Andrea Tavecchio
Fisco e sviluppo
9 Ottobre Ott 2013 1241 09 ottobre 2013

L’urlo (gentile) di Ilaria Borletti per Scala e Piccolo

Ho visto sull’account twitter del Sottosegretario alla Cultura @ilaborletti l’urlo (gentile) che potete leggere qui sotto. Lo faccio mio. Rilancio anche una proposta che avevo già fatto in un post nel luglio del 2013. Facciamo come il Regno Unito dove una lotteria nazionale finanzia un fondo, The Heritage Lottery Fund, che sponsorizza progetti in campo sociale e culturale. In poco meno di 20 anni questo ha gestito più di 35.000 progetti avendo a disposizione circa 8 miliardi di euro.

L’Italia è la base fondante del made in Italy. Per tornare a crescere usiamo la cultura e il nostro patrimonio artistico, ma con risorse e strutture private senza nuove tasse e burocrazie ma valorizzando, nella Società, quello che già c’è ed ha dimostrato di funzionare bene.

Twitter: @actavecchio

Di Ilaria Borletti. Ancora ieri lo ha detto autorevolmente il professor Louis Godard, consigliere per la conservazione del patrimonio artistico del Presidente della Repubblica, presentando il libro -guida a Palazzo Serra di Cassano: “il nostro patrimonio è immenso e necessita del coinvolgimento dei privati. Ma lo Stato deve essere garante”. Il giorno prima già il Ministro Bray aveva segnalato l’importanza del contributo di tutti, e non solo dall’Italia, per dare a Pompei quella centralità e cura che sono doverose per un sito tra i più importanti al mondo. Una cura e centralità che si è cominciata a disegnare con la nuova governance prefigurata dal Decreto Valore Cultura, e che deve proseguire adesso facilitando l’afflusso di risorse – sotto la regia dello Stato e la cura scientifica delle sue strutture dedicate, tra cui le valorose sovrintendenze – pubbliche e private, nazionali e internazionali, verso tale patrimonio. Del resto ad Ercolano, sito che ho visitato di recente, la generosità di Hewlett Packard permette da qualche anno una fruizione e cura del sito inimmaginabile con risorse solo pubbliche. Oggi in primo piano è la questione del Teatro della Scala e del Piccolo. Nella redazione del l’importante Decreto Valore Cultura si è senza volerlo reso più difficile l’apporto di risorse private a queste due gloriose istituzioni culturali. Un errore che hanno segnalato in molti, e che anche il Governo si è detto pronto a riparare. Giustamente il Ministro, va detto a suo onore, ha dichiarato la sua volontà di accogliere l’appello preoccupato del Sindaco di Milano Pisapia. Ciò è possibile, ed è una buona notizia per l’Italia, perché finalmente il dibattito sul ruolo dei privati – che si arroventava troppo quando ero Presidente al FAI, ma forse i tempi erano ancora prematuri per una discussione non ideologica – sembra prendere una piega costruttiva e serena, pragmatica e riformista. Adesso la questione non sembra più focalizzarsi ideologicamente sul “se”, ma pragmaticamente sul “come”. Perché l’obiettivo sono i risultati, per il bene di tutti e sui beni di tutti, innanzitutto.

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