovi, elettronici e fatti in Cina da Enel, che la stessa Enel aveva progettato e brevettato, dovevano essere in qualche modo "rodati" e trenta milioni di utenti italiani, ignari di metrologia, rispondevano benissimo all’esigenza.

Aggeggi mai omologati, nè provati da alcun ente terzo, sono quindi comparsi dal nulla e dovunque perché, le altre utilities, che compravano ancora tutta l’energia da Enel, erano in pratica obbligate a installarli; se esaminate gli aggeggi, il logo Enel è infatti onnipresente.

Solo Enel sapeva come funzionassero, ma siccome il Testo Unico delle leggi metriche, tuttora valido, non li riconosceva come strumenti di misura, capirete perché è più corretto chiamarli aggeggi e non contatori.

Un libretto d’istruzioni del tempo diceva:

“Il simbolo CE attesta la conformità del prodotto alle direttive applicabili. E’ obbligatorio ai fini della commercializzazione e deve pertanto comparire visivamente su ogni elettrodomestico.”

Ma allora ci chiediamo, e sicuramente non si tratta di elettrodomestici, come può una norma venire applicata a strumenti che la legge non prevede?

Il risultato è che, ancora oggi, non sappiamo come funzionino e se misurino male o bene; se ci lamentiamo, Enel ci dice “dateceli che li proviamo noi” ma se ci rivolgiamo agli Uffici Metrici, non li riconoscono come strumenti di misura e scatta il sequestro ma, in assenza di una norma legale di riferimento, non possono neppure essere provati.

La strategia per imporli è stata sfiancante e hanno usato tutte le gabole possibili: hanno inventato le fasce di consumo, che oggi non interessano più a nessuno, hanno detto che avremmo potuto rilevare facilmente il consumo e che avremmo pagato solo quello che consumavamo.

Hanno detto che la sostituzione era gratuita e solo questo fatto, ammesso che lo fosse davvero, avrebbe dovuto farci riflettere.

Ne hanno sostituita una buona parte, senza neppure avvisare gli utenti, e senza modificare i contratti di fornitura in essere, tanto la liberalizzazione del mercato, che era alle porte, avrebbe assestato la mazzata finale.

Buono per l’industria italiana, direte? No, gli aggeggi vengono fabbricati in Cina da Enel, dopo aver fatto fuori un po’ di aziende del settore in Italia.

Imposti quindi con le opportune benedizioni di AEEG - l’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas - milioni di aggeggi hanno cominciato, senza essere omologati nè provati se non da Enel, a conteggiare miliardi il che, per non essere riconosciuti dalla metrologia legale, non suona bene.

Ma poi, perché perdere tempo per omologarli? Chi lo chiese fu subito accusato di essere contro il progresso tecnologico. Dall’altra parte c’era Enel che, come già faceva un altro, ci dava ancora tutta la luce.

Enel aveva una gran fretta di installare gli aggeggi perché, nel 2004, una delibera europea avrebbe previsto un iter di omologazione specifico per quel tipo di strumento, e l’operazione doveva concludersi prima che la delibera vedesse la luce.

Chissà poi perché il decreto di recepimento della delibera fu emanato solamente nel febbraio del 2007, quando ormai tutti gli aggeggi lampeggiavano trionfali nelle nostre case!

Ma siccome l’operazione cominciava a puzzare e Enel doveva mettere in sicurezza 32 milioni di aggeggi già installati, ecco il capolavoro finale, una clausola inserita nell’articolo 22 del decreto legislativo 2 febbraio 2007, n.22 Attuazione della direttiva 2004/22/CE relativa agli strumenti di misura, che recita

I dispositivi ed i sistemi di misura per i quali la normativa in vigore al 30 ottobre 2006 non prevede i controlli metrologici legali, qualora messi in servizio alla data di entrata in vigore del presente decreto, potranno continuare ad essere utilizzati anche senza essere sottoposti a detti controlli, purché non rimossi dal luogo di utilizzazione.

Quindi è tutto chiaro: siccome per gli aggeggi installati prima del 30 ottobre 2006 non erano previsti controlli metrologici legali, il problema era superato e nessuno poteva farci più niente.

La vicenda sarebbe anche passata sotto silenzio, se gli aggeggi funzionassero correttamente. A distanza di anni, e delle differenti tipologie installate, si scopre invece che non è così: innumerevoli i guasti, display che non segnano e dati che non possono essere letti da remoto.

In altri casi, invece, dànno proprio i numeri, che vengono sì teleletti, ma, sia Testo Unico delle leggi metriche che la stessa delibera europea, stabiliscono che il dato fidefacente della transazione, resti quello indicato dallo strumento e quindi, in caso di contestazione, solo a quello si deve fare riferimento.

Una catastrofe per Enel, e per tutti i distributori, se ci organizzassimo per capire quello che ci hanno rifilato e se chiedessimo, tutti assieme, una verifica degli aggeggi.

E poi, volendo pensar molto male, chi ci garantisce che non si possano fare altre porcherie come, per esempio, favorire, o sfavorire utenti, stabilendone da remoto il consumo. Oppure, ancora, stabilire a priori quanta energia possa essere ceduta alla rete da un impianto fotovoltaico.

Il fatto che esistano due categorie di utenti, quelli sfortunati, con aggeggi illegali, e gli altri, con contatori omologati europei, potrebbe anche richiamare l’attenzione di qualche costituzionalista.

Comunque, se ritenete la situazione accettabile, siete liberi di farvi gestire da remoto l’aggeggio che avete; assicuratevi perlomeno che ci sia un M dopo il simbolo CE. Di quelli sprovvisti della M, visto che dovrete tenerli a vita chiedendovi cosa siano e come funzionino, siete liberi di fare pulizia nei modi che riterrete più opportuni.

In un post precedente riportavo integralmente il dialogo di un’istruttiva trasmissione di Report del 2005.

AUTRICE
: Abbiamo qualche milione di contatori illegali oppure no?
 

LIVIO GALLO – (Responsabile Reti Enel) 
Assolutamente no. Noi siamo responsabili che il prodotto contatore elettronico, installato presso il cliente, garantisca il funzionamento.
 

AUTRICE – 
Glielo chiedo in un altro modo: perché sui contatori dell'Enel non ci sono dei bolli che dicono che lo Stato è venuto a verificarli?
 

LIVIO GALLO – 
Beh, noi rispondiamo a quanto viene richiesto dalla normativa nazionale quindi ci atteniamo a quanto viene prescritto ma garantiamo comunque, essendo costruttori e installatori del contatore elettronico, che questo risponde ai dati di qualità e certificazione.
 

AUTRICE – Lei mi garantisce che i contatori dell'Enel funzionano perfettamente. Ma lei è Enel. 
 

LIVIO GALLO – Assolutamente sì.
 

AUTRICE
 – Ma io vorrei sapere se qualcuno verifica voi? 
 

LIVIO GALLO – Noi seguiamo le prescrizioni che ci vengono date dal Ministero delle attività produttive e dell'Autorità per l'energia elettrica e il gas.

AUTRICE
 – Posso chiedere al MAP se un contatore della luce, voi che siete il Ministero delle attività produttive e vi occupate di metrologia legale, se pensate che sia uno strumento metrico o no e mi potete rispondere no o mi potete rispondere si? 
 

DANIELA PRIMICERIO – (Ministero Attività Produttive
) No! No perché capisco come è capziosa questa domanda. Questo è il mio problema. Nel senso che questo significa che a un certo punto poi la conclusione è allora i contatori non sono controllati da nessuno e c'è un mercato che non è controllato e il consumatore non è cautelato. Io questo non riesco a capire e quindi a questa domanda non rispondo. Domande capziose che possono essere capovolte anziché nel ben fare nel cattivo fare.


 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook