Andrea Tavecchio
Fisco e sviluppo
23 Ottobre Ott 2013 1016 23 ottobre 2013

Alberto Musy era tante cose

«Devi conoscere Alberto Musy per forza; fosse milanese sarebbe amico di tutti i nostri amici». Me lo aveva detto tante volte una mia amica, milanese trasferita a Torino, che aveva fatto la pratica da avvocato con lui. Aveva ragione.

Alberto era davvero una forza della natura e sarebbe diventato negli anni successivi amico di tanti amici. Alberto era veramente tante cose. Ad Alberto fare il professore e l'avvocato piaceva tantissimo e si vedeva quando avevi a che fare con lui sul lavoro, ma aveva voglia di farlo all'antica. Quindi in modo intenso, cercando di farlo con successo anche economico, ma non in modo totalizzante. Per lui la vita era anche altro. È – e uso il presente apposta – passione declinata in tanti modi.

Alberto era tante cose. Era sicuramente l'amatissima moglie Angelica e le quattro figlie che sono uno spettacolo di vitalità ed educazione. E dignità. Una famiglia veramente bella. Alberto era tante cose tra cui il Centro Einaudi di Torino. Alberto ci teneva tantissimo, in modo viscerale, e anche in nome di suo padre, anche lui storico liberale torinese.

Alberto era anche – per tanti di noi – Linkiesta. Purtroppo non ha avuto il tempo di fare di più. Non si sarebbe tirato indietro nel dare una mano in questa navigazione difficilissima e costosa, da tutti i punti di vista. Ma Alberto non era tipo da chiacchiere sul divano, se ci stava ci stava. Ci metteva tempo, faccia (e soldi) in quello in cui credeva. Sapendo che era difficile rimanere se stessi ai tempi della civiltà dello spettacolo. Che paga, nel breve periodo, di più il gesto eclatante ed esibizionista che il lavorare in silenzio. Che chi lavora sbaglia e si sporca le mani perché solo i cialtroni hanno le verità in tasca e le mani pulite.

Ma Alberto non era un esibizionista cialtrone. Era il suo contrario. Un idealista del fare senza rumore. A cui aggiungeva un tocco personale. Il sorriso. Alberto esordiva, sempre squillante, con un «come è?». È che ci mancherai Alberto. Tanto e a tanti. 

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