Belfagor
20 Ottobre Ott 2013 1001 20 ottobre 2013

Di apocalittici non abbiamo bisogno

E, riprendendo il famoso titolo di Eco, potremmo aggiungere: e ancora meno di integrati. Già, perché la situazione è grave, per certi aspetti, catastrofica. Le diagnosi in tal senso si moltiplicano. Ultima quella sottoscritta da Galli della Loggia oggi sul Corriere della Sera:

"L’Italia non sta precipitando nell’abisso. Più semplicemente si sta perdendo, sta lentamente disfacendosi. Parole forti: ma quali altre si possono usare per intendere come realmente stanno le cose? E soprattutto che la routine in cui sembriamo adagiati ci sta uccidendo?"

In casi del genere, come insegnano gli esperti in materia, non serve a nulla sperare nella soluzione miracolosa, né credere che all'ora X del disastro debba corrispondere l'ora zero della rinascita. Tutto questo è solo molto superstizioso, ha a che vedere con il pensiero magico, e non con un approccio razionale. Che cosa c'è dentro la catastrofe? Ci sono cause strutturali, c'è una mentalità, uno spirito, che andrebbero rivisti in modo radicale e cambiati, per non dire sostituiti. Non è un'impresa realizzabile in tempi brevi. Se invece si ragiona su ciò che si può combinare adesso o nei prossimi mesi o anni, ci ritroviamo sul terreno della politica. E qui per gli apocalittici, la partita si fa difficile.

Bisognerebbe dire chi può fare cosa, e con quali tempi. Passo dopo passo. Niente ora X, anche se l'idea del nuovo inizio totale è attraente. E niente illusioni. L'uscita dal disastro, se c'è, non può che essere lunga e tortuosa. Poi sarebbe meglio avere un orizzonte, una prospettiva di lungo periodo. Gli attori del cambiamento dovrebbero sapere e far sapere al pubblico dove vogliono andare e con chi. Non sembra esserci molto spazio per i moderati pieni di timori e cautele. Questo sarebbe il momento degli strateghi coraggiosi. Non se ne vedono in giro. Neppure Renzi lo è, a ben vedere.

Diciamo per concludere che si sta aprendo una partita davvero grossa e impegnativa. Mancano al momento i giocatori all'altezza. Ecco allora come si traducono in termini politici la lamentazione sul declino e la diagnosi sulla crisi di sistema: una nuova offerta di personale umano e di idee sarebbe necessaria. Adesso. Il momento è questo. Adesso non vuol dire subito, vuol dire in tempi molto brevi.

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Aggiungo queste parole di commento al post di Marco Alfieri, Ma Galli della Loggia dov'era in questi vent'anni?

Come non essere d'accordo? Un editoriale non dovrebbe essere solo un esercizio di scrittura da comporre sul momento e da esporre in vetrina come per dire: "vedete come sono bravo, le penso tutte, anche oggi mi è venuta un'idea brillante". Un editoriale è un testo firmato e il nome di chi l'ha scritto dovrebbe andare a sostegno della tesi sostenuta, rafforzarla e convalidarla. Qui proprio non ci siamo. Galli della Loggia è parte - piccola o grande, non importa - della classe dirigente da lui denunciata e messa sotto accusa. Il moderatismo di cui egli stesso è un esponente può avere avuto qualche responsabilità nel produrre il disastro ora descritto con cura e con furia sospetta tenuto a distanza. Il moderatismo in questione non è riuscito a orientare Il centrodestra berlusconiano nel senso voluto e ora, di fronte al fallimento dell'esperienza, non avvia nessuna riflessione sul suo passato. Si limita a guardare altrove, vede un paesaggio pieno di rovine e non esita a presentare il conto all'intero paese. Ossia a tutti e a nessuno. Non un nome,non una indicazione su chi ci ha portati a questo punto o sulle forze chiamate a tirarci fuori dal disastro. Un puro sgravio di coscienza. Buttato lì all'ultimo minuto e collocato in uno spazio distinto. Da tutto, dal mondo che va in malora e da un se stesso che si presenta come un turista perspicace. O come un marziano. Troppo facile. L'invocazione giusta sarebbe: "Non provarci ancora, prof, per favore. Sarebbe bello se questa fosse l'ultima piroetta". Con ogni probabilità invece nuove reincarnazioni ci attendono.

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