Giacomo Properzj
Largo ai vecchi
27 Settembre Set 2013 1422 27 settembre 2013

ALMA MAHLER COSÌ POTENTE COSÌ ANTIPATICA

A tutti può capitare, a me è capitato, di innamorarsi di una donna “importante”. Cioè di una donna che abbia grandi relazioni sociali e le gestisca con autorità. È un'esperienza frustrante che auguro a pochi e dalla quale si esce normalmente fiaccati psicologicamente soprattutto se la donna in questione, come faceva Alma Mahler, tiene un diario.
Alma Mahler è stata sicuramente la più grande “amatrice” dei primi anni del secolo scorso non tanto per la quantità, peraltro significativa, quanto per la qualità dei soggetti da lei presi di mira: il suo primo amore, per dir così, fu Gustav Klimt grande pittore austriaco da lei accusato di servirsi solamente di donne ebree per i modelli dei suoi quadri. Probabilmente qui nasce l'antisemitismo della signora Mahler nata Schindler che era gelosa delle bellissime figure liberty che Klimt raffigurava. Dopo l'esperienza con il pittore Alma riuscì a sposare il grande musicista allora soprattutto noto come direttore d'orchestra Gustav Mahler. Dopo pochi anni se ne separò dicendo tra l'altro che puzzava e lo tradì con Gropius, fondatore della Bauhaus, allora giovane tedesco perfettamente ariano. Quando Mahler si ammalò in America lei lo raggiunse e lo curò per il periodo della sua malattia in modo che per sempre acquisì il titolo di vedova Mahler. Da Mahler ebbe due figlie una morta molto giovane e l'altra, Anna, che finì la sua vita nel 1988. Da Gropius ebbe una figlia di nome Manon, molto dotata e che morì assai giovane anch'essa. Alma come vedova Mahler e poi moglie di Gropius ebbe però un'intensa relazione con il pittore Kokoschka che istigò ad andare in guerra, siamo nel '15, dove l'ottimo Kokoschka fu ferito gravemente ma non perdette l'abitudine di scrivere lunghe lettere ad Alma che gli rispondeva. Quanto a Gropius incitato anche lui a partire per la guerra trovò modo nell'esercito germanico di militare in un allevamento di cani e per questo, più volte, venne deriso da Alma che l'aveva proprio recentemente sposato. Passata la guerra Alma si lancia sul grande scrittore Franz Werfel con cui condividerà un lungo pezzo della sua vita pur dichiarando che era un piccolo grasso ebreo e che aveva scarse prestazioni sessuali perché dedito in modo morboso all'onanismo.
Queste furono le relazioni ufficiali di Alma Mahler ma accanto c'è una lunghissima fila di musicisti, pittori, personaggi della cultura che lei frequentò e conobbe biblicamente: da giovane era molto bella, invecchiando ingrossò come succedeva alle signore dell'epoca. La sua irrequietezza sessuale segna certamente una sostanziale frigidità cui il professor Freud cercò dapprima di porre qualche rimedio ma poi, essendosi permesso di mandare una parcella, non fu più consultato. Alma ebbe rapporti anche con la moglie di un grande industriale che sponsorizzava le sue iniziative culturali e i suoi giovani protetti. La poveretta poi finì, senza che questo turbasse mai molto Alma, ad Auschwitz.
La sua produzione artistica è confinata a poche opere musicali anche dai suoi più stretti ammiratori considerate non importanti. Le sue conoscenze personali nel mondo della cultura sono invece enormi trovandosi a Vienna che era, come si sa, prima della Guerra del '14, l'Atene d'Europa ma che dopo la Guerra del '40 scomparve com'è scomparsa dal panorama delle grandi capitali delle cultura europea. Curiosa è la sorte di Alma Mahler che per seguire il marito Werfel perseguitato benché antisemita emigrò in America poco prima dello scoppio della Guerra del '40 e ivi visse non completamente dimenticata ma senza la grande aurea che aveva in Europa fino alla morte (1964). Come vedova Mahler e come vedova Werfel in tutti e due i casi erano molto importanti i diritti che provenivano dalle opere musicali dell'uno e quelle che si aggiungevano provenienti dalle opere letterarie dell'altro. Tutto questo, e molto altro, è trattato nell'interessante libro di Catherine Sauvat ed.Odoya che è l'ultima opera scritta su questa figura significativa della decadenza di un secolo e della nascita della cultura del mondo moderno.
Figure come queste sono state talvolta indicate come faro della rinascita femminile: è possibile che sia così consultando l'enorme elenco degli amici, talora amanti, della signora e la loro alta qualità culturale e politica. Alma va apprezzata anche per la grande capacità di sfruttamento sociale delle sue relazioni. Da quello che ho letto su di lei, perché purtroppo non ho avuto modo di conoscerla, si capisce che mi risulta assai antipatica e non sarei stato ammesso al suo prestigioso salotto. D'altronde la sua vita, così disperata e magnifica, è qualcosa che val la pena di confrontare con le vite disperate e magnifiche di molte delle donne del nostro secolo che emergono sempre più numerose, per fortuna, nella società. Scoprendo che non tutte hanno le qualità di arrampicata sociale della signora Mahler ma anche che non tutte vivono in una società così ricca di proposte e sviluppi intellettuali: cioè la decadenza, che alcuni chiamano trasformazione, dei nostri archetipi culturali è tale che spesso anche le grandi capacità sociali di belle donne non riescono che ad essere una caricatura della semicaricatura Alma Mahler.
Non parlo dell'Italia dove la caricatura della donna di successo è portata con gusto circense a effetti grotteschi straordinari soprattutto nell'ambito della politica dove per forza di legge la quota rosa aumenta e aumentano le dichiaratrici di tutti i tipi e di tutte le occasioni che cercano di farsi luce tra i fari della televisione usando ogni mezzo da quello dei mariti cornuti, alle relazioni omosessuali, ai bambini nati e poi morti, ai cagnolini imbracciati come mitra, ai vestimenti leggeri e trasparenti, ai pensieri inesistenti e la difficoltà di mettere l'accento sulla parola Ermione.
Insomma questa vecchia puttana che aveva superato il puzzo semita di Mahler per diventarne la vedova e la percettrice dei suoi fruttuosi diritti malgrado l'antipatia che emana da tutta se stessa è ancora una figura smagliante nel panorama nostrano, anche se quello che rifulge non è lei ma la società che frequenta: la grande società della Felix Austria di Musil, di Richard Strauss e appunto di Mahler.

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