Marco Sarti
Camera con vista
23 Ottobre Ott 2013 2045 23 ottobre 2013

Niente spremute alla buvette. Mancano arance italiane

Buvette autarchica a Montecitorio. Lo stanno scoprendo in questi giorni gli sfortunati parlamentari alla ricerca di una spremuta d’arancia. Il prodotto non è in vendita e non sarà disponibile fino alla prossima settimana.

Nessuna moderna forma di proibizionismo. Il motivo è molto più semplice: non sono ancora disponibili arance italiane. Così almeno spiegano i bene informati. «Ci sarebbero quelle di importazione - confida qualcuno a bassa voce - Vengono dalla Spagna, ma non si possono usare». Evidentemente l’orgoglio patrio si difende anche al bancone del bar.

Una battaglia in difesa del Made in Italy neppure troppo recente. Le cronache parlamentari tornano a vent’anni fa. Già nel 1994 l’allora senatrice di Alleanza nazionale Marisa Moltisanti aveva sollevato un caso per la presenza alla buvette di arance di provenienza iberica. Come ringraziamento - testimonia ancora in rete un articolo del Corriere della Sera - alcuni produttori catanesi le avevano fatto recapitare 10 casse di tarocchi siciliani.

All’inizio della scorsa legislatura nuova polemica. Al deputato pidiellino Lucio Barani, che aveva espressamente chiesto una spremuta di agrumi siciliani, il personale di Montecitorio aveva offerto arance importate dal Sudafrica. Apriti cielo. «Non è possibile che alla buvette del Parlamento italiano non ci siano prodotti del nostro Paese ma stranieri» si era pubblicamente lamentato il deputato.

Pionieri nella difesa dell’agroalimentare italiano. Orgogliosi parlamentari tra cui è impossibile non menzionare il leghista Maurizio Fugatti. Quattro anni fa l’ex deputato del Carroccio vinse la sua battaglia contro il burro francese. Scoperta la provenienza transalpina del prodotto servito alla buvette della Camera, aveva costretto il personale a sostituirlo con un corrispettivo nostrano. «Era impensabile - questo il suo comunicato di vittoria - che dentro la Camera dei Deputati venissero consumati prodotti non italiani».  

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