La schiena di Gino
26 Settembre Set 2013 1617 26 settembre 2013

Vocazione alla politica vs. etica dell'irresponsabilità

In una celebre conferenza tenuta a Monaco nel 1919, intitolata suggestivamente La politica come professione, Max Weber distinse nell'agire politico un'«etica della convinzione» e un'«etica della responsabilità». Il grande intellettuale tedesco non dimenticò di osservare la loro stretta interrelazione:

Non che l'etica della convinzione coincida con la mancanza di responsabilità e l'etica della responsabilità con la mancanza di convinzione. Non si vuol certo dir questo. Ma v'è una differenza incolmabile tra l'agire secondo la massima dell'etica della convinzione, la quale – in termini religiosi – suona: “Il cristiano opera da giusto e rimette l'esito nelle mani di Dio”, e l'agire secondo la massima dell'etica della responsabilità, secondo la quale bisogna rispondere delle conseguenze (prevedibili) delle proprie azioni. […] Se le conseguenze di un'azione determinata da una convinzione pura sono cattive, ne sarà responsabile, secondo costui, non l'agente bensì il mondo o la stupidità altrui o la volontà divina che li ha creati tali. Chi invece ragiona secondo l'etica della responsabilità tiene appunto conto di quei difetti presenti nella media degli uomini; egli non ha alcun diritto – come giustamente ha detto Fichte – di presupporre in loro bontà e perfezione, non si sente autorizzato ad attribuire ad altri le conseguenze della propria azione, fin dove poteva prevederla.

Di fronte alle continue e biunivoche fibrillazioni della maggioranza di governo (ultima tra le quali le minacciate dimissioni in massa dei parlamentari del PdL in caso di decadenza dal seggio senatoriale di SIlvio Berlusconi) che cosa avrebbe pensato Weber? Convinzione e responsabilità in Italia sono insanabilmente estranee l'una all'altra?

Una risposta l'autore di Gemeinschaft und Gesellschaft l'aveva offerta. Egli, infatti, aveva osservato che «l’etica della convinzione e quella della 
responsabilità non sono assolutamente antitetiche ma si completano a 
vicenda e solo congiunte formano il vero uomo, quello che può avere la 
vocazione alla politica». Molto probabilmente, la maggior parte del ceto politico italiano - anche di fronte al rischio della anti-politica o della crisi che attanaglia il Paese - non possiede (purtroppo) una tale vocazione. E' sempre più diffusa un'etica dell'irresonsabilità.

Twitter: @LucaG_Castellin

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