Resilienze
24 Ottobre Ott 2013 1500 24 ottobre 2013

Pennacchio la sla e le morti di Stato

Se un giorno dovessi morire con una tegola in testa cascata magari da un palazzo pubblico tipo Comune o Inps chiederei ai miei cari di non gridare alla morte di Stato.

Perché è il modo piu' stupido e strumentale per non accettare il percorso naturale delle cose, che contempla tra le varie ipotesi anche quella dell'incidente.

Il discorso vale e si amplifica anche per i malati, che sono la categoria fragile per antonomasia.

Non voglio aggiungere fiumi di parole al circo mediatico che si è acceso in poche ore attorno alla morte di Raffaele Pennacchio, che fino a ieri nessuno manco sapeva chi fosse. Ma che avendo avuto la sfortuna di morire dopo due giorni di manifestazione in piazza per rivendicare assieme ad altri suoi compagni di sventura la giusta assistenza e omogenea su tutto il territorio nazionale dei malati di Sla è stato assunto a icona della morte di Stato per antonomasia.

Già, viviamo in uno Stato etico, non lo sapevate? Uno di quegli Stati in cui le colpe dei singoli diventano condanne collettive.

Raffaele come si può vedere facilmente dalle immagini che stanno girando in queste ore non aveva la tracheo. Respirava senza supporti artificiali. Questo per i malati di Sla significa scegliere di poter morire in ogni momento per una crisi respiratoria. Prima di lui il malato piu' famoso che aveva fatto questa scelta è stato Luca Coscioni.

Perché si sceglie nella malattia. Come si sceglie di scendere in piazza, di andare a manifestare, pur essendo malati. Di non piangere, di non commiserarsi. Di vivere.

Pennacchio, che non era un leader - un anno fa lo contattai per fare un pezzo sul Comitato 16 novembre e si defilò molto modestamente - in realtà ha fatto una morte bellissima. Da persona attiva. Questo dovrebbero dire i suoi amici invece di usarlo come un grimaldello contro uno Stato che non è l'unico detentore della colpa della mancata distribuzione dei fondi ai malati di Sla della legge del 2010. Il punto vero piuttosto sono le regioni, le lungaggini burocratiche comunali i passaggi che si fanno in insospettabili posti come l'Emilia Romagna dove la mancanza di un fondo esclusivo per la Sla ha portato due consiglieri e un presidente di associaizone a ricorrere alla Corte dei conti per ottenere il dovuto.

Ma questo ora non importa a nessuno. Ora che sono tutti impegnati a vivere la grande morte collettiva, per non elaborare il lutto di tutti quei malati che in silenzio muoiono ogni giorno. Nella solitudine. E non è lo Stato a non far niente per loro. E' prima di tutto il vicino di casa che non li degna di uno sguardo.

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