Padania Valley
23 Settembre Set 2013 0933 23 settembre 2013

Expo2015: chi si chiama fuori non è classe dirigente

Takajuki e Pavel si incontrano, si conoscono e si raccontano. Takajuki è un ragazzo giapponese, del quartiere popolare di Hosaka - LaVioletta; a Milano ha trovato la sua strada, ha trovato il suo riscatto: ha faticato, fatto la gavetta, cambiato strade più volte, poi alla fine a Milano è diventato il miglior cuoco giapponese e ha aperto il suo locale.

Pavel è un ragazzo di Quarto Oggiaro di poco più giovane. Pavel sta ancora faticando, sta ancora facendo la gavetta e a Milano cerca il suo riscatto. Pavel e gli altri ragazzi dei quartieri popolari milanesi e lombardi riuniti nel network Giovani di Frontiera hanno elaborato progetti e a fatica in questi tre anni li hanno portati avanti grazie alle collette degli inquilini delle case popolari e grazie alla fiducia e sostegno delle proprie famiglie. Tutto il resto sin ora è mancato.

“Dovete insistere ragazzi, Milano premia sempre il coraggio, l’intraprendenza e la determinazione”, dice Taka, Pavel ascolta e ci crede. Ci credono ancora tutti i ragazzi di Giovani di Frontiera che, nonostante tutto, non desistono. Come sempre le periferie, i quartieri popolari indicano la strada alle istituzioni: è nei quartieri popolari che si vince la sfida per far crescere Milano, è solo includendo e organizzando occasioni di riscatto che l’Italia torna a crescere.

“Expo è la chiave di volta, la questione fondamentale” dice Giancarlo Giorgetti nel dibattito sulla fiducia al governo Letta. Lo sa il Presidente Napolitano che dopo aver facilitato la scelta di ministri chiave per garantire Expo, nomina giustamente proprio quei Senatori a Vita. Lo sa il Premier Letta prepara il terreno in Inghilterra, rilascia interviste alla stampa austriaca e prepara il terreno in Europa. Lo sanno Sala e Sangalli che da vera classe dirigente ci mettono la faccia fino in fondo con una piena assunzione di responsabilità anche per chi invece nasconde la testa sotto la sabbia. Lo sanno i ragazzi e gli anziani dei quartieri popolari che ancora oggi chiedono cose precise: innovazione tecnologica, riqualificazione del patrimonio, investimento sulla cultura come volano di sviluppo economico in un rapporto strettissimo tra territorio e dimensione internazionale, lavoro. E’ di questo che parlano alcuni dei loro progetti.

Questo racconta, ad esempio, il cortometraggio che hanno ideato da soli, con le risorse economiche delle proprie famiglie e quelle della colletta degli anziani dei quartieri popolari. Lo hanno fatto senza occupare abusivamente spazi, senza poter contare sino ad oggi su aiuti importanti e dotazioni tecnologiche, senza chiedere niente a nessuno. Meglio, in verità hanno pure chiesto, ma sino ad oggi le istituzioni non hanno creduto in loro. E tuttavia oggi per riuscire davvero, le istituzioni devono invertire la prospettiva: investire anche su questi ragazzi, sulle loro idee, sul loro entusiasmo e la loro determinazione. Se a Roma occorre continuare a passo spedito, le istituzioni locali ed Expo spa devono riuscire a rendere nei fatti quest’occasione come l’appuntamento di tutti i cittadini, lo strumento di riscatto sociale ed economico. 

E per farlo occorre necessariamente coinvolgere e generare benefici effettivamente misurabili dalle periferie, dalle loro famiglie, dai loro giovani. Come farlo? I cantieri, certo, le infrastrutture e l’urbanistica, sicuro ma soprattutto attivando un’operazione di marketing del territorio rivolta agli investitori internazionali, realizzando una narrazione collettiva proprio a partire dalle periferie milanesi e lombarde. Occorre coinvolgere in un percorso di idee, eventi e progetti la dimensione popolare che rappresenta la stragrande maggioranza dei cittadini, costruendo così anche occasioni di lavoro, piccole e grandi. Milano e l’Italia devono mettere da parte il senso di inferiorità e riconquistare fiducia in sé. Per riuscire “non la meta, ma il movimento che essa genera” conclude Taka. E i giapponesi, come gli inglesi quanto a ricostruzione ne sanno tanto quanto noi. We will. 

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