Un altro Nordest
23 Ottobre Ott 2013 0814 23 ottobre 2013

Occasione Google per il made in Italy a Nordest

Un grande manager delle Telecomunicazioni e Ict ieri mi ha detto che una delle parole/frasi più cliccate su Google è «made in Italy». Ho pensato: noi produciamo cosa bellissime e di qualità. Esportiamo prevalentemente in Paesi limitrofi (la Germania è ancora il nostro primo mercato fuori confine) ma questo «bello e ben fatto», per usare una locuzione oggi cara al veneto che è diventata piattaforma di e-commerce, va molto più lontano negli immaginari dei consumatori. Perfino in Alaska. Ebbene: ho la sensazione che a livello nazionale qualcosa sia rimasto sottotraccia mentre in regione, qui in Veneto, è stato già raccontato. E’ la norma di questa terra: il Nordest che fa, non riesce a farlo sapere. Ma non accade tutti i giorni che un professore di queste parti, Stefano Micelli, autore del bestseller «Futuro Artigiano», sia a colloquio con il presidente esecutivo di Google Eric Schmitd. E che questo, gli dica che è interessato a investire in Italia. In una recente intervista lasciata a un collega del Mattino di Padova, Micelli spiega che «per riuscire ad attrarre un investimento diretto serve gioco di squadra, ma resta il fatto che il grande interesse manifestato da Google per i prodotti di nicchia del nostro manifatturiero può produrre notevoli benefici alle imprese nordestine anche senza un investimento diretto in Veneto». «Ci sono già due progetti in piedi» racconta Micelli. «Uno sui distretti (la sedia di Manzano, la componentistica e termoelettromeccanica di Pordenone, la moda di Verona, e l’ittico di Rovigo, per quanto riguarda il Nordest, ndr), il secondo riguarda invece un kit di tecnologie per promuovere tutto il management 2.0 della piccola impresa». L’obiettivo è quello di costruire un modello diverso di proposta del nostro manifatturiero, spiega il Mattino di Padova.
E Google ben sa cosa può fare. Sempre il famoso manager dell’Ict mi ha anticipato che in settimana il colosso della ricerca web dovrebbe essere in giro tra Padova e Verona. E che quando ‘questi uomini’ arrivano è sempre per «vendere qualcosa». Ebbene: se Google può capire dove più si sviluppa un’influenza da quanti digitano meticolosamente i sintomi, perché non aiutare le aziende a esportare sulla base di informazioni georeferenziate? Il patrimonio di conoscenze dei consumatori di Google è infinito. Ed è lì, alla portata di un made in Italy che sa esportare (tecnicamente) ma spesso non ha la cultura e le informazioni giuste per farlo. E se è vero che non serve più prendere in mano la valigia e partire, è anche vero che per un tessuto così frammentato, il colosso Google non può agire per pulviscoli d’impresa. Dunque, non esistendo ormai quasi più i distretti intesi come tali, e come il modello del secolo scorso ce li ha dipinti, sarà utile come dice Micelli fare squadra. Potrebbe essere un treno da prendere al volo. E potrebbe passare una sola volta.

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