Massimo Sorci
Attentialcane
4 Ottobre Ott 2013 0825 04 ottobre 2013

Francesco, dai a Langone “senno e conoscemento"

Bene o male purché se ne parli. Ne ha uccisi più Oscar Wilde che la guerra. E sotto le macerie di questa citazione c’è finito – ancora una volta – Camillo Langone, ma magari lui se la ride e ci gode pure un po’. Vai a capire le pieghe dell’animo umano.

In rete lo stanno facendo a fette. Langone – che è uno scrittore e un intellettuale e un giornalista cattolico (ma non è questo il punto) – ha scritto una cosa molto urticante sulla tragedia di ieri a Lampedusa. Cerco di ridurre in pillole. Tutti quei morti sarebbero dovuti a quella che viene definita la “non indifferenza” e la “illusione dell’accoglienza”.

Il bello sta nell’incipit, poi se avete voglia leggete tutto il resto: “non li ho uccisi io che all'africano mendicante davanti al Conad non sgancio nemmeno i centesimi che mi danno fastidio in tasca, che all'asiatico ambulante che ogni sera in vineria tenta di piazzarmi una rosa non offro nemmeno uno sguardo”. Cioè, se tu - quando ti offrono un braccialetto o un accendino - guardi da un’altra parte, ecco, se fai così li salvi.

Non giudico dal punto di vista cristiano questa “strategia”. Magari Langone ha le carte in regola e, in fondo, il cuore umano c’è chi lo conosce meglio di me. Quello che è importante dire è che Langone, per troppo provocare, fa confusione. Come si fa a dire che esiste un rapporto di causalità diretta tra indifferenza e barconi? Avremmo già risolto il problema. E poi Langone ha paura. Tra tutti i morti di ieri magari c’era uno che sarebbe diventato – dopo aver venduto rose e accendini – un giornalista e un intellettuale migliore di lui.

Oggi, 4 ottobre, è San Francesco. Davanti al Crocifisso una volta disse: “dame fede dricta, speranza certa e carità perfecta, senno e conoscemento”. Su fede, speranza e carità non mi pronuncio. Però Langone di senno e conoscemento ne avrebbe davvero bisogno.

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