Davide, Alessandro e Andrea
Failcaffè
4 Ottobre Ott 2013 1303 04 ottobre 2013

Chi non vuole essere terrorista?

E dopo le rivoluzioni 2.0, le primavere arabe, tunisine, forse turche.. (insomma, kebab!), le armi chimiche usate da Assad (no, dai ribelli, no..boh!), gli ispettori ONU in Siria-scena-del-crimine, le gaffe di Obama e i rattoppamenti di Putin, vi presentiamo un nuovo talk show televisivo: “Chi non vuole essere terrorista”!

di Silvia Cardascia

Venerdì scorso Stati Uniti e Turchia hanno predisposto la creazione di un fondo con l’obiettivo di sostenere le cause locali di prevenzione al terrorismo in Somalia, Yemen, Pakistan.

Formalmente denominato “Fondo globale per l’impegno e la capacità di resistenza della comunità” (Global Fund for Community Engagement and Resilience), sarà il primo fondo a compartecipazione pubblico-privata ed appoggio di organizzazioni locali. Lo scopo è quello di creare e monitorare programmi che canalizzino al loro interno target di individui “vulnerabili” al pericolo reclutamento dei gruppi terroristici (insomma, un po’come creare parchi giochi per raccogliere i bambini dalla strada).

L’iniziativa, che funziona come altri fondi globali per combattere malattie mortali (ad esempio AIDS, malaria, tubercolosi e TERRORISMO, appunto) è stata annunciata durante una riunione dei ministri degli esteri in occasione del Global Forum Anti-terrorsimo a New York. Ideatori: il Segretario di Stato statunitense John Kerry (si, sempre lui, il lancia droni) e il ministro degli esteri turco, Ahmet Davutoglu (l’architetto della politica estera turca, che ultimamente pende più della torre di Pisa). Gli Stati Uniti e la Turchia sono infatti i leader dell’organizzazione creata due anni fa da 29 Paesi e dall’Unione Europea con lo scopo di fungere da centro di “antiterrorismo civile”. (Civile perché non si avvale di missili e cacciabombardieri, tipici invece delle missioni di “pace” NATO,meglio ancora se con l’avvallo dell’ONU).

Gli Stati Uniti contribuiranno inizialmente con 2 o 3 milioni di dollari (debito pubblico statunitense e Obama Care permettendo). Il fondo sarà gestito da Ginevra (il famoso paradiso dei “fondi” fiscali). Altri potenziali donatori, oltre alla Turchia, saranno: l’Unione europea , il Canada , il Qatar , la Danimarca e la Gran Bretagna, senza contare i donatori privati . In dieci anni, secondo le previsioni, la macchina anti-terrore carburerebbe circa 200 milioni di dollari.

Vediamo perché quest’ordigno bellico civile sarebbe indispensabile: “I Paesi che vedono al loro interno processi di radicalizzazione del terrorismo hanno precedentemente dovuto fare affidamento sul sostegno ad hoc dei ricchi paesi donatori.

Infatti molti di essi non sono burocraticamente in grado di sponsorizzare piccoli programmi di intervento necessari per interrompere il fenomeno del terrorismo”, spiega William McCants, un ex- ufficiale del Dipartimento di Stato anti-terrorismo statunitense. “Ora quei piccoli Paesi possono rivolgersi al Fondo globale e sponsorizzare da sé programmi che terranno lontani i giovani dalle organizzazioni terroriste”.

Come funziona il programma. Creazione di veri e propri curricula: CHI NON VUOLE ESSERE TERRORISTA. Si prevede un programma di formazione professionale per i giovani a rischio di reclutamento da parte di organizzazioni terroristiche; nuovi programmi scolastici che educhino alla tolleranza e alle tecniche di soluzione pacifica di problemi (gli americani sono forti con il problem solving del resto); e dulcis in fundo l’utilizzo di siti web e social network per educare i giovani ai pericoli che scaturiscono delle “violente ideologie estremiste” (utilizzo di tutorial su Youtube??). Non c’è che dire, una formazione professionale di tutto rispetto, soprattutto per l’utilizzo di tecniche 2.0 d’avanguardia. E tanto di certificato di partecipazione a fine corso: Complimenti, non sei un terrorista ma siamo stati NOI ad averti salvato!

Insomma, un concentrato di innovazione in un’unica pillola da inghiottire tutta d’un sorso con un po’ d’olio di ricino. Giovani di strada da sottrarre alla minaccia dell’AIDS (pardon, terrorismo!) con corsi di “rieducazione” a discapito dell’ingrossamento delle fila di organizzazioni terroristiche che vengono finanziate dalle stesse nazioni che poi le combattono (praticamente uno scioglilingua!)

Ma se ci metti dentro le paroline magiche FONDO e GIOVANI, allora cambia tutto e diventa d’un tratto sostenibile, no-profit, equo e solidale! Se poi ci metti dentro la parola TERRORISMO diventa automaticamente: GLOBAL WAR FOR DEMOCRACY!!

APPELLO: Sei un giovane tra i 18 e i 30, disoccupato, inoccupato o in cerca di prima occupazione? Vivi in Pakistan, Yemen o Somalia? Non lasciarti reclutare, partecipa a “Chi non vuole essere terrorista”.In palio per te una mountain bike e una pentola in acciaio inox.

A questo punto, mi sorge una domanda spontanea.. Islam Punk o Punk Islam?

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