Gianmaria Tammaro
’O pernacchio
20 Ottobre Ott 2013 0816 20 ottobre 2013

Bonifiche: il nuovo business di camorra e mala politica

L'11 Ottobre scorso, in contemporanea su Vailigia Blu e su Fanpage, usciva un interessante articolo di Arianna Ciccone: Terra dei fuochi: bonifiche a risichio di infiltrazione mafiose e il fango sui cittadini che protestano. Stamattina, dopo aver rivisto sui vari tabloid la storia Orlando-Caldoro, sono andato a rileggerlo. E credetemi: il rischio che la camorra e la mala politica utilizzino l'emergenza che loro stessi hanno creato per tornare a guadagnare non è semplicemente alto; è sicuro: praticamente certo.

In regime di crisi, quando il governo dichiara lo stato di emergenza, viene nominato un commissario straordinario, che può - e questa è la cosa più allarmante - bypassare le normali procedure di appalti, subappalti e utilizzo delle risorse. Per intenderci: in caso di crisi dei rifiuti, pur di ritirare la monnezza dalle strade, si può chiamare l'Agenzia di Tizio, che tanto ci sta cara, senza tenere conto del libero mercato e di tutte quelle altre cose - equa concorrenza - che tanto piacciono a noi occidentali. Paradossalmente, quindi, rischiamo di ritrovare le stesse persone che ci hanno portato in questa situazione a gestire l'emergenza: perché il mercato vero, oggi, soprattutto in una terra martoriata come quella della Campania, è quello della differenziata, della bonifica, dei sistemi alternativi agli inceneritori e alle discariche.

Dell'articolo di cui vi parlavo sopra, e che vi consiglio caldamente d'andare a leggere, c'è un passaggio, quello iniziale, che mi ha particolarmente colpito: «La camorra non sia un alibi. La responsabilità è politica». La Ciccone cita Amalia De Simone, giornalista del Corriere.it, che da anni si sta occupando dell'argomento - se di argomento si può parlare - Terra dei Fuochi. «L’attenzione sui morti e sulle bonifiche – la De Simone continua – è quanto meno sospetta». La storia delle bonifiche, specie nel sud Italia e specie tra Napoli e provincia, è sempre stata, per usare un eufemismo, una storia infinita: senza capo, né coda; un assalto continuo, assurdamente pacato, che si è risolto sempre in un nulla di fatto.

Ora, Caldoro fa la voce grossa con Orlando. Che dice no ad una legge speciale, visti i tempi e le modalità, e che tuttavia conferma di non voler lasciare sola la Campania. Caldoro rilancia con un decreto per «domani», cioè oggi. Altrimenti, insiste, vorrà dire che «il governo vuole abbandonare queste terre colpite da sversamenti illegali da tutto il Paese». La verità, caro Caldoro, è che quello che serve adesso non è una legge e non è nemmeno un decreto; è rimettere la gestione della propria terra in mano ai cittadini, farli partecipare alla scelta delle politiche gestionali ed ambientali. Perché a lasciare troppo spazio alla classe dirigente, quella d'oggi e di ieri, s'è finito per arrivare al disastro.

Twitter: @jan_novantuno

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