Belfagor
1 Ottobre Ott 2013 1611 01 ottobre 2013

Il 25 luglio del Cavaliere

E così, è successo. La caduta si era già prodotta, nel novembre 2011. Poi c'era stato il recupero, straordinario, come straordinarie erano e sono le risorse del grande comunicatore. Recupero parziale, con milioni di voti persi, e con la destra collaterale ridotta a un campo di macerie. Non era bastato l'assalto di Fini. Non bastò quello di Monti. Da ultimo è stata la volta dei siciliani e dei ciellini. Certo non mossi soltanto dai più puri sentimenti di rivolta morale. Né, parrebbe, da qualcosa di simile all'amor di patria. Altre considerazioni avranno prevalso, altri calcoli. Ma tant'è. Era stato così anche per la fronda fascista, il 25 luglio 1943. Senza per questo voler escludere le motivazioni più alte. E' successo e doveva succedere. Più la sconfitta si avvicina più cresce la distanza tra i fanatici e i seguaci che non hanno del tutto perso la testa. I fanatici diventano spavaldi e gli altri non riescono più a seguire. si guardano intorno e capiscono che il quadro è cambiato o sta per cambiare, rapidamente. Questo non vuol dire che radiose prospettive si aprono. Nell'altro 25 luglio la gioia durò solo qualche ora. E poi venne il peggio, come sappiamo. Chissà, possiamo sperare che stavolta i tempi dell'espiazione siano più brevi. Intanto una pagina è stata girata. Un'epoca si è chiusa. Da domani nulla sarà più come prima, anche per i fautori dell'antico regime. C'è una destra da ricostruire, c'è una sinistra da ripensare, c'è un paese da rimettere in carreggiata. Tutte imprese di lunga lena. Possiamo guardare avanti con altro animo. Di questo siamo grati al destino. In una visione provvidenziale della storia quelle che paiono traversie diventano opportunità. Niente di automatico in tutto questo. Le opportunità vanno afferrate e sfruttate. Questa l'agenda, speriamo che gli attori siano all'altezza.

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