Segnali dal campo
8 Ottobre Ott 2013 0954 08 ottobre 2013

Città invivibili

Kofi Annan nel suo discorso a New York del 2002 diceva “non c’è nulla di più unificante e più urgente che il benessere dei bambini” ed esortava gli adulti “a passare dalle parole ai fatti costruendo un mondo a misura di bambino”.
Sono passati 11 anni e guardando le nostre città italiane possiamo constatare, ogni giorno, come questo invito non sia stato raccolto e come i bambini non possano vivere in libertà il loro ambiente e il loro contesto sociale.


La scelta di privilegiare i bisogni degli adulti e le attività produttive, a discapito della popolazione e del suo benessere, è divenuto talmente forte ed evidente da imporre come obiettivo primario la rivalutazione dei nostri spazi urbani ormai privati di ogni forma di umanità. Le città si sono trasformate in labirinti di macchine, inquinamento, rumore e pericoli. L'automobile ha assunto una tale importanza nella nostra società che ha condizionando le scelte strutturali e funzionali della città creando gravi difficoltà per la salute e la sicurezza di tutti i cittadini. Strade, piazze, vicoli sono a totale appannaggio di macchine e furgoni che hanno il “diritto di passo” in qualsiasi area (anche pedonale) per motivi commerciali di carico e scarico. A fare le spese, di questa iniqua regolamentazione delle città, sono i bambini, gli anziani, le mamme ed i papà che, per l’assurdo, togliendo i panni dei lavoratori produttivi (per i quali la città dovrebbe funzionare) si trovano imbottigliati nel traffico, sono costretti a estenuanti e continui accompagnamenti dei bambini sempre in macchina.
A ben vedere sembra quindi che questo far west urbano non premi nessuno, le città sono attanagliate dal traffico, i cittadini soffocano nell’inquinamento e la produttività viene danneggiata per le ore perse in macchina.


Come evidenzia la ricerca Children’s Independent Mobility di ISTC-Cnr promossa dal Policy Studies Institute di Londra, che prende in esame 15 paesi, l’autonomia di spostamento dei bambini italiani nell’andare a scuola è passata dall’11% nel 2002 al 7% nel 2010. Per fornire un metro di paragone l’autonomia dei bimbi inglesi è al 41%, quella dei tedeschi al 40% e quella degli olandesi del 43%.
Alla base di questi dati vi è la poca vivibilità delle città, la mancanza di piste ciclabili, di marciapiedi sicuri e agevoli per i passeggini, la mancanza di una comunità che interviene a creare un tessuto sociale atto a tutelare e sorvegliare i più piccoli. Si è perso il concetto stesso di città, nata per facilitare lo scambio all’interno della comunità, l’incontro e la vita sociale.


In Italia abbiamo il 17% di minori sul totale della popolazione, una media di 1,3 figli per donna e quindi un’elevata presenza di figli unici, questa situazione è legata alle difficoltò che si incontrano per la carenza di servizi per la prima infanzia, alla mancanze di agevolazioni fiscali e aiuti alle famiglie e alle difficili situazioni lavorative che non prevedono semplici forme flessibilità e part-time. In compenso abbiamo un parco auto in continua crescita dagli anni ’60 ad oggi con una media di 1,66 auto per abitante (più dei figli!)
Nel paese delle auto i bambini non camminano! Il 67% dei bambini viene accompagnato a scuola in macchina dai genitori (nel 2010 era il 50,5%) mentre solo il 16 % va a scuola a piedi da solo e il 17% va a scuola a piedi accompagnato da un adulto. Un livello di autonomia molto basso che riguarda i bambini dagli 8 agli 11 anni con importanti ricadute sulla loro emancipazione e sul loro livello di sicurezza emotiva e di socializzazione.


A pochi giorni dalla giornata mondiale del camminare che si celebrerà il 13 ottobre è importante iniziare a considerare che anche i bambini sono cittadini, che richiedono più autonomia e che hanno il diritto di vivere il loro quartiere riappropriandosi delle piazze per giocare. Il livello di vivibilità di una città è indice del livello di democrazia.

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