Nuovo Mondo
24 Ottobre Ott 2013 0829 24 ottobre 2013

Il caso Joele ed il solito impaurito imbarazzo italiano

La voce girovaga nel bar dello sport della stampa raccontava che un giovane lecchese fosse stato ucciso perché “italiano che rubava il lavoro agli altri”, voce, chissà perché, subito ridimensionata, perché si tratterebbe di teppisti, delinquenti, ubriaconi casuali ma non è forse solo un modo per sotterrare il solito problema ovvero noi?

Joele era andato in Inghilterra per lavorare e per giunta lavorare in un ristorante (questo la dice lunga su come ormai anche la manovalanza in Italia stia diventando merce rara o selezionata con accurate conoscenze e raccomandazioni), non per fare il turista, il vagabondo o l’ultras che sono perfino trattati con maggior rispetto o timore ed è stato ucciso nella guerra dei poveri.

Sì, perché poco importa che siano stati delinquenti comuni, magari non inglesi, che non ci fossero motivi esclusivamente e dettagliatamente razziali (anche perché mai nessun popolo si definirà apertamente razzista, salvo poi esserlo interiormente per ovvia e malcelata esasperazione verso chi viene a “rubare il lavoro” o “a dare fastidio a casa di altri”), ma mai abbiamo sentito parlare di francesi, tedeschi, austriaci, scandinavi uccisi all’estero, e non ce lo auguriamo assolutamente, ma, estromettendo gli esxtra-europei, di turchi, greci, cittadini dell’est Europa e italiani, si.

È la nuova frontiera del terzomondismo, di un luogo chiamato sud Europa, lontano anni luce da quella che inizia oltre le Alpi e di una classifica europea di paesi di serie A e di serie B in cui ormai l’Italia, salvo che per "menate" tipo G8, vertici europei e meeting di affari, è stabilmente inserita nella seconda categoria, complice la crisi economica, quella di ideali e soprattutto una totale mancanza di rappresentatività all’estero sia politica che sociale. Ne è testimonianza il fatto che la morte, l’incarcerazione, perfino ingiustificata, di cittadini di altri paesi, scatena conflitti diplomatici, nel caso italiano, invece, a malapena suscita la tiepida solidarietà internazionale.

Notizie come quella di Joele non sono mera cronaca, ma affari internazionali e dovrebbero suggerire una maggiore spinta di orgoglio da parte delle nostre istituzioni, anche oltre la semplice richiesta o asseverazione di indagini di routine che porteranno ad arresti, condanne magari lievi specialmente se gli aggressori sono di cittadinanza britannica, perché ciascuno, giustamente, difende i suoi.

Vogliamo forse aspettare che si torni ai tempi di Marcinelle o di Sacco e Vanzetti per chiedere, anche nella miserabile condizione del nostro paese, un po’ di dignità sia quando si parla di immigrazione che di emigrazione? D'altronde se un paese non riesce a dare lavoro ai propri giovani qui e non riesce neppure a difenderli e sostenerli quando vanno all’estero a loro spese, forse non esiste negli atlanti geografici e geopolitici…Neppure in serie B.

@angelodaddesio
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