Big Food
24 Settembre Set 2013 1352 24 settembre 2013

La lezione di Big Joe

Chi non conosce Joe Bastianich, il giudice italo-americano di Masterchef imitato da Crozza e che lancia insulti e piatti in ugual misura? Bene, all’insegna del claim “Noi amiamo da sempre il Friuli, qui ci sentiamo a casa. Ora vogliamo ritornare per condividere le nostre esperienze”, mister “diludendo” assistito dalla mitica mamma Lidia è sbarcato a Cividale del Friuli – in frazione Gagliano - con il suo primo locale italiano. Si chiama Orsone, dal nome della collina di fronte (dove tra l’altro i Bastianich hanno le vigne di famiglia e producono l'ottimo bianco Vespa) alla struttura divisa in Tavern e Restaurant come vuole lo stile internazionale (a proposito, pian piano lo stiamo capendo pure noi…).

La cosa più divertente è stato leggere le critiche al locale. Tutti sono rimasti sorpresi dal fatto che solo dopo pochi giorni di vita era una macchina perfetta: buona cucina ( italiana e del territorio rivisitata con qualche tocco creativo più qualche suggestione americana) servizio impeccabile, patron che fa capolino con i tempi giusti a servire vino e sorrisi, musica giusta (scelta da Joe in persona che ha anche un gruppo, non lo sapevate?), prezzi corretti. La scoperta dell’acqua calda? Forse, sta di fatto che si è portato dietro da New York – esattamente da Del Posto - due persone chiave: lo chef spagnolo Eduardo Vale Lobo e il maitre umbro-friulano Andrea Sbrizzo. Viene da pensare che solo un figlio di italiani, cresciuto oltreoceano, conosca così bene pregi e difetti del Belpaese: uno chef già affermato rischiava di togliere focus al brand di famiglia. E un maitre esperto vale oro: farlo spostare da una città qualsiasi nella (sperduta) Cividale da noi era quasi impossibile.

Quindi, ben sapendo che da noi il concetto della messa a punto “on work” è quanto di più pericoloso (e spesso peggiora il concetto di partenza), Bastianich ha pensato prima alla “macchina” e non alla sola cucina. Esattamente l’opposto di quanto capita in Italia dove (quasi sempre) i nostri chef prima pensano a conquistare la critica, stupendola con effetti speciali nel piatto, e poi al pubblico pagante. La lezione di Joe, al di là che possa essere simpatico o meno, è che la ristorazione non è (solo) eccitare cuore o testa ma far uscire contento il cliente (quello pagante). Con la giusta dose di spettacolo ma soprattutto con tanta, tanta professionalità. Meditate, geniali cuochi d’Italia.

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