Emanuele Rigitano
Ego politico
29 Ottobre Ott 2013 0849 29 ottobre 2013

Fini il revisionista

Lucia Annunziata decide di invitare al programma In Mezz'ora su Rai Tre Gianfranco Fini, dopo aver pubblicato un libro e dopo la tragica sconfitta elettorale del suo partito, Futuro e Libertà. Trovo un Fini revisionista dei fatti e pragmatico nelle critiche a Berlusconi. Innanzitutto ha parlato di conflitto di interessi palese di Berlusconi, come se lui (e Casini) non lo avessero appoggiato per quasi tutta la (presunta) Seconda Repubblica. Fini ha spesso appoggiato Berlusconi e i suoi governi, persino nel 2008 quando il leader della "destra incostituzionale" stava cercando di farlo fuori. Parlò di "comiche finali" a una puntata di Matrix, il programma all'epoca condotto da Enrico Mentana. Poi però fu costretto ad accodarsi, probabilmente perché i maggiori esponenti di Alleanza Nazionale avevano deciso così e poi perché probabilmente l'ex leader di An pensava di poter creare un'opposizione all'interno del Pdl. Sappiamo poi come sono andate le cose...però a In Mezz'ora Fini ha detto che ha appoggiato il Pdl perché con la nascita del Pd si stava consolidando il bipolarismo. In realtà si stava consolidando il bipartitismo, perché il bipolarismo esisteva dal 1996.

Fini ora afferma che non c'è spazio per il centro, perché l'unica forza possibile al di fuori del classico bipolarismo è il Movimento 5 Stelle. La verità è un'altra: il centro ha fallito perché Monti non è stato in grado. La gente votava Scelta Civica, la forza di Mario Monti, come fosse un partito di rottamatori moderati, tanto che sono crollati i voti degli alleati Udc e Fli, ma allo stesso tempo aveva fatto coalizione con gente, come Casini e Fini, che era in Parlamento da 30 anni. Quindi il ruolo innovatore di Monti si è perso, anche grazie alla pesima campagna elettorale che aveva snaturato la serietà del personaggio con il suo tentativo "tecnico" di salvare l'Italia (non a caso si è arrabbiato, proprio a In Mezz'ora, per la storia del cane dalla Bignardi perché lo ha macchiato di sensazionalismo, al di fuori delle sue caratteristiche, ma alla fine se l'è cercata lui). Una coalizione intermedia è stata impossibile perché non costruita su un serio modello politico di coalizione con idee condivise e rinnovamento della classe politica, quindi la gente ha preferito in buona parte confermare il voto per la destra berlusconiana o il centrosinistra a guida Pd, altrimenti l'odio per la classe politica ha spostato il voto sul Movimento di Beppe Grillo. Incredibile però che Fini abbia dato la colpa all'incapacità di Monti invece di assumersi le sue colpe (come dovrebbe pure Casini) se Futuro e Libertà ha preso meno dell'uno per cento dei voti, mentre almeno Monti li ha presi (anche se meno di quanto preventivato).

Sulla Bossi-Fini l'ex presidente della Camera ha voluto sottolineare che non c'entra niente con il reato di clandestinità. Ha puntualizzato che questi è del 2009, quando lui era presidente della Camera. Considerando che è una legge nata dalla sua maggioranza, alla quale lui non si è opposto, ricordo che la legge Bossi-Fini prevede che un immigrato extracomunitario deve essere già pronto per l'assunzione in un'azienda qualora decida di venire in Italia. Sono pochi e benestanti coloro che hanno questa opportunità, gli altri finiscono in un limbo, che è stato definitivamente chiarito con la decisione di far diventare l'immigrato irregolare clandestino e quindi criminale. Peccato che è stata la stessa destra berlusconiana, mentre Fini strappava con Silvio, a fare una regolarizzazione di immigrati che lavoravano senza contratto perché sostanzialmente considerati clandestini, valida però solo per alcune categorie di lavoratori come le badanti.

Il tentativo di uno sconfitto della politica di riformare gli eventi per auto-legittimarsi di fronte all'opinione pubblica non è andata a buon fine, per chi ha un briciolo di memoria e capacità di analisi. Fini appena tirò fuori Futuro e Libertà poteva costruire un consenso non indifferente che non ha saputo sfruttare in quanto operazione da vecchia classe politica con continui inciampi, fino all'arrivo di Mario Monti che ha fagocitato i "vecchi consensi" per Fini e Casini.

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