Cosimo Pacciani
La City dei Tartari
10 Ottobre Ott 2013 2340 10 ottobre 2013

RANT! - Gli Anni Acrigni

Ve la porteranno la testa del re decaduto, su un vassoio d'argento, tranquilli. Ci sara' una processione di centinaia di salome' piangenti e deliranti e soloni del potere, o di una parte del caotico sistema che governa il paese. Vi porteranno anche le sue cassaforti e la famiglia in catene e tre panchine di calciatori. E da quel momento, sara' la pace sociale. Od un cargo stracolmo di containers di mezze verita' e bugie ignobili. A cui far fare l'inchino di fronte al simulacro del paese.

Tutto sara' risolto in tempi velocissimi, perche' la giustizia non potra' condannare nessuno che ad un buffetto sulla guancia ed a farsi fare le foto mentre scopa una strada di un centro citta'. Dove c'erano campagne elettorali, sara' tutto spin, marketing, un logo di aree colorate e mondi sospesi sul vuoto. Ci venderanno, i designer, i candidati perfetti, bellini, curati e verranno messe in soffitta le camicie sudate a spiegare un articolo di legge in un cinema di una casa del popolo del Casentino, la passione civile che diventa uno scudo ed una spada con cui portare la lotta fino a Roma, fino all'emiciclo, oggi diviso fra liceali, professionisti, penitenzianti, digiunanti, magnamagnachedomanichilosa.

Eccovela la testa e, non ancora contenti, vorrete altro sangue politico, altri dazi da pagare, come se ci fosse in corso la Fiera del Levate. Ma, si sa, cio' che si fa uscire dalla porta rientra dalla finestra. E, stavolta, con coperchi, cambi shimano al pensiero unico e un'idea talmente distorta del paese, di quello che conta, vale, che sembra uscita dalla mente di qualche underperforming studente di matematica italiano. La cultura non e' il genio isolato, che spesso nasce per disperazione, dove la necessita' aguzza la furbizia del 'fare meno' o l'ingegno di trovare una maniera di fare, di essere altrove, almeno mentalmente.

La cultura e' un valore medio, e' quella conoscenza diffusa che appartiene/eva al popolo. Ai nostri nonni che, nonostante avessero studiato meno di noi, ci davano le paste in latino e Dante. Perche' a quell'epoca non c'erano gli hipster, non c'erano le frange decorate e dominanti dei reality showers, dei galleristi virtuali. Era tutta evidenza, o documentata esuberanza. Un mondo solido, rigido, anche. Ma ancora percorribile con onesta' e giudizio, common sense, direbbero gli inglesi. Senso della comunita', traslittero ed amplifico. Senso di quello che e' giusto per tutti, per le decisioni che cambiano la direzione delle storie e, se fa culaia, della storia, del mondo.

Ancora qui, nelle nebbie elettroniche e nelle more della piu' grande debacle dell'umanita', quella, mi si permetta, dell'umanita' stessa, ci dibattiamo. La rabbia un tanto al chilo, l'attesa, l'angoscia. Di una nuova fottuta regola morale, quel mondo intravisto, voluto, desiderato, sognato. Perche' qui siamo tutti MLK, tutti abbiamo un sogno, che alterniamo agli incubi. Voliamo bassi per la paura di decollare, per l'inconscia titubanza a volersi far notare. Per quello che intimamente vogliamo.
Ed allora, ve lo dico, con la faccia al vento del nord, in un ottobre assolato e fresco, che neanche le foglie quest'anno vogliono diventare gialle, tanta e' la voglia di un'estate dell'anima in giro:

Beato chi spiega, chi raccontera', chi dara' contenuti piuttosto che lay out, chi insegnera' poesie e memorie, beato chi lascera' un attimo da parte la sua supponenza ed accettera' la sua ignoranza.

Beato chi sapra' chiudere gli occhi di fronte agli errori, dare una pacca sulle spalle, e via, andare, ma non sapra', potra', vorra' accettare la corruzione, dello spirito, della cosa pubblica, chi sapra' puntare il dito, fino a farsi male ai legamenti, contro chi tradisce non tanto la Costituzione, ma l’essenziale segreto della societa’, che e’ quello di aderire, di condividere le regole.

Beato chi fara', costruira', ristrutturera', modellera', dipingera', scrivera', prendera' una chitarra per cantare una canzone, cucinera', per qualcun altro. Un altro che si chiama nipote, figlio, amico, padre, madre, nonna, nonno. Paese, comunita', parrocchia, circolo, sconosciuto che ha bisogno, [aggiungi nome].

Beati tutti noi, ora dannati all'Italia, ad un paese dove tutto rimane sospeso sul se, ma, se si fara', vedremo. Beati perche’ quello che abbiamo visto, che vediamo ogni giorno, i nemici che si abbracciano dopo la lotta, le scortesie cortesi di chi ha gia’ accordi sotto banco, i passaggi di proprieta’ politica, sappiamo come catalogarli, come manifestazione passeggera di un travaglio che va avanti da trenta, quaranta anni. Ergo, siamo beati, santi, santissimi e fottuti, ignobilmente traditi da chi dovrebbe proteggerci, da chi dovrebbe avere a cura i nostri sogni piu’ del loro mutuo. La distanza fra le stelle e il conto da pagare, ecco lo spazio in cui si misura la politica. Ad ognuno la sua scelta.

Io credo ancora nella nuova frontiera che passa da un abbraccio, una stretta di mano, un lavorio silenzioso attorno ai problemi, alle questioni. Credo nei beati che ho attorno, nelle persone che, nelle loro piccole azioni, fanno una politica molto piu’ eclatante, importante, di chi parla in TV o nei comizi. La politica del vivere le giornate come se fossero le ultime che ci siano date da vivere, ma le prime di un mondo nuovo, che dobbiamo/dovremmo accudire.

'Un giorno salimmo sulla terrazza piu' alta del palazzo. La vertigine ci prese, non tanto per l'altezza, ma per il fatto che da li' si vedevano le coste dei paesi confinanti. Ci prese una gran voglia di ripartire, ma non volevamo lasciare quella sensazione di essere su quello strapuntino di perfezione e di bellezza. Fu Alex a dirmi, brutalmente, 'e' il mondo a chiamarci, se lo ignorassimo anche stavolta, non ce lo perdoneremmo mai''

K. J. Okker - Metamorfosi delle partenze


SOUNDTRACK
Candlepark Stars – It gets better
http://youtu.be/LJeylFLuvMo

Wim Mertens – At the Edge of the Void
http://youtu.be/AW9I7fCgTG4

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