Leccaprincipi e Mamelucchi
23 Ottobre Ott 2013 0314 23 ottobre 2013

Tre cose su Banksy che forse ha ancora senso raccontare

La permanenza di Banksy a New York può essere analizzata soltando per sottrazione. Togliendo infatti due episodi stranoti in Italia - il camion carico di pupazzi di animali "Sirens of the Lambs" e il banchetto di Central Park in cui ha venduto opere a 60 dollari - ci sono almeno tre atti dello street artist inglese sui quali vale la pena dire. Non tanto per la prestazione artistica in sè (sempre di stencil si tratta) e neppure per la folla che qualsiasi cosa faccia accorre come andasse la domenica a prendere la comunione. In questo caso si tratta di eventi esterni al volere di Banksy e interni (ma molto) al senso che e alla forza che questa città continua ad avere.

Uno - East New York, quartiere nel cuore di Brooklyn, è uno dei pochi luoghi della metropoli a conservare l'anima afroamericana e ad aver posto resistenza alla pulizia del trentennio Giuliani-Bloomberg. Per questo insieme a Brownsville e a East Flatbush resta una delle aree più difficili di New York. Il muro disegnato da Banksy ha subito attirato centinaia di persone. Qui il colpo di genio. Alcuni residenti hanno inziato a chieder un pizzo di venti dollari ai pellegrini: hanno piazzato la loro bmx e un cartone davanti al muro chiedendo denaro per poter vedere o fotografare l'opera. Qui sotto il video in cui un signore minaccia chi prova a chiedere spiegazioni, mentre si mangia un trancio di pizza.

Due - Nella parte sud del Bronx invece le cose sono andate in modo diverso. In questo caso i ragazzi non hanno chiesto alcuna tangente ma sono stati messi davanti all'opera per vegliarla evitando che qualcuno possa rovinarla. In cambio chiedono una mancia - senza alcun obbligo - e passano giorno e notte seduti su una sedia di plastica senza scollare lo sguardo dal pezzo. Qualcuno ha ritenuto la scritta "Ghetto 4 Life" offensiva (un insulto a chi vive veramente nel ghetto), altri hanno apprezzato (un modo per ricordare le radici a chi è partito da qui). Di certo il proprietario dello stabile è molto contento per quanto successo. Quando il dipartimento di polizia della città - che starebbe dando la caccia al writer come ha confermato con toni urlati il New York Post qualche giorno fa - gli ha chiesto di sporgere denuncia, lui non ha esitato: non se ne parla proprio. Qui è stato fatto e qui resta e da oggi ci metto pure i guardiani.

Tre - Facendo leva sul potere mediatico di Banksy, i curatori di 5 Pointz, l'edifico del Queens che ospita graffiti di aritisti provenienti da tutto il mondo, hanno chiesto una "buona parola" per fermare il destino che attende la costruzione. Il comune di New York infatti ha dato ragione ai proprietari - David Wolkoff e suo padre Jerry - autorizzando l'abbattimento. Dal 1993 i Wolkoff avevano lasciato al collettivo di artisti l'intero stabile gratis, ma adesso la possibilità di costruire due torri con oltre 1.000 appartamenti ha fatto cambiare idea ai due signori. Si attende la risposta di Banksy che per ora, a quasi una settimana di distanza, non sembra aver colto la palla a balzo. Ma il silenzio potrebbe essere solo la preparazione di un colpo strabiliante. Di marketing, come al solito.

Qui la mappa del New York Magazine delle zone dipinte da Banksy

Questa mattina sul suo blog Banksy ha detto che oggi non farà alcuna opera a causa "dell'attività della polizia", che da qualche giorno pare gli stia alle calcagna.

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