Marco Sarti
Camera con vista
27 Settembre Set 2013 2206 27 settembre 2013

L’incazzatura di Letta nella nota ufficiale del governo

Letta perde la pazienza e l’ufficio stampa di Palazzo Chigi si adegua. Difficile tradurre in una nota ufficiale il nervosismo del presidente del Consiglio. Almeno senza usare parolacce. Congratulazioni ai collaboratori del premier, che in serata raccontano con professionale distacco la crisi di governo in corso. 

Nella riunione dell’esecutivo sono volati gli stracci. Ministri del Pd e del Pdl si sono appena rinfacciati a vicenda le responsabilità dell’imminente dramma. Lo scontro è così evidente che il governo non riesce neppure ad approvare un decreto su cui già era stato trovato l’accordo, un provvedimento finalizzato ad allontanare di altri tre mesi l’aumento dell’Iva. Eppure agli addetti stampa di Palazzo Chigi tocca il difficile compito di condensare le tensioni in un comunicato. Qualche riga che il sito governo.it pubblica a riunione appena conclusa.

L’incipit è formale:
«Il Consiglio dei Ministri si è riunito oggi alle ore 20.05 a Palazzo Chigi, sotto la presidenza del presidente del Consiglio, Enrico Letta. Segretario il sottosegretario di Stato alla Presidenza, Filippo Patroni Griffi».

Dopo l’asettica introduzione, si entra nel merito del vertice: 
«Il presidente del Consiglio dei Ministri, Enrico Letta, ha manifestato in apertura l’esigenza ineludibile di ottenere un chiarimento politico e programmatico in Parlamento tra le forze della maggioranza che sostiene il governo».

Il meglio, però, arriva con il virgolettato del premier:
«Dinanzi a noi - ha detto il Presidente del Consiglio - c’è la necessità di un confronto il più duro e netto possibile. Non sono disponibile ad andare oltre senza questo passaggio di chiarezza. Un’efficace azione di governo è evidentemente incompatibile con le dimissioni in blocco dei membri di un gruppo parlamentare che dovrebbe sostenere quello stesso esecutivo. O si rilancia, e si pongono al primo posto il Paese e gli interessi dei cittadini, o si chiude questa esperienza».

Insomma, la fine dell’esecutivo è dietro l’angolo. Non solo. Il premier chiama in causa gli alleati del Pdl. Responsabili diretti, a suo dire, della crisi di governo. Il nervosissimo virgolettato di Letta prosegue:
«Non ho alcuna intenzione - ha concluso - di vivacchiare o di prestare il fianco a continue minacce e aut-aut. Quanto accaduto mercoledì scorso proprio mentre rappresentavo l’Italia all’assemblea generale delle Nazioni Unite - contestualità non casuale - è inaccettabile».

Le conclusioni sono disarmanti: visto che di fatto il governo non c’è più, il Cdm ha deciso di sospendere ogni decisione:
«In attesa del chiarimento si è reputato dunque inevitabile il blocco di ogni decisione governativa su temi, anche rilevanti, di natura fiscale ed economica. La sospensione è dovuta in particolare all'impossibilità di impegnare il bilancio su operazioni che valgono miliardi di euro senza la garanzia di una continuità nell'azione di governo e Parlamento».

Per i maniaci della precisione, un ultimo dettaglio:
«Il Consiglio ha avuto termine alle ore 22.40».

Amen.

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