Fabio Brinchi Giusti
Parlare con i limoni
2 Ottobre Ott 2013 2017 02 ottobre 2013

E così Letta il secchione ha sconfitto Silvio il bullo.

Seppur presente in politica da molti anni, Enrico Letta non è mai stato considerato un leader. Per l'opinione pubblica era un personaggio di secondo piano, per la satira era giusto il nipote di zio Gianni.

Poi le politiche 2013 regalano lo scenario clamoroso che tutti conosciamo, con tre poli uguali e nessuna maggioranza in Parlamento. E, per una serie di coincidenze Letta si ritrova presidente del Consiglio. Nessuno lo aveva previsto.

Il governo Letta è stato finora uno dei più instabili della nostra storia. Un governo che dovrà agire schiacciato dai ricatti e dai dispetti del Pd e del Pdl, su cui pende già alla nascita l'attesa sentenza della Cassazione (che poi condannerà Berlusconi).

I due partiti sanno che dal nuovo governo rischia di non arrivare nulla di buono (elettoralmente parlando) e vi mandano tutti esponenti di seconda linea. L'unica eccezione è il segretario del Pdl, Angelino Alfano che teoricamente dovrebbe essere il leader del partito ma nella pratica viene considerato la "bad company di Berlusconi" (copryright Crozza).

Sappiamo tutti quanto siano stati travagliati questi primi mesi. Letta si è trovato a dover combattere con una maggioranza litigiosa che spesso, piuttosto che proteggerlo, lo ha attaccato ferocemente. Letta sembrava uno di quei secchioni delle scuole americane che tenta di studiare mentre i bulli lo tormentano senza pietà.

Ma anche la sua attività da premier è stata piuttosto oscurata. Letta è stato snobbato anche da inquilino di Palazzo Chigi, la popolazione si è concentrata su altri astri nascenti come Renzi e Civati o morenti cone il Cavaliere. Considerato nell'incoscio collettivo un presidente di transizione, non si conoscono eventuali fan club e nemmeno contestatori, non ha neppure un imitatore che lo prende in giro.

Il governo continua la sua navigazione incerta fino al caos surreale di questi giorni, quello che tutti conosciamo, quello che sembrava aver condannato definitivamente il governo all'estinzione.

Sembrava giunta l'ora della fine. Letta e Alfano dovevano tornare dietro le quinte, di nuovo al servizio del partito, a fare campagna elettorale nei comizi di provincia o nei talk show per un altro leader e non per loro stessi.

Circolano tante voci su cosa sia successo in queste ore. I complottisti si sono scatenati, gli analisti politici anche. Io ho una mia spiegazione un po' poetica e sicuramente irreale: i secchioni Letta e Alfano si incontrano nell'ora più cupa della crisi di governo. Si guardano e tristi sono consapevoli che non saranno più alla guida di nulla, che nel loro orizzonte non ci saranno poltrone così prestigiose come Palazzo Chigi e Viminale. E mentre pensano tristemente al destino già segnato, Letta e Alfano si ricordano che oltre ad essere secchioni e sfigati sono anche due democristiani. E restano al governo.

(Sarebbe da aggiungere che i nipotini di Andreotti hanno rifilato a Berlusconi la peggiore umiliazione che si ricordi in tutto il ventennio. Ma proprio perché sono i nipotini di Andreotti e Berlusconi è Berlusconi forse è meglio aspettare gli sviluppi dei prossimi giorni prima di sbilanciarsi)

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