Segrete Stanze
17 Ottobre Ott 2013 1159 17 ottobre 2013

Pensieri sul dialogo tra Papa Francesco e Scalfari

Di Francis Eugene Talks jr.

Ho trovato utile e apprezzabile il tentativo di dialogo e confronto tra Scalfari e Papa Francesco. Grazie a questo dialogo appaiono i limiti e la debolezza del pensiero laicista-razionalista e relativista, trionfa invece la capacità del Papa di attrarre, sul maggior quotidiano italiano, laico, l’attenzione del lettore alla proposta cristiana (anche se esposta in modo innovativo), non integralista, incoraggiante e solo apparentemente disposta a qualche cedimento.

Normalmente gli argomenti di dialogo fra morale laicista e religiosa sono quelli di umanesimo laico. Su questi la decisione di confrontarsi dialogando presuppone l’obiettivo di realizzare una forma di convincimento creando il dubbio e provocando riflessione nel lettore più che nell’interlocutore diretto. Nel dialogo in oggetto ho trovato pochi argomenti di compromesso democratico per arrivare a una verità intermedia e invece ho letto volontà e disponibilità ad affrontare verità oggettive da approfondire a beneficio dei lettori.

Ciò con stili magari cui non siamo abituati, “gesuitici” forse, ma mi vien da dire: opportuni. Avete mai fatto gli esercizi spirituali di S.Ignazio? Ebbene, Papa Francesco ha cominciato a farli fare ad Eugenio Scalfari, lasciandogli credere di poter convertire Francesco al relativismo. Ce lo vedete Papa Francesco a esser disponibile a relativizzare la fede? Ma lo avete mai ascoltato e letto? Realmente si può pensare che Papa Bergoglio possa relativizzare il dogma, per esempio, della Incarnazione e Resurrezione di Cristo, accettando di ammettere che si è incarnato parzialmente e risorto temporaneamente? Ma andiamo...

Si impari piuttosto a riconoscere le virtù utilizzate di tolleranza, comprensione, carità. E lo si faccia senza forzare per trasformarle a tutti i costi in cedimento nelle laiche virtù di buonismo e pacifismo. Molti tentativi sperimentati di dialogo non han portato grandi risultati pubblici in materia apostolica, soprattutto in dialoghi con lo scientismo, laicismo illuminista, materialismo marxista, ecc. Se è vero che chi ha la fede cattolica “possiede la verità”, perché deve dialogare per cercarla in altre religioni o filosofie ? Direi per trasmetterla. Per riuscirci, il dialogo con il non credente consiste non nel dargli subito torto, ma nel creargli dubbi, nel non farlo sentire “a posto”, nel poter mantenere un contatto intellettuale o sociale con lui. Senza dargli ragione.

Bene, certo questo tipo di dialogo è stato utilizzato in modo rivoluzionario da Papa Francesco, quasi generando un modello nuovo,“bergogliano” se si vuole. Esperienze passate di dialogo lasciano temere che aprendosi alla modernità si rischi che la controparte possa chiedere sempre di più incoraggiando il cedimento e il cedimento rischi di rafforzare la pretesa di dimostrare l’inconsistenza di ciò cui si crede, la sua debolezza.

Che fare, pertanto? Non si deve dialogare più? Ma per dialogare... si deve poter dialogare, avere lo spazio, la platea per farlo, i tempi e i modi. Papa Francesco ha insegnato che nel dialogo si deve cercare di dare vera carità all’interlocutore, spiegando la verità in modo caritatevole. Certo: non si deve cedere alla tentazione di cercare o accettare compromessi con altre morali in contrasto o relativizzanti la propria morale. Per dialogare in modo effettivo si deve anche saper ammettere che l’abilità dialettica dell’interlocutore è sempre operativa. Essa sa usare argomenti, magari non esplicitamente utilizzati, per confondere.

Si ricordi che il dialogo avviene spesso su concetti chiave tipo giustizia sociale, ricchezza-povertà, pace e coesistenza. Il confronto è pertanto sempre una sfida intellettuale influenzata da conoscenza dei fatti, capacità logica ed emotiva. Ma attenzione, ecco il punto di riflessione che proporrei quale “lezione” di Papa Francesco: è pericoloso voler vincere a tutti i costi nel dialogo. Infatti si può perdere se si appare rigidi integralisti e l’interlocutore relativista crea simpatia per se stesso soccombente perché aperto, con buona volontà, senza una verità unica e dogmatica. Alla fine, senza dubbio, il dialogo deve servire alla verità, altrimenti a che serve? 

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