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14 Ottobre Ott 2013 2128 14 ottobre 2013

Green Card Lottery, torna la corsa al sogno americano

Quel pomeriggio di luglio del 2011 era un giorno molto speciale. Mio nipote nato a mezzogiorno, meno di trentasei ore da quando ero atterrata all’aeroporto di Brindisi, con valigie piene di ricordi (e soprattutto vestiti e accessori tecnologici), dopo un anno trascorso in California.

Dodici mesi mi erano serviti per prendere il famoso TOEFL, il certificato richiesto dalle università anglosassoni per ottenere il posto in un Master. Il mio inglese era abbastanza buono e un anno in California era servito a “raffinarlo” e magari guardarmi attorno per un lavoro. Nel 2010, la situazione economica italiana non era migliore di quella attuale e le speranze di un’occupazione si erano infrante più volte, spingendomi a un nuovo viaggio, stavolta verso la tanto desiderata America. Purtroppo, prendere un visto di lavoro in un settore come quello della comunicazione e del giornalismo è piuttosto complicato anche oltreoceano, se non altro perché la legislazione americana prevede che lo straniero da assumere abbia delle capacità a dir poco ”esclusive”, tali da non poter essere trovate in nessun cittadino con passaporto blu. Una lotta contro i mulini a vento, che mi aveva così portato a puntare all’Inghilterra, dove ero riuscita a ottenere una scholarship per un master in giornalismo. Tutto tornava così al suo posto, almeno fino a quel pomeriggio del 14 luglio.

Il destino bussò alla mia porta via internet: una email spam sul famoso “American dream” mi ricordava di aver fatto domanda per la carta verde nell’autunno 2010. Una mia amica, a San Francisco da molti anni, era al terzo o quarto tentativo e aveva convinto anche a me a “giocare” alla lotteria. La procedura è facilissima: sul sito del dipartimento americano, si compila un’application con dati personali. Data e luogo di nascita, titoli di studio, occupazione e una foto digitale. Il Diversity Visa program, istituito con una legge del 1990, spinge ogni anno 8-10 milioni di persone nel mondo a tentare la fortuna. Tuttavia, soltanto una piccola percentuale, circa 100mila immigrati, è selezionata nel mese di maggio, prima dell’assegnazione finale di 55mila carte verdi. Quest’anno il programma è aperto dal 1 ottobre al 2 novembre, dopo di che’ appuntamento al prossimo autunno.

Nell’anno in cui provai il DV lottery, fu segnato il record di domande, circa 15 milioni, 62mila ogni ora, per 30 giorni. Numeri da capogiro (insomma non sarà mica un caso se viene chiamata lotteria!). Ma a volte la fortuna aiuta gli audaci e così mi regalò la doppia emozione: quella di delusione quando, nel controllare a maggio la mia pagina personale, risultavo non vincitrice, e quella della incredulità quando, dopo un mese, un errore di sistema annullava i risultati e annunciava una nuova estrazione a luglio. “Sei tra le 100mila persone selezionate per la Dv Lottery. Questo non significa che hai ottenuto la green card, perché ne saranno assegnate solo 50mila nel corso dei prossimi mesi”. Questo è quanto recita la pagina personale dei vincitori, cui si può accedere solo con un codice che viene assegnato a fine compilazione della procedura. Se si perde quel codice, addio possibilità di controllare il proprio status e nessuno potra' mai sapere se hai vinto o no. Diffidare dalle comunicazioni non ufficiali: a mettere in guardia è il dipartimento di stato americano, che ricorda i casi di frode via email e quelli di agenzie che chiedono soldi per completare la pratica. Nessuna somma di denaro deve essere versata online, le tasse sono da pagare solo a visto ottenuto presso gli uffici consolari.

Passano di solito mesi di attesa prima che sia fissato l’appuntamento presso il Consolato americano del proprio paese. Finalmente, dopo due giorni tra visite mediche, un colloquio con i diplomatici americani, il controllo dei documenti e dei certificati penali rilasciati dalle autorità nazionali e il pagamento di tasse presso gli sportelli consolari, verrà finalmente stampato il visto DV per entrare negli Stati Uniti. Dopo alcuni giorni dall’arrivo in qualsiasi citta' americana, si ottiene una carta magnetica di color verde, simile ad una patente, che permette di vivere in America come residente permanente, con la possibilità di cercare lavoro in qualsiasi azienda senza preoccuparsi dello sponsor. Uno dei dilemmi per un immigrato è di trovare un’azienda disposta a pagare non solo il permesso lavoro, ma anche un avvocato che possa seguire l’intera procedura di domanda del visto. A questo si associa la questione tempistica, che richiede mesi prima che il visto sia emesso (e rende impossibile accettare offerte disponibili immediatamente).

Le critiche a questo tipo di sistema non mancano: i più scettici rimarcano problemi di sicurezza e l’interrogativo educazione scolastica di chi arriva, oltre al fatto che la procedura è più veloce di quella prevista per visti lavoro o ricongiungimento familiare. Insomma, la fortuna come discriminante nell’assegnazione dei visti non piace, ma rende possibile il sogno di chi difficilmente potrebbe emigrare in America, per via di un sistema complesso, con tempi di attesa lunghi e costi proibitivi per le aziende. E come Zuckerberg ha sottolineato durante la battaglia per la riforma dell’immigrazione, ad avere problemi sono soprattutto i lavoratori specializzati, quelli che stanno facendo oggi la fortuna dell’America. Good luck!

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