Fabio Brinchi Giusti
Parlare con i limoni
17 Ottobre Ott 2013 1308 17 ottobre 2013

Un monumento per Priebke

La morte centenaria del nazista Erich Priebke ha riaperto ferite che si credevano cicatrizzate. Il suo funerale si è trasformato nell'ennesima farsa con lo Stato che si è mostrato balbettante e incapace di gestire la situazione con buon senso e mano dura.

E mentre la bara di quell'uomo spietato viene scaricata senza trovare una terra così maledetta da accoglierla, i provocatori provocano e chi vuol mettersi in mostra coglie l'occasione per farsi -senza scrupoli- autopropaganda.

Assistiamo in questi giorni a rievocazioni drammatiche: la propaganda nazista che torna sotto forma del testamento della SS in cui afferma che le camere a gas non sono mai esistete e che gli ebrei hanno la loro parte di colpa. Viene da chiedersi quale colpa abbiamo avuto i bambini, i neonati trascinati nei lager e viene da chiedersi anche che fine abbiano fatto, dato che nessuno ha mai visto i loro cadaveri.

Assistiamo, dall'altro lato, alla versione 2.0 di Piazzale Loreto, con il carro funebre presso a calci e a insulti.

Negli anni '50, il generale Kesselring, comandante delle forze tedesche in Germania e quindi superiore di Priebke, disse che non era affatto pentito dei suoi crimini e che anzi avrebbero dovuto fargli un monumento.

Gli italiani dell'epoca non fecero tante scene, non presero a calci i cadaveri, non si scaricarono le bare a vicende ma con molta dignità gli risposero così:

"Lo avrai camerata Kesselring, il monumento che pretendi da noi italiani ma con che pietra si costruirà, a deciderlo tocca a noi. Non coi sassi affumicati dei borghi inermi straziati dal tuo sterminio; non colla terra dei cimiteri dove i nostri compagni giovinetti riposano in serenità; non colla neve inviolata delle montagne che per due inverni ti sfidarono; non colla primavera di queste valli che ti videro fuggire.

Ma soltanto col silenzio dei torturati più duro d'ogni macigno; soltanto con la roccia di questo patto giurato fra uomini liberi che volontari si adunarono per dignità e non per odio, decisi a riscattarela vergogna e il terrore del mondo.

Su queste strade se vorrai tornare
ai nostri posti ci ritroverai
morti e vivi collo stesso impegno
popolo serrato intorno al monumento
che si chiama ora e sempre
Resistenza."

(la poesia è opera di Piero Calamandrei ed è nota con il nome di "lapide ad ingnominia")

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