Padania Valley
14 Ottobre Ott 2013 1713 14 ottobre 2013

Lega Nord, c’è una scelta di linea da sostanziare

Tra la manifestazione di Torino della Lega Nord e il suo congresso, c’è di mezzo una scelta di linea politica: questa volta inevitabile. Questa volta, non come l’ultima.

Già perché il congresso federale dei padani del 2012 tutto ha fatto fuorchè definire un vero e proprio posizionamento di strategia, proposte e alleanze: ha utilizzato una fase, sostituito un gruppo dirigente diffuso, creato uno slogan ma nessuna discussione di prospettiva sostanziale.

Insomma l’imput di Giancarlo Giorgetti il giorno del Congresso della Lega Lombarda che ha visto Matteo Salvini prendere il suo posto, per il momento è lettera morta, o quasi.

“Non possiamo più vivere di rendita solo delle intuizioni di Umberto Bossi, occorre riaggiornare l’analisi e le nostre proposte” diceva poco più di un anno fa l’attuale Capogruppo alla Camera della Lega; e se Matteo Salvini da Segretario Nazionale si è impegnato non poco e con successo sul piano organizzativo e comunicativo, Luca Zaia e Roberto Cota hanno certo messo in campo un’attività amministrativa di razionalizzazione delle partecipate il primo, di investimento su Expo e al fianco degli imprenditori della Val di Susa il secondo.

In Lombardia a Varese il Segretario Matteo Bianchi recupera una vera unità del movimento riconsegnando a Maurilio Canton la responsabilità della scuola quadri che sotto il commissariamento di Garavaglia era stata sospesa, e il consigliere federale Andrea Mascetti insiste con l’associazione Terra Insubre su una riflessione legata ai temi dell’Europa dei popoli, della riforma fiscale e di un diverso rapporto tra Stato e Impresa di matrice liberale.

Intanto il consigliere regionale di Lodi Pietro Foroni convince l’Assessore Gianni Fava a puntare sul centro tecnologico padano come eccellenza europea sulla ricerca agricola e zootecnica, mentre il segretario milanese Igor Iezzi ricorda, per esperienza provata durante la passata amministrazione, alla Giunta Pisapia che non è pensabile scaricare nei quartieri popolari ulteriore disagio sociale e che il centro per i senza tetto in via Mambretti a Quarto Oggiaro non realizza riscatto sociale per le periferie ma le consegna anzi in una prospettiva sempre più problematica, tra integrazione difficile, servizi che mancano e disoccupazione giovanile.

E così alla manifestazione di Torino sui temi dell’immigrazione detta la linea Il Capo, Umberto Bossi “la politica non può dare risposte ideologiche, deve partire dalla realtà” e secondo un approccio riformista insiste “se non abbiamo da dare casa e lavoro è impensabile accogliere, giocare con le persone è pericoloso” oltre che cinico.

Tornano in mente le parole di Giancarlo Giorgetti al convegno di Terra Insubre sull’Europa quando si registra la debolezza politica dell’Europa in politica estera, tornano alla mente gli sforzi di Letta, Frattini e Casini per evitare l’intervento USA in Siria, tornano in mente le parole di Napolitano, Draghi e Monti sul ruolo dell’Italia come motore di un Europa più democratica.

Non è una caso che alla Camera e al Senato lo stesso Giorgetti e il capogruppo Bitonci portano a casa l’assenso del Governo alla funzione di referendum consultivi e confermativi sulle scelte di riforme ed Europa.

La Lega, dopo la sberla della Devolution, prova in Parlamento un’altra strategia perché il tema del federalismo, della riforma fiscale e del rapporto stato regioni è tutta lì e stavolta è vietato fallire.

Sullo sfondo di tutto ciò appare dunque incomprensibile la scelta di Flavio Tosi di spendersi in un progetto che dopo le europee potrebbe già essere superato, appare incomprensibile la scelta di Maroni di radiare dal movimento che volontariamente sta provando a costruire un altro pezzo di no profit in salsa padana: Padania Libera è un’associazione culturale tanto quanto Terra Insubre e la Fondazione di Flavio Tosi; il lavoro di recupero delle tradizioni culturali popolari attraverso il vocabolario dei dialetti non solo non indebolisce la Lega Nord, ma offre uno spunto culturale importante alla ricostruzione di identità e comunità in una fase delicata come quella che viviamo oggi giorno; Padania Libera è l’associazione di cui fanno parte ragazze e ragazzi che hanno speso l’estate a fare volontariato nei Paesi da cui arriva immigrazione.

Sullo sfondo di tutto ciò appare incomprensibile la scelta di Maroni e Garavaglia di assecondare le volontà di Milano e dell’assessore Bulbarelli in fatto di ripiano del deficit di partecipate pubbliche: appare incomprensibile ancora di più alla luce dei recenti rilievi della Corte Conti sulla pubblica amministrazione regionale.

La Lega Nord ha una scelta politica netta e di sostanza da fare perché non è solo Roma che può aver imborghesito in passato, ma pure può riaccadere, se si cede ad un centralismo regionale assistenzialista che rischia di appannare l’immagine di buon governo della regione lombarda su tanti fronti e dei tanti sindaci padani, forse ancora troppo poco valorizzati.

Perché non è UN sindaco a fare la differenza, bensì una rete di buoni amministratori a sostanziare un profilo di governo.

Sullo sfondo di tutto ciò c’è solo una raccolta di firme tra le centinaia effettuate, che i padani non hanno organizzato: quella sulla proposta Calderoli di rivedere le possibilità di incarichi pubblici.

Il Congresso della Lega forse è davvero alle porte e se così è si lascino da parte metodi bulgari di contrapposizione interna, ma si ascolti l’invito dell’Unico Vero Capo “no alle ideologie, sì a farsi carico dei problemi della gente per quello che la realtà ci propone”.

Riconsegnare la Lega all’intuizione politica di Umberto Bossi è il primo passo per riaggiornare proposte, alleanze, strategia, radicamento.  

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