Cosimo Pacciani
La City dei Tartari
4 Ottobre Ott 2013 0111 03 ottobre 2013

Il Petrolio sono le Persone

Il paese a volo radente, immaginatevelo, l’Italia vista dall’alto, come un programma stupendo degli ultimi anni ’70, dove veniva raccontata la penisola vista da un elicottero. Un mondo di fortezze, castelli, chiese, campagne, borghi, villaggi. E gia’ allora si metteva un accento sullo spopolamento rurale, sulle campagne vuote, sulle migrazioni dal sud verso il nord europeo ed ogni altra direzione. Siamo un popolo di migranti, di viaggiatori, abbiamo dato nomi ai continenti. E, da sempre, siamo terra di approdo. Un ponte verso Africa ed Asia. Ma, se fosse arrivato oggi, San Pietro, magari sarebbe stato bastonato appena fuori dall’attuale Tirrenia, dove ancora vengono conservati tre gradini dell’antico porto pisano dove, dice la leggenda, la pietra angolare della Chiesa approdo’. Santi, mercanti, poeti, non necessariamente lavori separati. Marco Polo, Amerigo, Colombo. Abbiamo dato nomi al mondo, attraverso il latino e la fantasia dei nostri cartografi. La toponomastica e’ la mappatura umana del divino, del luogo, della circostanza. E il nomadismo lo abbiamo tenuto dentro, come il linguaggio dei gesti, utili per una terra dove si parlavano decine di dialetti e di lingue, fra Nord e Sud. Isole comprese.
E quella smania di viaggiatori, rifugiati della speranza, ce la siamo portati dietro per secoli. A poche centinaia di metri dal mio ufficio, si trovano le case di Don Sturzo e Mazzini a Londra, quando i nostri compatrioti erano considerati la feccia dell;universo, ladri, malfattori e stupratori. In America, schemi finanziari furono battezzati Ponzi dal nome di un mariuolo delle piramidi di origine italiota. Ma eravamo anche il paese dei grandissimi cantanti lirici, di Dorando Petri, di Modigliani. Malmenati ed accolti, coccolati nelle corti francesi e impiccati a New Orleans, per le accuse di criminalita’ organizzata. Abbiamo regalato musica, mafia, cibo e cultura al mondo. Naviganti, emigranti, disperati, affamati, sozzoni, sciuscia’, meretrici, poveracci. Eroi del quotidiano. Come i poveracci dei barconi, delle barche, degli yacht che alcuni curdi usarono nel 2010 per contravvenire alle regole della Bossi-Fini. La stessa legge che impedisce alle barche che vedono naufraghi di soccorrerli, in barba ad ogni trattato di assistenza umanitaria.

Quei morti di Lampedusa sono come noi, esseri umani, non ‘migranti’ ma persone. Cittadini del mondo, impauriti e stanchi, ma che sanno cosa vuol dire vivere altrove, abituarsi ad altre regole. L’Italia non e’ un’isola di civilizzazione circondata da barbarie, da alieni avidi di sangue e borsette di vecchiette. Siamo al centro del Mediterraneo, un emiciclo di culture raffinate e stupende, alienate solo dall’incuria occidentale, da quel tarlo di considerare xenoi, diversi, gli altri. Alieni a noi, alle nostre usanze, noi che usiamo la notazione araba per i numeri e che se non era per i turchi il caffe’ lo usavamo come piantina decoravita per l’arredo urbano.

Allora, di fronte a certe tragedie, a vedere le reazioni degli italiani normali, quelli che nel DNA hanno tracce di venti altri razze, ci si dovrebbe chiedere se l’Italia non stia buttando letteralmente a mare il suo vero petrolio, le persone, le risorse umaniste ed umanitarie che abbiamo. Se fossi oggi al governo, invece di fermarli, li sbarchi, li regolerei, li amministrerei togliendo linfa ai trafficanti di persone. Vuol dire organizzare non solo accoglienza per l’emergenza, ma inventarsi una filiera della solidarieta’, un’industria del Bene. L’Italia dei paesi spopolati, della deficienza strutturale, delle fabbrichette che chiudono per la concorrenza cinese o est europea hanno bisogno di forza lavoro, di famiglie, di bambini che giocano e ballano nelle piazze. Allora, accogliamoli. Trasformiamo un problema in opportunita’. Enorme. Stupenda. Traghetti dalla Libia, dalla Tunisia, dalla Turchia. Organizzati, controllati. Con residenze temporanee, ospedali per le emergenze, servizi di foresteria e corsi di lingua, apprendistati. L’industria del ‘non si soffre piu’, del ‘non si paga piu’ la mafia, la camorra’, ma si crea un approdo europeo a chi soffre, a chi scappa da guerre civili. Ci sono decine di lavori da offrire, anche umili, magari prima di scoprire che mediamente le persone che approdano in Italia hanno un livello di educazione molto piu’ alto di Salvini, Bossi e Pini. E sicuramente parlano molte piu’ lingue. E prima di considerare che, se si regolassero i flussi di queste persone, si ridurrebbe anche la criminalita’ nostrana che usa ancora gli schiavi, nei campi dei pomodori, nella prostituzione.

E si insegnerebbe la legge, il suo rispetto, si insegnerebbe come funziona la fiscalita’, che vuol dire che le tasse che vengono pagate dall’immigrato servono ad accoglierne altri. Un mondo dove gli F35 pattugliano le coste, dove l’Italia diventa la culla di una nuova Europa, multiculturale, a crescita demografica in positivo. Lo raccontano tante storie, lo strano e commovente caso di Badolato (http://www.france24.com/en/20100901-Italy-Welcomes-Immigrants), gli indiani Sikh che producono il parmigiano, i cinesi di Firenze e provincia, il mio amico Matteo, figlio di genitori di Capo Verde, nato a Genova, ed ora manager di un bar di grande fama a Londra. Perche’ il mondo del futuro e’ liquido, mobile, ci scappa sotto i piedi foderati in scarpe di pelle made in Chisenefregadove, basta che sia un posto dove I diritti delle persone vengano rispettati, dove il futuro sia un posto sempre migliore dell’oggi e dove TUTTI, dico TUTTI, ripeto TUTTI, rispettino le leggi, gli scafisti assassini e pavidi, gli ex presidenti del Consiglio e queste anime risalvate che approdano in Europa. Lampedusa, Europa. Noi, loro, anche quelli in fondo al mare, ammassati nelle stive del barcone affondato, Europei, perche’ desiderosi di umanita’.

Non migranti, ma uomini. Persone. Il Petrolio del BelPaese, il Talento del Pianeta.

Italia dal Cielo – La Sicilia
http://www.youtube.com/watch?v=iSPVSNf0f2g


Una piccola preghiera, se vi piace questo articolo, se credete che la speranza passi da ogni possibile pertugio, poro e pure conto corrente, fate una donazione alla Croce Rossa Italiana. Non c’e’ al momento una specifica indicazione per Lampedusa, ma io ho fatto un pagamento alle Emergenze INternazionali, specificando che volevo donare I soldi per le operazioni di assistenza di Lampedusa. Ecco, date, 5, 10, anche 50 o 100 Euro se potete. Poi, tornate qui e cliccate che vi e’ piaciuto non solo il pezzo, ma anche l’idea che si puo’ sempre fare qualcosa in piu’ rispetto all’indignazione, cambiare la foto del profilo o scagliarsi contro i post-coloniali del M5S alla De Battista o i leghisti dei fondi in Tanzania.

http://cri.it/flex/FixedPages/IT/Donazioni.php

SOUNDTRACK

LostBoy (aka Jim Kerr) – Refugee

http://youtu.be/YmlYbyfBVl8

Tinariwen – Live at Womad

http://www.youtube.com/watch?v=uUS0-0Fv7c8

 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook