Emanuele Rigitano
Ego politico
23 Settembre Set 2013 0919 23 settembre 2013

Alitalia e il destino degli Schettini coraggiosi

Correva l'anno 2008, cadeva il governo Prodi e dopo un veloce tentativo di nuovo governo dell'allora presidente del Senato Franco Marini (colui che è stato bocciato da parte del Pd come Presidente della Repubblica) si andava alle urne. Silvio Berlusconi aveva un argomento forte per la campagna elettorale, l'abolizione dell'Ici sulla prima casa, ma non gli bastava. Voleva un elemento mediatico ancora più forte per stravincere le elezioni.

Arrivò l'idea di bloccare la vendita di Alitalia ai francesi di Air France, operazione gestita dal governo Prodi che avrebbe ridotto al minimo le spese per lo Stato per un'azienda ormai al collasso, con un impegno sostanzioso dei francesi. Berlusconi tirò fuori l'argomento dell'asset strategico e dell'italianità da preservare, così iniziò a parlare di "capitani coraggiosi" pronti a investire per far tornare la compagnia di bandiera ai fasti di un tempo. Eh sì, perché una volta Alitalia era sinonimo di qualità, e di prestigio.

Quel magnifico intuito elettorale si trasformò nei fatti in un appesantimento delle casse statali di più di 3 miliardi di euro, proprio nel periodo in cui scoppio la crisi finanziaria internazionale e i cui effetti stiamo ancora realizzando sotto i nostri occhi.

Come se non bastasse i cosiddetti capitani coraggiosi, dopo l'inchino a Berlusconi, ora scappano di fronte all'affondamento dei conti della nuova Alitalia. La pessima gestione e la crisi hanno reso i passivi non più sostenibili per i principali gruppi economici italiani (lo sono nel bene e nel male, basti pensare che va incluso anche il gruppo Riva dell'Ilva).

Ecco quindi la decisione di lasciare la compagnia di bandiera a un'altra società. Quale? Avete indovinato, Air France, fusa ora con l'olandese Klm. Purtroppo questa notizia rende vano lo spreco di denaro e di tempo voluto da Berlusconi. La cosa più triste è che questa operazione era già stata denunicata da alcuni proprio durante la gioiosa macchina da guerra berlusconiana, in primis da Marco Travaglio a partire da un lungo video pubblicato sul blog di Beppe Grillo (che si apprestava a cominciare la sua avventura nell'agone politico).

L'operazione non è definitivamente confermata ma pare sia l'unica scelta possibile per non far chiudere Alitalia. Ma a che condizioni Air France è disposta ora all'acquisto? Essendo anche i transalpini in perdita non vogliono occuparsi del miliardo di euro di debiti italiani. Che non vogliono essere pagati dagli attuali proprietari guidati da Colaninno, il padre del parlamentare Pd. Il dubbio è che tocchi di nuovo a Pantalone, che non ha più nemmeno le mutande.

Leggi pure "Alitalia: quanto ci è costata la cordata di Berlusconi"

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