Il prossimo ex-precario
15 Ottobre Ott 2013 1317 15 ottobre 2013

E se Priebke avesse ragione?

Ho letto con morboso interesse il testamento di un gerarca nazista vecchio nel fisico, ma lucido e fermo nelle sue convinzioni. E mi ha spaventato non il negazionismo, non il mancato pentimento, né la sequela di commenti deliranti in un senso o nell'altro (sintomo che in Italia il nazismo non ha mai attecchito, ma mai se ne andrà del tutto), ma il primo pensiero che ho avuto quando gli occhi si sono posati su quella firma in calce, dopo aver letto tutto ciò che, ancora, dopo 100 anni, aveva da dire sull'argomento.

E se avesse ragione lui?

Se anche solo una minima parte di ciò che dice fosse vero? Se quelle mistificazioni di cui parla e che noi tutti abbiamo studiato a scuola come la cantina della morale umana fossero realmente nulla di più che un bel piano mediatico orchestrato dai vincitori di una guerra lunga e, inevitabilmente, ingiusta?

Odio i complottisti, odio la dietrologia e so bene di star parlando più di fantascienza che di una possibilità concreta, ma d'altronde sui libri degli studenti spagnoli c'è scritto ancora oggi che Cristoforo Colombo era di Cadice.
In libreria si sprecano i romanzi fanta-storici in cui Hitler ha vinto e il mondo è andato avanti, ma qui il problema è un altro. Priebke è stato condannato per fatti accertati e 335 cadaveri sulla coscienza non sono pochi da digerire, obbedienza dovuta o meno ad ordini superiori. Ma gli insabbiamenti da parte degli Stati Uniti e di chi ha il potere dalla parte del manico sono purtroppo cosa nota e all’ordine del giorno. Non ci sono tribunali di Norimberga per i vincitori, né gogna mediatica ed è più facile per la mente umana dimenticare un orrore se commesso per fermarne un altro peggiore.

Come cambierebbe la vostra prospettiva storica e personale se, ad esempio, si scoprisse che i sei milioni furono poche centinaia di migliaia? O che la vita nei campi era fatta sì di lavoro duro, ma molto meno terrifico di quanto lo abbiano mai descritto?
Primo Levi pagato dagli americani per raccontare quelle cose e poi costretto a suicidarsi dal rimorso per aver tradito la sua gente. Certo farebbe impressione. Farebbe terrore, come solo la scoperta di aver vissuto nell’ignoranza per 70 anni lo può fare. Personalmente sono talmente assuefatto alla tragedia dell’Olocausto, delle Torri Gemelle, del Vajont o delle Fosse Ardeatine che qualsiasi nuova rivelazione mi sembrerebbe artificiale e posticcia come le verità che pretenderebbe di demolire.
Mio nonno la guerra l’ha fatta, la Russia l’ha vista e se da un lato mi dispiace che non abbia potuto raccontarmi tutto di quella terribile esperienza, dall’altro sono sollevato al pensiero di non aver dovuto ascoltare ciò che in quegli anni è passato davanti ai suoi occhi.

Per questo motivo anche se qualcuno venisse da me sbandierando dei documenti inoppugnabili che modificano e alleviano parti della storia di quegli anni, io non me la sentirei di giudicare i nazisti “meno cattivi”. La scritta “arbeit macht frei” non l’hanno messa gli alleati, i numeri tatuati sulle braccia scheletriche di uomini e donne sono a prova di complotto e le mille e mille bambine in cappottino rosso che giacciono sotto cumuli di cadaveri in mezzo alle strade non li ha creati la mia fervida immaginazione o un regista molto dotato.

Io Erich Priebke, capitano delle Schutzstaffeln durante la Seconda Guerra Mondiale, non lo perdonerò mai.

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