Cosimo Pacciani
La City dei Tartari
20 Ottobre Ott 2013 2251 20 ottobre 2013

Elvis in NY, l'icona pop-up

Nel giugno del 1972, Elvis Presley suona per la prima volta nella sua carriera a New York, al Garden, come lo chiamano a Manhattan. Elvis non ha mai voluto suonare nella Grande Mela, perche’ quando era giovane fu rifiutato per uno show. Erano quasi quindici anni prima e le foto di un Presley spaurito e solitario nel Village ancora oggi stringono il cuore. Quando torna nel 1972 e’ di nuovo il re o, come lo chiamano i giornalisti, un principe di un altro pianeta. Suona di fronte al gotha presente e futuro del rock mondiale, nell’audience ci sono Bowie, Dylan, Jagger, una giovanissima Patti Smith e Lenny Kaye ancora giornalista musicale. E quella serie di quattro giornate al Madison Square Garden entrano nella storia della cultura americana. E’ il ragazzo della provincia americana, di Memphis, del Mississippi, che sbaraglia gli intellettuali newyorkesi, illumina Madison e tutta Broadway con le sue paillettes, con il suo rock che oscilla fra classici da ballo a brani lenti. Fino ad una versione devastante, erotica, sopra le righe di Suspicious Mind. A quel punto, NYC e’ di Elvis, la sua leggenda si unisce a quella della citta’ che non perdona, che ti abbraccia e ti risputa, della citta’ dove ti trovi da solo in un café del Village, mentre attorno la vita impazza.

Una giornalista che lo vede dal vivo, Chris Chase, scrive sul New York Times, Elvis e’ “il tipo di campione nelle cui mani la maniera con la quale qualcosa accade e’ molto piu’ importante della cosa stessa”. Il metodo del rock, degli innuendo, la procedura della escalation sonora, del corpo che freme, delle chitarre che si inseguono e dei fiati che si uniscono ai cori, ai rullanti. Il rock e’ la misura esorbitante e fuorviante della liberta’, e’ l’attesa che diventa evento. Una liturgia che si ripete ogni sera, ogni giorno, ormai ogni istante nelle nostre orecchie. Ed Elvis sapeva questa cosa, sapeva che quel che conta e’ la maniera con la quale qualcosa accade, nell’oscurita’ del Garden una luce spot su di lui, su sul suo abito azzurro ed oro, sulla sua cintura, le scarpe. E tutto il resto e’ tenebra, buio. Come se solo lui fosse la risposta, nella paura e nelle urla delle fan, nell’amplificazione assordante. Una luce, il suo corpo, la sua voce. Elvis oggi rimane un’icona, un monumento perenne dello spirito americano indomito, quello per il quale si parte da zero e si arriva a 100, 1000, da un garage in California o da un’idea di tre accordi messi assieme, come nel rock, come nell’indie o parole che ne evocano altre e diventano racconti, romanzi, road movies. Il processo della narrazione e dell’emozione. Il processo e non la cosa in se', perche' tutti amiamo un rituale quando ci fa stare bene, quando nel vortice della danza o della musica, come nel silenzio di una chiesa assolata e solitaria ci sentiamo ad un passo da un'alterita' che ci neghiamo nelle giornate ordinarie. Se mai esista un momento che debba essere sprecato, in questa vita che corre verso un punto che ci e' ignoto.

Negli Stati Uniti, anche i monumenti ai caduti raccontano sempre qualcosa di positivo, di una natura umana che e’ migliorabile perche’ arriva dal sacrificio di se’, dal lavoro, dalla fatica ed anche dalla paura, dal terrore. Tutto congiura al meglio, ti raccontano i nomi delle migliaia di soldati morti in Vietnam, tutto aspira a qualcosa di migliore magari non per noi, dicono le statue, i volti, le icone, i nomi, ma per altri. Il futuro accadeva ieri. Oggi dovremmo pensare al futuro prossimo.

No Fear, dice una scritta su una pietra accanto al monumento di Lincoln a Washington. No Fear. Only Hope. Ed Elvis Presley, nella New York pre-nerd dell’inizio degli anni Settanta, fu un alieno che rimise le cose al loro posto. It’s alright, ma. Il Rock and Roll era tornato a casa ed Elvis divento' in quel momento una scultura. Non torno' piu' a New York dopo quelle quattro serate di fuoco. Era diventato una parte del DNA degli Stati Uniti. Ergo, del mondo.

VIDEO

Elvis Presley – Suspicious Mind
http://youtu.be/PpUTWKC692A

Elvis, Prince from Another Planet – Live in NYC 1972
http://www.youtube.com/watch?v=1MlTXZzbd3k

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