Giacomo Properzj
Largo ai vecchi
19 Ottobre Ott 2013 1425 19 ottobre 2013

Sergio Stanzani

E' morto l'altro ieri Sergio Stanzani. Nell'Italia di oggi il suo nome non era tanto conosciuto, è un merito, se non dai militanti del Partito Radicale. Era invece noto a quelle generazioni di donne e di uomini che si erano accostati alla politica universitaria a partire dal dopoguerra fino alla fine degli anni 60' perché era stato insieme con Iannuzzi, Roccella, Rossi Barone e pochi altri il redattore nel 1947 della Dichiarazione di Goliardia al Caffè Florian di Venezia. Quel documento, per intenderci, che incomincia “Goliardia è cultura, intelligenza, amore per la libertà ” e che è stato il manifesto e la speranza, breve per altro, di una generazione intera di giovani italiani. La fondazione dell'Unione goliardica italiana (Ugi) diede concretezza a queste speranze e per un momento la gioventù intellettuale italiana sembrò collocarsi su una posizione di liberalismo avanzato e moderno caratterizzato dall'ironia beffarda e allegra come è sempre presente nel mondo culturale e nella letteratura moderna. In questo stava il collegamento con la migliore tradizione italiana ma anche con il mondo internazionale e particolarmente quello anglosassone, così diverso dalla cupezza del mondo germanico a cui per anni, anche prima del fascismo, l'Italia era stata portata a porsi come esempio. Come si sa l'ingresso nell'Ugi delle sinistre comuniste e socialiste, la nascita dell'Intesa cattolica portarono poi questo mondo giovanile ad assomigliare malauguratamente a quello dei partiti e a poco a poco a burocratizzarsi, a renderlo sempre meno “goliardico” e sempre più “politico”. Per altro in antitesi con i movimenti giovanili dei partiti tradizionali e mantenendo una propria autonomia culturale e politica che permise poi ai dirigenti del mondo universitario di trasferirsi, in gran parte, nel mondo politico propriamente detto con varia fortuna.
Di questa parte di storia, dove Stanzani fu protagonista, si parla poco e il tentativo di scriverla si è perduto con la morte di Paolo Ungari. Marco Pannella, che è stato un protagonista di quella esperienza, ma non firmatario della dichiarazione di goliardia come, sbagliando, Radio Radicale ha detto, dovrebbe occuparsi di più di rievocarla come radice sua e di una classe dirigente che, per essere chiari, ha fallito il suo compito ed è quasi completamente scomparsa. Ma quel momento, quell'istante, di allegra speranza e di recupero della tradizione dei clerici vagantes del basso medioevo è stato qualche cosa di inimitabile e grandioso perlomeno nella storia personale di quelli che, anche più tardivamente, l'hanno vissuto. Nell'Italia miserabile e odiosa nella quale viviamo sembra quasi un sogno, anzi “l'ombra di un sogno fuggente”, ricordare la dichiarazione di goliardia che vale la pena qui ripetere in ricordo e in onore di Sergio Stanzani piccolo ingegnere di Bologna che sorridente e beffardo l'ha firmata al Caffè Florian tra un Campari e e una risata:
“Goliardia è cultura e intelligenza. È amore per la libertà e coscienza della propria responsabilità di fronte alla scuola d'oggi e alla professione di domani. È culto dello spirito che genera un particolare modo di intendere la vita, alla luce di un'assoluta libertà di critica, senza pregiudizi di fronte a uomini o istituti. È infine espressione delle antichissime tradizioni che portarono nel mondo il nome delle nostre libere università di scholari.”

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