A piedi nudi
4 Ottobre Ott 2013 1342 04 ottobre 2013

L’ira del Vescovo di Agrigento su quanto accaduto ieri.

Terribile circostanza tra i migranti del mondo. Sì perché ieri mattina ero alla Domus Mariae di Roma, invitata dalla Fondazione Migrantes alla presentazione dell’VIII Rapporto “Italiani nel Mondo”. Un appuntamento annuale imperdibile in cui si fa il punto della situazione dei nostri connazionali sparsi un pò ovunque.

Una giornata calda e davvero bella, così come era bello il posto scelto per la conferenza. Ho dovuto attraversare tutta Roma per raggiungere quel magnifico palazzo storico di ispirazione rinascimentale che si trova nei paraggi del Vaticano. Insomma tutto bene. Fino a quando non è cominciato il tam tam da Lampedusa.

Mons Giancarlo Perego, direttore generale della Fondazione, stava presentando il Rapporto degli Italiani nel mondo, quando qualcuno in sala è stato avvisato di quanto stava accadendo sull'isola. Il primo a ricevere queste terribili notizie è stato Mons. Francesco Montenegro, Arcivescovo di Agrigento e da poco nominato Presidente della Commissione Episcopale per le Migrazioni (CEMI) e della Fondazione Migrantes. Uno dei pochi peraltro scelto da Papa Francesco a farsi accompagnare a Lampedusa. Tanti lo cercavano per informarlo o per avere un parere.

Una volta finita la conferenza, a pranzo, per caso sono capitata vicino a lui. Mons. Montenegro si è scusato con gli organizzatori per il suo andirivieni dalla sala, ammesso che questo avesse importanza di fronte a simili tragedie, spiegando che lo chiamavano in tanti per delle interviste.

Abbiamo parlato di questa tragedia e anche io non ho potuto fare a meno di chiedere se, di fronte a queste situazioni tragiche ormai abbastanza diffuse anche se non certo di queste proporzioni, Lui provi sentimenti più di ira e rabbia, o di pietà o se non addirittura di rassegnazione.

“ Di costernazione, ha risposto. Non possiamo continuare a contare sempre tutti questi morti. E non possiamo più essere solo dei testimoni senza poter fare nulla. Le persone che si mettono in viaggio, come ha detto il Papa quando è venuto a Lampedusa, hanno delle storie di vita che si intrecciano con le nostre, che sono simili alle nostre. Il Papa ha dato un segnale, ma a quanto pare ancora ci vorrà del tempo prima che quel segnale produca degli effetti.

Non possiamo continuare a tenere solo la contabilità dei morti e rassegnarci passivamente. E contare: oggi 80, domani 10, poi altri 20….Sono vite umane, sono storie…”

Ecco sì, vite umane. Storie...A quel punto non ho potuto fare a meno di dire quanto io sia rimasta scossa nel sapere che i migranti che hanno ritrovato morti sulla spiaggia di Scicli siano stati “frustati” per far abbandonare loro la nave. Questo, ho anche aggiunto, lascia pensare ormai che il “commercio” umano abbia raggiunto livelli di spietatezza e crudeltà illimitati.

“ Non sono stati frustati – mi ha risposto con decisione l’alto prelato - sono stati solo spinti in acqua. I segni che qualcuno aveva su varie parti del corpo erano causati dal lungo viaggio che hanno dovuto affrontare per arrivare qui”.

Anche se poco cambia, sapere questo ha mitigato un po’ la mia rabbia e il mio sentimento di impotenza….

Il Vescovo intanto veniva continuamente informato e aggiornato di quanto accadeva sulla sua isola. E i “messaggini” lo aggiornavano sul numero dei morti. Un numero sempre più in crescita. E questo lo rendeva sempre più sofferente. Nel salutarci e con il volto sempre più incupito, mi ha confessato : ” Io sono indignato, perché l’amore porta sempre l’indignazione, no? La parola rabbia forse non ci sta. Anche se la rabbia, quella giusta però, quella ci sta. Passano i mesi, passano gli anni e non accade nulla. I mezzi di comunicazione continuano a parlare di emergenza. Ma se questa è ancora emergenza, forse dobbiamo cambiare il significato della parola emergenza.

E ora, ha aggiunto sussurrando mentre si allontanava, ci dobbiamo occupare delle bare. Già, dove le troveremo tutte queste bare?"

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