Serena Cappelli
Non aprite quelle porte
28 Ottobre Ott 2013 0920 28 ottobre 2013

La sfortuna di morire insieme al vip

E così quel giorno è arrivato. Davanti a te c’è un tizio incappucciato con in mano una falce che, stranamente, ti sorride. «Stamattina ho trovato il mio nome sul vasetto della nutella» ti spiega. «Per cui oggi va così, son generoso. Puoi scegliere l’uscita di scena che preferisci».
Tu ripensi un attimo alla tua vita, vedi che tutto sommato è stata onesta e cominci a pianificare la tua dipartita.
La tua cerimonia funebre l’hai già immaginata mille volte: una bella bara lucida, tanti fiori perché ormai sei morto e chissenefrega delle opere di bene, dei pianti sommessi, qualche frase a effetto buttata lì tipo “Non si deve mai andare in Germania, Paolo”, un po’ di valium tarocco, un nano che arriva e crea un po’ di scompiglio. Insomma, bon-ton sì, ma con brio.

Restano da definire le modalità del trapasso. Niente cose splatter tipo Saw 1-2-25, perché sarebbe sì memorabile, ma ambisci a rimanere integro per far bella figura nel feretro; niente morte nel sonno, perché, dai, è un po’ da sfigati; niente luoghi imbarazzanti, perché comunque hai un certo nome da difendere; niente incidenti che ti possano far passare per cretino.

Il tizio incappucciato comincia a spazientirsi e a picchiare ritmicamente la falce sul pavimento. Preoccupato, decidi di andare sul classico: una bella morte da eroe e non se ne parli più. Lo comunichi al tuo nuovo amico, che, ancora sotto l’effetto benefico della colazione dei campioni, fa comparire immediatamente un tenero gattino da salvare. Non è proprio quello che avevi immaginato, ma, pace, questo è quello che passa il convento. E poi, si sa, i gattini su internet vanno forte. Già sicuro del tuo successo, ti precipiti verso il tenero animaletto che sta per essere colpito da un vaso caduto da un balcone. Riesci a metterlo in salvo per un soffio, un attimo prima che le petunie della signora Lia ti assestino un colpo fatale, ma pulito, sulla nuca. Sei morto, ma sei un eroe. Il re è morto, viva il re. Mentre ti accasci con eleganza al suolo, esci dal tuo corpo e dai un’occhiata intorno. Tutti hanno un cellulare in mano, ma, stranamente, nessuno sembra fotografare morbosamente la scena del crimine.

Fluttuando nell’aria, ti avvicini a uno di loro. Sta scrivendo qualcosa su Facebook. Bene, pensi, si vede che sta commentando il fatto live. Guardi meglio e capisci che qualcosa non quadra. Sta commentando sì una morte, ma non la tua. È appena morto Lou Reed, accidenti, e l’attenzione di Facebook è tutta per lui, anche quella di chi nella vita ha ascoltato sempre e solo i Pooh. Parole di cordoglio, pensieri sentiti, filosofia spicciola e frasette incomprensibili scritte con l’unico scopo di lasciar sottintendere una presunta intimità con il caro estinto, ti tolgono impunemente la scena. Quando muore un vip, non c’è gattino che tenga.
Va beh, ti consolerai con la cerimonia funebre. Sempre che il tuo amante nano non sia stato anche l’amante di Lou Reed.


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