Fabio Brinchi Giusti
Parlare con i limoni
18 Settembre Set 2013 0848 18 settembre 2013

Combattere il complottismo è un dovere morale

Le teorie del complotto dilagano. Ogni giorno un esercito sempre più numeroso fra blog, siti Internet, giornali, pagine Facebook, radio e trasmissioni televisive lotta la grande guerra per rivelare all’umanità tutti gli oscuri progetti ideati da potenti gruppi segreti ai danni dell’uomo comune.

(ironia sulle scie chimiche dalla pagina FB "Protesi di Complotto")

Un tempo fenomeno ristretto e limitato, oggi il complottismo è entrato nell’immaginario collettivo. Tutti hanno sentito parlare, almeno una volta, di fenomeni come le scie chimiche, i misteri dell’area 51, il Nuovo Ordine Mondiale, gli illuminati o il Gruppo Bildberg. Studi realizzati negli USA hanno dimostrato che il 63% degli americani crede ad almeno una teoria del complotto. Anche in Italia hanno conosciuto grande diffusione e sono sbarcate anche in Parlamento con ben quindici interrogazioni presentate. I complottisti sono trasversali, dal berlusconiano Scilipoti ai grillini Sibilia e Bernini.

Numerosi psicologi e sociologi si sono dedicati al fenomeno, spiegare il perché teorie illogiche, assurde, contraddittorie e non dimostrate da nessuna prova concreta (anzi talvolta si è dimostrato che esse erano false come le scie chimiche, balla inventata alla fine degli anni ’90 da due truffatori statunitensi) abbiano comunque tanto successo. Difficile dare una risposta ma, in un’epoca confusa come la nostra, le teorie del complotto –senza dubbio– offrono risposte e soluzioni semplici per capire un mondo complesso e difficile. C’è un attentato, una guerra civile, una nuova malattia? Perché sforzarsi di indagare e capire quando puoi dare la colpa alla CIA? Sulla Stampa, nel suo bell’articolo sulle scie chimiche, Silvia Bencivelli ipotizza anche “l’appagante convinzione di essere i salvatori del mondo, soprattutto se si può diventare eroi restando comodamente seduti alla propria scrivania.

Il complottismo ha generato nuove forme di business, è impossibile calcolare il giro d’affari che ruota intorno a questo mondo fra banner pubblicitari, Google Adsense, gadget, conferenze, libri, DVD, donazioni paypal, film e altre fonti di reddito. Una miniera d’oro sulla quale si è lanciata anche la televisione come programmi come “Voyager” e “Mistero”.

Il complottismo però non è solo un fenomeno per simpaticoni. La diffusione di massa di queste teorie inizia ad essere pericolosa: convinzioni come l’inesistenza dell’AIDS o la possibilità di curare il cancro con il bicarbonato stanno avendo pericolose conseguenze sociali e sanitarie. Per non parlare dei legami che spesso ricorrono fra complottismo e razzismo, antisemitismo e omofobia. Esistono teorie del complotto che ritengono l’omosessualità una malattia indotta attraverso la vaccinazione o comunque un qualcosa di negativo favorito dalla massoneria e dalle lobby internazionali, altri che invece istigano odio contro gli ebrei ritenendoli i responsabili di molti cospirazioni internazionali (fu proprio una teoria del complotto anti litteram, i Protocolli dei Savi di Sion che aiutò a fornire giustificazioni ai pogrom e ai lager)o negando l’orrore dei campi di sterminio. Più volte i blog di debunking hanno evidenziato il legame fra molti esponenti del complottismo e movimenti vicino all’estremismo nazista o fascista (ad esempio qui o qui)

Inoltre il complottismo ha danneggiato anche chi lotta contro i veri misteri e le vere bugie del potere. Il rischio è che anche chi indaga sui veri lati oscuri della storia (cito ad esempio la trattativa Stato-mafia) poi finisca per essere liquidato come complottista e il suo lavoro screditato.

Il complottismo va combattuto. Ad oggi in Rete esistono decine e decine di blogger che quotidianamente smantellano con senso critico e metodi scientifici le bufale. Fra i tanti spiccano soprattutto Paolo Attivissimo e il suo servizio anti-bufala e il blog Perle Complottiste. Ma è un lavoro di nicchia, che non ha nemmeno un collegamento con i social network mentre al contrario Facebook e Twitter sono piattaforme utilizzate senza sosta dalla propaganda complottista.

Una propaganda così intensa da essere diventata oggetto della feroce satira di pagine come “Protesi di complotto” o “Siamo la Gente, il Potere ci temono”. Ma è una satira che predica soprattutto ai convertiti. Quello che manca nell’universo virtuale è un lavoro mainstream che sappia parlare a tutti, che smontando le balle con semplicità e chiarezza aiuti gli utenti ad accendere i loro cervelli e a riscoprire quel dono prezioso della razionalità e della logica. Perché il complottismo non si combatte con la censura (che è sempre stupida e ingiusta perché anche un complottista ha il diritto di esprimere le sue opinioni) ma con l’antica e nobile arte della divulgazione scientifica. Arte cui, un tempo, si dedicavano giganti come Isaac Asimov o Piero Angela ma oggi appare pericolosamente in declino, sopraffatta dai ciarlatani e dagli stregoni del Duemila.

twitter:@fabio_990

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