Gianmaria Tammaro
’O pernacchio
21 Settembre Set 2013 0755 21 settembre 2013

Scoperta a Napoli un'opera inedita di Leopardi

Era lì, in ordine insieme a tutti gli altri libri del prezioso corpus di Giacomo Leopardi, tra gli scaffali della Biblioteca Nazionale di Napoli. E nessuno, fino a ieri, se ne era accorto. Uno schema, linee guida, la raccolta di nomi, cifrari e citazioni. E un'idea: quella di creare l'ennesimo volume. Leopardi avrà avuto 27 anni mentre ci lavorava: si riconoscono la sua firma e il suo metodo. A fare la scoperta due ricercatori, Marcello Andria e Paola Zito, che hanno pubblicato un saggio sull'argomento, "Qualche postilla a Leopardi e Stobeo. Un inedito sentiero interrotto dalle carte napoletane (C. L., XII.7)", stampato sulla rivista "Teca. Testimonianze Editoria Cultura Arte".

L'opera di Leopardi altro non è che lo spoglio dall'Anthologion di Giovanni Stobeo, fermo e mai proseguito oltre il Sermo IX. Appare chiaro il metodo, scrivono Andria e Zito: procedere per gradi finché non si arriva alla forma ultima, completa e unitaria. L'idea di Leopardi era quella di tradurre e riorganizzare l'opera del bizantino, di darle un nuovo ordine e di riportarla alla luce; obiettivo mai raggiunto, ma di cui, dal 1825 a oggi, restano chiare tracce. Una scoperta sul modus operandi del poeta di Recanati: un foglio piegato al centro e firmato, tante pagine, quasi un centinaio, e un lavoro mai finito. Le indicazioni di Leopardi si dividono tra due colonne, a destra e a sinistra: gli autori sono in ordine alfabetico, seguiti dalla fonte e dal libro citati. Ancora non si sa perché il poeta non completò mai quest'opera. Alla Biblioteca di Napoli, il piacere - e l'onore - di conservarne il ricordo e la testimonianza.

Twitter: @jan_novantuno

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