Beleid
30 Ottobre Ott 2013 1350 30 ottobre 2013

Riforma elettorale: che fare del Porcellum?

Per l’ennesima volta, dal 2005 ad oggi, ci troviamo a discutere di una necessaria riforma della legge elettorale. Il Porcellum ha dato prova di funzionare come una pessima legge elettorale, incapace di assicurare maggioranze certe in entrambi i rami del Parlamento, sottraendo al cittadino elettore la possibilità di scegliere realmente una maggioranza di governo, nonché impedendogli, attraverso un sistema a liste bloccate lunghissime e pluricandidature illimitate, di scegliere e controllare i propri rappresentanti.

Adesso basta, è il momento di cambiare. E di scegliere una legge elettorale che funzioni davvero, che sia adeguata alle esigenze di una moderna democrazia maggioritaria europea.

Credo che le esigenze da soddisfare possano essere così riassunte. E' necessario approvare una legge elettorale che:

- renda possibile, la sera stessa delle elezioni, conoscere il vincitore, che otterrà la maggioranza assoluta dei seggi in Parlamento e potrà così sostenere un governo stabile e duraturo, senza più bisogno di governi di larghe intese ed accordi consociativi;

- assicuri l’alternanza tra due forze politiche alternative, cosicché una sia responsabile di tutto ciò che in 5 anni viene fatto (o non fatto) e l’altra possa candidarsi a sostituirla come forza di governo, con una chiara e netta distinzione di ruoli tra maggioranza ed opposizione;

- legittimi davvero, sulla base dei voti ottenuti, la maggioranza parlamentare, con rappresentanti eletti con percentuali prossime al 50% e non attraverso liste bloccate che hanno ricevuto appena il 30% dei voti;

- riduca drasticamente la frammentazione, mettendo fine a legislature durante le quali trovano posto in Parlamento decine di partiti e partitini che minano alla base la stabilità;

​​​- restituisca al cittadino la possibilità di scegliere il proprio rappresentante, ristabilendo un rapporto diretto tra eletto ed elettore, col secondo che dovrà rendere conto al primo alla fine e durante tutto il proprio mandato.

Le proposte in campo sembrano essere, allo stato dell’arte, il doppio turno di coalizione – ovvero un Porcellum in cui il premio di maggioranza viene attribuito al primo turno solo se il vincitore ottiene, diciamo, almeno il 40%, altrimenti si va al ballottaggio tra le due forze più votate – ed il doppio turno di collegio – ovvero un sistema maggioritario alla francese con doppio turno in collegi uninominali. La prima soluzione garantisce evidentemente, una maggioranza certa la sera stessa delle elezioni (anche se rimane da superare la grana del Senato che “va eletto a base regionale”); la seconda porta con sé tutti i pregi che conosciamo del sistema francese ma potrebbe, nel breve periodo e con il M5S ancora attorno al 20%, non garantire alcuna maggioranza assoluta all’indomani delle elezioni.

Da una parte insomma la proposta avanzata a più riprese soprattutto dal politologo Roberto D’Alimonte, dall’altra l’”Appello per un sistema elettorale maggioritario a doppio turno” promosso pochi giorni fa da Giovanni Sartori, Luciano Bardi, Piero Ignazi ed Oreste Massari. La prima in grado di consegnare al paese una maggioranza sicura e legittimata dal doppio turno, il secondo potenzialmente capace di ridurre di molto la frammentazione partitica e riconsegnare all’elettore la possibilità di scelta dell’eletto tramite un rapporto diretto garantito dal collegio uninominale.

Un sistema maggioritario di tipo francese sembra di difficile percorribilità politica, vista la tradizionale avversione del centrodestra sia ai collegi uninominali sia al doppio turno. Una correzione del Porcellum che introduca un premio di maggioranza in due turni e superi in qualche modo il nodo del Senato appare meno problematica dal punto di vista politico.

Sullo sfondo di entrambe le proposte rimane lo spettro del proporzionale, a cui molti esponenti politici continuano a guardare con speranza ed interesse. Quella rimane l’unica vera riforma da evitare: se proporzionale deve essere, allora, come ha sostenuto ancora D’Alimonte, molto meglio tornare a votare con il Porcellum, nella speranza che un centrosinistra competitivo riesca a vincere sia alla Camera che al Senato, come fu per il centrodestra di Berlusconi nel 2008. In quel caso si potrebbe pensare ad una riforma elettorale (e costituzionale) strutturale successiva alle elezioni, anche se resterebbe lo scoglio del malumore della società civile.

La situazione è complessa, la partita è tutt’altro che chiusa. Solo una certezza rimane: l’Italia si merita, finalmente, una buona legge elettorale. Un sistema che funzioni, perché la democrazia italiana funzioni.

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