Fabio Brinchi Giusti
Parlare con i limoni
21 Settembre Set 2013 1013 21 settembre 2013

Una giuria popolare non può giudicare la Costituzione

Beppe Grillo torna a sparare sulle istituzioni della Repubblica e in un post pubblicato ieri sul blog “Le pennichelle della Corte Costituzione” (vedi link) ha attaccato l’unico ente che era rimasto, finora, al riparo dai suoi attacchi.

Nella prima parte si accusa la Consulta di agire con lentezza: “Anche un bambino sa che il Porcellum è incostituzionale. La Corte non lo ha capito subito, ha avuto bisogno di tempo. Sono passati sette anni e Il presidente neo eletto Gaetano Silvestri ha espresso stupito "perplessità". Che siano i segretari di partito a nominare i parlamentari non scandalizza nessuno? La Corte Costituzionale non ha mosso un dito, ma ha agito invece con la velocità di un lampo per impedire l'abolizione dello spreco delle Province e l'abolizione dei privilegi delle pensioni d'oro. E il lodo Alfano in vigore dall'agosto 2008 al 7 ottobre 2009? Tredici mesi! Cosa facevano i giudici? Una pennichella istituzionale motivata dalla loro età? Il lodo Alfano doveva essere cassato in cinque minuti.

E’ il classico attacco di Grillo. Un mappazzone dove mescola concetti diversi e piega i fatti alle sue opinioni per far emergere la sua tesi. Magari con qualche omissione qua e là oppure trascurando il contesto e le circostanze storiche, un modo d’agire tipico anche del vasto mondo che ruota intorno al grillismo. Grillo accusa la Corte di dormire e di essere lenta, fingendo di non sapere (o forse non lo sa davvero) che la Corte non può agire di propria spontanea iniziativa. Agisce solo nel momento in cui o un giudice nel corso di un processo (ricorso in via incidentale) o lo Stato o le Regioni (ricorso in via principale) chiede di sindacare la costituzionalità o meno di una determinata legge sollevando un dubbio riguardo un determinato articolo della Costituzione.

Per questo la Corte ha agito contro il Lodo Alfano dopo tredici mesi e non dopo cinque minuti. Perché i tempi dei ricorsi sono lunghi, perché i ricorsi vanno motivati (e motivati che robusti richiami alla Carta non certo perché “anche un bambino l’avrebbe capito”) e perché se nessuno ricorre, la Corte ha le mani legate. Altro che pennichelle istituzionali.

Il post poi procede così: “I giudici della Corte (a parte il nuovo nominato Amato, il tesoriere di Bottino Craxi) chi sono? Ne avete mai sentito parlare? Percepiscono 427.416,99 euro all'anno, più di 35.000 al mese. Per fare cosa? I cittadini devono sapere. La Corte è formata da 15 persone in prevalenza nate negli anni '30. Cinque elette dal Parlamento, in sostanza dai partiti, cinque elette dal presidente della Repubblica di turno, quindi da una diretta emanazione dei partiti, e cinque dalla magistratura. Si può dire quindi che la Corte è un organo politico e non di garanzia

Nelle analisi di Grillo sparisce sempre la complessità e tutto viene semplificato all’estremo. Non si procede per logica ma per dogmi: lo stipendio. E’ alto? Quindi automaticamente è ingiusto. L’età. E’ alta? Quindi automaticamente sbagliata! Ci sono i partiti di mezzo? Quindi è un organo politico, quindi fa parte della Casta, quindi è sbagliato! Invettive utili per raccogliere il consenso di chi sta con la bava alla bocca in attesa di sputare su un nuovo nemico.

Ma le cose non si possono semplificare sempre così. E’ legittimo esprimere perplessità sulla nomina di Amato perché Amato è sicuramente un giurista competente ma è anche un ex politico dal passato controverso e la sua nomina si poteva evitare. È legittimo anche esprimere dubbi su uno stipendio così alto, come è legittimo auspicare austerità e tagli anche dalla Consulta. Ma dire che la Corte non è un organo di garanzia significa non conoscere minimamente la sua storia. La Corte, con i suoi difetti e i suoi limiti, è stato un baluardo nella difesa della democrazia e dei diritti nella nostra Repubblica. È l’ente che ha funzionato meglio di tutto, ha saputo leggere i segni dei tempi e spesso ha anticipato il legislatore. E’ lo stesso Grillo involontariamente a riconoscerle questa garanzia nel momento in cui cita la sentenza sul Lodo Alfano. Se Berlusconi è stato condannato come un qualsiasi cittadino italiano è merito di quella sentenza. Ed è solo una di tante sentenze che hanno, davvero, garantito il rispetto della Costituzione in questo Paese.

E poi, secondo il Movimento, la Costituzione non era intoccabile? Non sono proprio i suoi parlamentari ad essere saliti sul tetto per difenderla dalle “riforme della P2”? E’ allora perché Grillo va a contestare anche la nomina dei giudici che è stata stabilita con queste modalità, proprio nella Costituzione?

Ma è nell’ultimo paragrafo che Grillo tocca il fondo: “La Costituzione è scritta in modo chiaro, un documento comprensibile a tutti i cittadini, un ragazzo delle medie inferiori la saprebbe interpretare senza alcun problema. Ha solo 139 articoli. Una giuria popolare sarebbe più efficiente e più puntuale della Corte Costituzionale. Bisogna pensarci.

E’ vero. La Costituzione è scritta in modo chiaro e comprensibile. Ma interpretarla, ovvero riportarla nella realtà, studiando il singolo caso concreto è un’altra cosa. I manuali dove si studia la Costituzione, come ben sa ogni studente di diritto, sono mattoni fra le 500 e le 600 pagine ciascuno. Un lavoro complesso e delicato perché entrano in gioco i diritti e le garanzie di ciascuno di noi. Impossibile per un ragazzino delle medie, difficilissimo anche per un neolaureato.

Il richiamo alla giuria popolare è insopportabile. E’ stata già liquidata come una provocazione, ma è invece l’ennesimo attacco alle competenze e alla meritocrazia che è una costante del pensiero di Grillo. Eppure il concetto è molto semplice: se si rompe una caldaia, si chiama il tecnico non il giudice della Corte. Se si rompe una macchina si va dal meccanico. Se si sta dal male si chiama il medico. Se si deve interpretare la Costituzione, invece, non si chiama né il tecnico né il medico, si chiama il giurista ovvero il giudice costituzionale perché è il suo mestiere, perché ha studiato tutta la vita per quello!

Ma l’uno vale uno del Movimento significa proprio questo. Abbiamo tutti lo stesso talento, tutti le stesse capacità, tutti sappiamo fare tutto. Non serve studiare, non serve la cultura, non servono le competenze. Basta un po’ di intuito e qualche dogma e si può raggiungere qualsiasi conclusione. L’apoteosi della mediocrità.

twitter: @fabio_990

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