Alessandro Paris
Margini
25 Ottobre Ott 2013 1555 25 ottobre 2013

Questa non è un'opinione (ancora su Odifreddi)

Pur condividendo l’invito a non linciare Odifreddi per le proprie opinioni, tuttavia vorrei esprimere la mia in dissenso con l’articolo di Quit the Doner qui su Linkiesta.

Io credo che un intellettuale esposto alla pubblica opinione come Odifreddi debba tener conto della responsabilità che ha non solo rispetto a quanto dice, ma anche rispetto a come può essere interpretato quanto dice.C’è poi il problema del contesto in cui alcune locuzioni trovano la loro esistenza. Non è possibile limitarsi a semplici giochi logici sulle parole, quando si ha a che fare con il Terzo (Levinas). Ma mi sono occupato professionalmente di studiare la Shoah, e il dispositivo della memoria e della sua rimozione, dunque so di cosa parlo quando affermo che il negazionismo è la prosecuzione della logica dello sterminio con altri mezzi. E il negazionismo nacque proprio dal nazismo quando esso si rese conto che la guerra era perduta:


Primo Levi scrive


«…molti sopravvissuti (tra gli altri Simon Wiesenthal nelle ultime pagine di Gli assassini sono tra noi , , Garzanti, Milano1970) ricordano che i militi delle SS si divertivano ad ammonire cinicamente i prigionieri: “In qualunque modo questa guerra finisca, la guerra contro di voi l’abbiamo vinta noi; nessuno di voi rimarrà per portare testimonianza, ma se qualcuno scampasse, il mondo non gli crederà. Forse ci saranno sospetti, discussioni, ricerche di storici, ma non ci saranno certezze [grassetto mio, AP] perché noi distruggeremo le prove insieme con voi. E quando anche qualche prova dovesse rimanere, e qualcuno di voi sopravvivere, la gente dirà che i fatti che voi raccontate sono troppo mostruosi per essere creduti: dirà che sono esagerazioni della propaganda alleata [grassetto mio, AP], e crederà a noi, che negheremo tutto, e non a voi. La storia dei Lager, saremo noi a dettarla.”»


(Prefazione, I sommersi e i salvati , in Opere I, Einaudi 1987, p. 653)


L’argomento secondo cui la Shoah sarebbe un fatto opinabile e non una certezza è confutato non solo dalla storia, ma anche dalla logica, se solo non ci limitasse ad una concezione modale della denotazione, e dunque della certezza, ma si tenesse ad esempio conto di quanto afferma Ludwig Wittgenstein: «Se non ho fiducia in queste prove, perchè allora dovrei aver fiducia in qualsiasi altra prova?»(Della certezza, §672, Einaudi, Torino 1999, p.110).
Nel suo ultimo post, di ieri, Odifreddi riporta una lettera di Chomsky che solidarizza con lui. Dunque Odifreddi utilizza quella che dal punto di vista della retorica e della logica è una fallacia ab auctoritate. Una cosa falsa non diventa più vera per il fatto che a dirla, e ad appoggiarla, stia una autorità.
Mi dispiace, la Shoah non è una opinione, sulla quale si possa esercitare la libertà di espressione: negarla è apologia di reato.
Sono dunque favorevole ad una legge contro il negazionismo, che insieme alla negazione della Shoah, condanni la negazione di qualunque forma di crimine contro l’umanità, storicamente accertato, per la presenza, non fosse altro che controfattuale, di testimoni (morti o sopravvissuti che siano). E questo vale tanto per i Lager nazisti, quanto per le foibe, per i Gulag, per il genocidio armeno, per il genocidio dei Rom, e per tutti gli altri crimini contro l’umanità perpetrati nel secolo XX, e, D*o non voglia, in futuro.

Addendum:

«Penso inoltre che anche se gli archeologi o i geologi dovessero domani scoprire certi fossili che provino in maniera decisiva l'esistenza di animali del passato che soddisfino tutto quanto sappiamo degli unicorni dal mito, questo non dimostrerebbe ancora che fossero esistiti gli unicorni» [Saul Kripke, Nome e necessità, Bollati, Torino 2010, p. 29.] Ecco come pensano i logici matematici. Poi non meravigliamoci di Odifreddi.

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