Luca De Cristofaro
Il labirinto di Cnosso
10 Ottobre Ott 2013 2250 10 ottobre 2013

La guerra dei simboli


Il 15 ottobre la nazionale di calcio italiana giocherà contro l'Armenia allo stadio San Paolo di Napoli per le qualificazioni Mondiali. Il giorno prima si allenerà allo stadio Giarrusso di Quarto, stadio dell'arcinota squadra antiracket 'Nuova Quarto Calcio per la Legalità'. Si sono espressi in tanti favorevolmente per questa scelta-simbolo che ha permesso ai media di cavalcare l'onda dell'anticamorra.

Da sempre molti sostengono quanto sia importante sperimentare e dimostrare la forza e il potere dei simboli contro le mafie e la loro cultura. Allo stesso tempo, con la stessa moneta le mafie, maestre del simbolismo più spregiudicato, hanno sempre puntualmente ripagato. Una continua lotta fatta di segni che celano codici da trasmettere alla società. Codici più o meno criptati, a volte efficaci, a volte no, indirizzati a tutte le fasce di età. Sia da una parte che dall'altra. Uno scontro senza scrupoli.

L'inefficacia di questi scontri si manifesta nell'eccessiva trasmissione di simboli. E in questo campo l'antimafia sembra perdere. Perché? Perché è stata negli anni, soprattutto in questi ultimi, inviata una mole esorbitante di messaggi contro le mafie. Non tutti hanno recepito questi messaggi poiché si è venuto a creare uno stato confusionario che ha comportato un decremento di valore di questi segnali.

Questa svalutazione creata stesso dall'antimafia ha provocato un effetto nauseante nella società. I cittadini sono nauseati a volte quando si parla di antimafia. Sembra che la missione oggi sia l'ipersensibilizzare le persone ma con risultati non molto radiosi. L'antidolorifico potrebbe essere una flessione di questo simbolismo contro le mafie andando a barcamenarsi su terreni più fertili quanto fruttiferi in merito alla concretezza nella lotta contro le mafie.

Meditate.

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